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Quando Troia cade in Garfagnana: il canto del Maggio arriva a Castiglione

Una tradizione che credevamo perduta

C’è stato un momento, verso la fine degli anni Cinquanta, in cui il maggio garfagnino sembrava destinato a sparire per sempre. Lo raccontava già nel 1962 George Fausch, studioso svizzero che aveva trascorso tre anni in queste valli raccogliendo voci, canti e memorie: la modernizzazione aveva rotto qualcosa di antico e fragile, e quella tradizione di teatro popolare cantato — che per secoli aveva animato le piazze e i sagrati di Garfagnana — stava cedendo sotto il peso del dopoguerra, dell’emigrazione, della radio, dell’asfalto che portava il mondo nei borghi e portava i borghi lontano da sé stessi.

Eppure, sessant’anni dopo, se è finita la tradizione popolare, il canto del Maggio non è morto. È rimasto sottotraccia, custodito da pochi, quasi un segreto affidato di bocca in bocca. E oggi torna in scena, con tutta la sua forza arcaica e commovente.

Domenica 5 luglio alle ore 16, alla chiesa della Corba di Castiglione di Garfagnana, i Cantori dell’antico Maggio della Garfagnana porteranno in scena La guerra di Troia, nell’ambito del Canto del Maggio Festival 2026. L’ingresso è libero. La merenda finale, come vuole la tradizione, è compresa.

Omero nell’Appennino, cantato in versi

Che cosa è, esattamente, il maggio drammatico? Non è facile da spiegare a chi non lo ha mai incontrato, e forse è proprio questa la ragione per cui vale la pena andarci di persona. Si tratta di un teatro popolare cantato, nato sulle pendici dell’Appennino toscano-emiliano, in cui attori non professionisti — i “maggianti” — interpretano in canto, quasi interamente all’aperto, storie epiche tratte dalla Bibbia, dalla mitologia classica, dai poemi cavallereschi. La metrica è quella della tradizione orale appenninica: settenari, ottonari, endecasillabi, raggruppati in quartine o quintine per la narrazione distesa, in ottave di endecasillabi nei momenti di maggiore tensione drammatica. Una struttura che il testo letterario di Boiardo o Ariosto o Tasso, ad esempio,  non ha mai adottato, perché è nata direttamente dalla voce, dal fiato, dalla memoria di chi cantava senza leggere.

Il maggio garfagnino in particolare ha una storia lunga e documentata, e un carattere tutto suo: sobrio, potente, senza costumi di scena appariscenti. I cantori si presentano in abito scuro con la fascia colorata, reggono il libretto tra le mani, e cantano. È il canto a fare la scena. È la voce che porta in vita Ettore, Achille, Elena, Paride — personaggi che nel testo di Luigi Casotti, rielaborato per questa compagnia, assumono una dimensione morale che l’epica omerica solo abbozzava: eroi più umani, più prossimi, capaci di commuovere anche chi non ha mai letto un verso greco in vita sua.

Un festival per non dimenticare, ma anche per capire dove andiamo

Il Canto del Maggio Festival 2026 — progetto dell’Associazione La Giubba APS di Piazza al Serchio, in collaborazione con numerose realtà del territorio — non è solo un recupero filologico. È un tentativo più ambizioso: dimostrare che la tradizione orale non appartiene al passato, ma può arricchire il presente se qualcuno si prende cura di tenerla in vita.

Quest’anno il festival accompagna le rappresentazioni estive con laboratori, webinar, narrazione di fiabe nei paesi della valle, attività nelle scuole, un corso estivo di quattro giorni dedicato a chi vuole imparare a dire, cantare e danzare nel solco della tradizione. Una trasmissione generazionale, non per decreto, ma per contagio.

La rappresentazione del 5 luglio è organizzata con l’Associazione A.M.A. Cultura di Castiglione, uno dei luoghi più belli e raccolti della Garfagnana. La chiesa della Corba, con il suo sagrato, è una cornice che sembra fatta apposta per questo tipo di teatro: teatro senza teatro, voce contro pietra, cielo aperto sopra la testa.

Venire a sentire, non solo a guardare

Chi non ha mai assistito a un canto del Maggio porta spesso con sé una certa titubanza: è teatro? È concerto? È folklore da museo? Non è nessuna di queste cose, o forse è tutte e tre insieme. È soprattutto un’esperienza comunitaria — qualcosa che funziona perché lo si condivide, come funzionavano un tempo tutte le grandi narrazioni orali. Si sta insieme, si ascolta, e a un certo punto qualcosa si apre: la distanza tra noi e quei versi si assottiglia, e ci accorgiamo che Ettore che saluta la moglie prima della battaglia non è poi così lontano da noi.

Domenica 5 luglio, alle ore 16, a Castiglione di Garfagnana. Vale il viaggio.


Per il calendario completo del Canto del Maggio Festival 2026: cantodelmaggio.org