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«O fantasima, fantasima che di notte vai…»

C’è una vecchia formula garfagnina che si rivolge direttamente al fantasma di passaggio, quasi a volerlo fermare per chiedergli conto: chi sei, dove vai, cosa cerchi nel buio. Da quel verso prende il titolo il libro attorno a cui ruota il prossimo fine settimana in alta valle, ma la stessa immagine serve bene a raccontare tre serate che, dal 1° al 4 agosto, riportano all’aria aperta il patrimonio di fiabe, epica popolare e leggende custodito dal Museo Italiano dell’Immaginario Folklorico e dall’Associazione La Giubba APS. Tre appuntamenti lontani per luogo e per forma, tenuti insieme da una sola scommessa: che queste storie abbiano ancora qualcuno disposto ad ascoltarle sotto le stelle.

Le fiabe tornano dove sono nate

Si parte sabato 1° agosto, alle nove di sera, nell’aia del prete accanto alla chiesa, con una tappa di GiraFiaba, la rassegna itinerante che il Museo porta ogni estate nei borghi della vallata all’interno del progetto C’era una volta… e c’è ancora?, condotto insieme all’Università di Cassino e del Lazio Meridionale, all’Associazione Leone Verde e alla stessa Giubba. L’idea è disarmante nella sua semplicità: prendere i racconti conservati nell’Archivio del Museo e restituirli fuori, all’aperto, davanti a chi spesso li ascolta per la prima volta pur avendoli, in qualche modo, già dentro.

Il cuore della serata è una fiaba che sa di casa: L’uomo, il serpente, la volpe e il gallo, raccolta e trascritta a Vagli nel 1956 da George Fausch, lo studioso zurighese che in quegli anni andava registrando le voci della Garfagnana. Riportarla in scena oggi significa recuperare, per quanto possibile, la stessa struttura e le stesse parole fissate settant’anni fa, e rimetterle a circolare nel luogo da cui erano partite. È un piccolo esercizio di fedeltà alla fonte che si trasforma in un viaggio nel tempo. A dare voce alle narrazioni saranno Manola Bartolomei, Andrea Campoli, Michela Innocenti e Michele Neri, che lasceranno spazio anche a chi, tra il pubblico, vorrà raccontare la propria storia: perché la fiaba non è un repertorio chiuso da conservare sotto vetro, ma un organismo vivo che si rinnova ogni volta che qualcuno la ripete, magari cambiando una battuta.

Elena, Troia e il teatro che si canta

Domenica 2 agosto, alle quattro del pomeriggio, si cambia registro e ci si sposta al Prato Grande di Varliano, nel comune di Sillano Giuncugnano (in caso di pioggia ci si ripara nella palestra di Magliano). Ad aprire è il Gruppo Folklorico La Muffrina di Camporgiano con le sue danze popolari, tra cui la celebre moresca, quel ballo armato che affonda le radici in secoli di memoria contadina e cavalleresca.

A seguire arriva il piatto forte del Canto del Maggio Festival: il maggio drammatico, teatro popolare cantato all’aperto con poche concessioni alla scenografia e ai costumi, che riprende contenuti e forma dalla chanson de geste e dai poemi cavallereschi. I Cantori dell’Antico Maggio della Garfagnana portano in scena La Guerra di Troia, e non è dettaglio da poco: la stessa Elena che Omero consegnò all’epica greca torna qui trasformata in ottava rima, cantata a piena voce sul prato, con quel timbro nasale e tenuto che è marchio inconfondibile della tradizione apuana. Chi conosce la materia sa quanto sia sottile il filo che lega il poema antico e la sua rielaborazione popolare; chi la incontra per la prima volta scoprirà che l’epica, prima di essere pagina scritta, è stata a lungo una faccenda di voce e di piazza.

«Fate, streghe e folletti» alla Rocca di Soraggio

L’ultimo appuntamento è martedì 4 agosto, di nuovo alle nove di sera, alla Rocca di Soraggio, dove la serata Narrare il fantastico – Storie, Leggende e Misteri entra nel cartellone del festival I Musei del Sorriso promosso dal Sistema Museale Territoriale della Provincia di Lucca, con la collaborazione de La Giubba APS, il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca e il patrocinio del Comune di Sillano Giuncugnano.

Al centro c’è il libro appena uscito del professor Paolo Fantozzi, O fantasima, fantasima che di notte vai… Fate, streghe e folletti nei racconti orali della Garfagnana (Tralerighe libri, luglio 2026), edito nella collana Documenti di tradizione orale del Museo. Il volume raccoglie testimonianze orali custodite nell’Archivio, scelte anche per la loro minore notorietà presso i lettori di oggi: un percorso nell’immaginario della gente di montagna, dei pastori e dei cavatori di marmo, dove la fascinazione permea la scena e le figure che la abitano. Alla presenza dell’autore, alcune delle storie più belle saranno lette da Manola Bartolomei, narratrice del Museo, mentre gli intermezzi musicali sono affidati a Joe Natta e le Leggende Lucchesi, il trio acustico che da anni lavora a riscoprire la magia delle nostre radici. L’ingresso è libero; per informazioni e prenotazioni si chiama il 339 5408318, e in caso di maltempo la serata trasloca al Museo, in via Ducale 4 a Piazza al Serchio.

Resta, alla fine di questi tre giorni, una domanda che è anche la ragione di tanto lavoro. Una fiaba, un maggio, una leggenda di folletti valgono finché c’è qualcuno che si ferma ad ascoltarli: e allora quel fantasima che di notte cammina non è affatto un ricordo da chiudere in archivio, ma qualcosa che continua a passare, ogni volta che qualcuno decide di raccontarlo di nuovo.