Quando la terra curava

la medicina popolare in Brianza

Un volume di Vittorio A. Sironi riporta alla luce pratiche, rimedi e figure di guaritori che per secoli hanno affiancato — e spesso sostituito — la medicina dotta nelle comunità rurali lombarde.

Evento in programma

Giovedì al Museo · Presentazione del volume

Medici e guaritori. Malattia, cura e pratiche popolari in Brianza
di Vittorio A. Sironi — Edizioni La Vita Felice

30 aprile 2025, ore 21:00
In presenza e in diretta online

→ Prenotati qui: bit.ly/giovedimaggio

C’è un sapere che non ha mai avuto cattedre né diplomi, eppure ha attraversato i secoli con la stessa tenacia delle erbe selvatiche che ne costituivano la materia prima. È la medicina popolare: un sistema di conoscenze empiriche, pratiche rituali e trasmissioni orali che per generazioni ha rappresentato, per i ceti umili, la prima — e spesso l’unica — risposta alla malattia. A questo mondo sommerso e ancora in larga parte inesplorato è dedicato il terzo volume della collana Le Brianze, firmato da Vittorio A. Sironi: Medici e guaritori. Malattia, cura e pratiche popolari in Brianza, pubblicato dalle Edizioni La Vita Felice.

Il volume sarà presentato dall’autore il prossimo 30 aprile alle ore 21, nell’ambito della rassegna Giovedì al Museo, con la possibilità di assistere sia in presenza che in collegamento online — prenotandosi al link bit.ly/giovedimaggio. Un invito aperto a studiosi, appassionati e a chiunque voglia avvicinarsi a una pagina di storia culturale lombarda troppo spesso dimenticata.

«Era una medicina umile, che traeva dalla terra i suoi rimedi —
a somiglianza del ceto sociale che ne costituiva l’utenza.»

Sironi ricostruisce con rigore storico e sensibilità antropologica un panorama di pratiche che l’accelerazione della modernità ha reso quasi invisibili. Al centro della scena non c’è il medico laureato, ma la famiglia: nucleo primario di cura, spazio in cui si concentravano nascite, malattie e morti, e in cui la risposta al dolore si cercava anzitutto nelle conoscenze tramandate di generazione in generazione. Prima di rivolgersi alla medicina dotta, il mondo popolare attingeva a un patrimonio condiviso di rimedi vegetali, prescrizioni dietetiche e pratiche sacrali.

Questa medicina «dei semplici» — così chiamata per le erbe officinali che ne costituivano il formulario di base — non era affatto priva di logica interna. Al contrario, si fondava su una coerente visione del corpo, della malattia e del rapporto tra l’uomo e il suo ambiente naturale. Le piante medicinali erano selezionate e preparate con una competenza affinata nel tempo; le pratiche terapeutiche seguivano protocolli trasmessi oralmente con notevole precisione; i gesti rituali si intrecciavano con il calendario liturgico e con le credenze relative alle forze invisibili che potevano affliggere il corpo e lo spirito.

Accanto ai rimedi fitoterapici, Sironi documenta le figure dei guaritori — maghstrie, donne dotate di particolari poteri terapeutici, rebouteux specializzati nelle fratture — che operavano ai margini della medicina ufficiale e spesso in esplicita concorrenza con essa. Erano figure ambivalenti, temute e cercate, depositarie di saperi che la comunità riconosceva come efficaci, almeno per determinate categorie di mali: quelli che la medicina scientifica non riusciva a nominare, e quindi nemmeno a curare.

Il territorio scelto da Sironi — la Brianza, con le sue comunità rurali strette tra i laghi e le colline prealpine — non è casuale. Questa area, geograficamente definita ma culturalmente porosa, ha conservato fino al Novecento inoltrato una vitalità straordinaria di pratiche tradizionali, grazie anche alla relativa tenuta dei legami comunitari e alla persistenza di figure locali di mediazione tra il sapere popolare e quello istituzionale. Le ricerche sul campo condotte dall’autore in molte di queste comunità restituiscono una testimonianza preziosa, raccolta spesso dalla voce diretta degli ultimi depositari di questi saperi.

La riflessione che emerge dal volume ha una rilevanza che supera i confini del folklore o dell’antiquaria culturale. In un’epoca in cui si moltiplicano le domande sul significato della cura, sul rapporto tra medicina e persona, tra scienza e tradizione, il lavoro di Sironi invita a guardare al passato non come a un repertorio di superstizioni da archiviare, ma come a un sistema di risposte — imperfette, certo, ma radicate nell’esperienza concreta — alle domande più antiche dell’umanità: perché si soffre, come ci si guarisce, chi ha il potere di restituire la salute.

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L’autore

Vittorio A. Sironi

Medico, storico e antropologo · Università di Milano Bicocca

Vittorio A. Sironi insegna Storia della medicina e della sanità e Antropologia medica all’Università di Milano Bicocca, dove dirige il Centro studi sulla Storia del pensiero biomedico. Ha esercitato a lungo la professione di neurochirurgo presso l’Ospedale Maggiore Policlinico di Milano, coniugando la pratica clinica con una prolifica attività di ricerca storico-antropologica. Per Laterza dirige, con Giorgio Cosmacini, la collana Storia della medicina e della sanità; per Carocci la collana Scienze della vita. La sua attenzione alle vicende sanitarie e alle dinamiche del pensiero popolare brianzolo costituisce il filo rosso di una ricerca decennale, di cui Medici e guaritori rappresenta uno dei frutti più significativi.