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Duecento anni dopo, Collodi ci parla ancora

Un articolo per presentare il convegno internazionale che, il 26 settembre, riporta a Piazza al Serchio la figura di Carlo Collodi


Un anniversario che ci riguarda da vicino

Quest’anno ricorrono duecento anni dalla nascita di Carlo Collodi, e noi abbiamo scelto di non lasciare passare la data in silenzio. Non per un dovere celebrativo, ma perché crediamo che certe ricorrenze siano occasioni vere per fermarsi e capire meglio chi siamo, attraverso chi ci ha preceduto. Collodi non è soltanto il padre di un burattino di legno che tutto il mondo conosce: è una delle voci più originali della cultura italiana dell’Ottocento, e la sua storia ha molto da dire a chi, come noi, lavora ogni giorno con le parole, i racconti e la memoria popolare.

Per questo, insieme al Museo Italiano dell’Immaginario Folklorico, abbiamo costruito un convegno internazionale dal titolo “Favola e fiaba nell’Ottocento: il caso Collodi”. Non un evento per soli specialisti, ma un momento aperto a chiunque abbia a cuore la fiaba come strumento per capire il mondo.

L’uomo dietro il burattino

Prima di essere lo scrittore di Pinocchio, Collodi è stato un giornalista, un commediografo, un critico musicale, un polemista instancabile. Il suo percorso di formazione non passa dalle accademie: si costruisce dentro una vita intensa di relazioni sociali e culturali, tra redazioni di giornali e riviste satiriche da lui stesso fondate. Fu anche un attivista risorgimentale, vicino agli ideali di Mazzini, e questa fedeltà a un’idea di libertà attraversa tutta la sua scrittura.

Pinocchio, letto con questi occhi, non appare più come una cometa isolata. È il frutto maturo di una personalità curiosa e poliedrica, capace di guardare ai modelli europei senza mai perdere il contatto con la lingua viva del popolo. La sua prosa è veloce, ironica, piena di energia: rifugge la retorica ottocentesca e sceglie invece uno stile vicino al parlato, ai dialoghi rapidi, alla cronaca di costume. In Collodi la fiaba non è un semplice intrattenimento per bambini: diventa uno specchio delle tensioni di un’Italia postunitaria divisa tra slancio ideale e adattamento sociale, e insieme uno spazio simbolico capace di raccontare, in forma universale, le paure e i desideri di ogni epoca.

Un dialogo tra studiosi e tra paesi diversi

Il convegno mette insieme voci che arrivano da campi di studio molto diversi: storico, letterario, antropologico, psicologico, pedagogico. Ma non si ferma ai confini italiani. Alcuni relatori arrivano dal Portogallo, dal Brasile, dall’Honduras, e porteranno letture di Pinocchio maturate in contesti culturali lontani dal nostro, mostrando quanto la sua storia sia riuscita ad attraversare lingue e continenti restando comprensibile a tutti.

Per noi, ospitare questo confronto a Piazza al Serchio, nella sede del Museo Italiano dell’Immaginario Folklorico, ha un significato preciso: qui la tradizione orale e la fiaba popolare sono il cuore del nostro lavoro quotidiano, e un convegno come questo ci ricorda che le grandi storie non appartengono mai a un solo luogo o a una sola disciplina. Appartengono a chi le racconta, le studia e le tramanda, generazione dopo generazione.

L’appuntamento è per sabato 26 settembre, con una giornata divisa tra mattina e pomeriggio. Il convegno si svolge in modalità mista: chi vuole può partecipare di persona, chi preferisce può seguirlo online.

Come partecipare

La partecipazione è gratuita e aperta a tutti: non serve essere studiosi o addetti ai lavori, basta avere curiosità per la figura di Collodi e per il mondo della fiaba. Per iscriversi è sufficiente compilare il modulo online disponibile a questo indirizzo: tinyurl.com/collodi26

A chi si iscrive verrà inviato, nei giorni precedenti al convegno, il link per seguire i lavori anche online, per chi preferisse partecipare da casa o non potesse raggiungere Piazza al Serchio quel giorno.

Duecento anni dopo la sua nascita, Collodi continua a interrogarci su cosa significhi crescere, sbagliare, e trovare infine la propria strada. Il 26 settembre proveremo a farlo ancora una volta, insieme.