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La Catena del Cordoglio: Automutilazione e Isteria Collettiva nella Fiaba di “Comare Tiligerta”

Nuova fiaba pubblicata, oggi Michele Neri ci racconta “Comare Tiligherta”

La fiaba può essere ascoltata al seguente link: Comare Tiligherta

1. Introduzione: La Tassonomia del Lutto Cumulativo

Nella sterminata classificazione dei motivi folclorici, il racconto di Comare Tiligerta si inserisce a pieno titolo nel filone delle fiabe a formula, e più specificamente nella variante della “catena degli incidenti” (o The Mourning Animal). La struttura narrativa non segue il classico viaggio dell’eroe, ma si basa su un accumulo paratattico di eventi drammatici, innescati da un iniziale e apparentemente innocuo equivoco domestico.

Tiligerta prepara un uovo fritto ma, distratta dalla sua natura profonda (il bisogno fisiologico di crogiolarsi al sole), dimentica il cibo sul fuoco. L’incendio che ne consegue rappresenta sul piano simbolico il collasso dell’ordine culturale che regredisce improvvisamente al caos naturale. Le comari del vicinato, accorse per il fumo, interpretano erroneamente i segni e decretano la morte della protagonista, innescando una reazione emotiva a catena che investe l’intera comunità.

2. Il Rituale dell’Automutilazione come Segno Funebre

L’aspetto antropologicamente più denso della fiaba risiede nella reazione viscerale degli animali alla presunta morte della comare. Ogni animale compie un atto di automutilazione irreversibile:

  • Comare Gallina: si stacca la cresta rossa, simbolo di fierezza.
  • Comare Mucca: si recide una mammella, rinunciando alla sua funzione materna primaria.
  • Compare Cavallo: si mozza la coda, perdendo la propria eleganza formale.
  • Comare Pecora: si tosa interamente, privandosi del proprio manto protettivo.
  • Compare Bue: si scorna, eliminando il proprio strumento di difesa e prestigio.
  • Compare Asino: si cava un occhio per la disperazione.

Queste automutilazioni riprendono i reali riti di lutto presenti in moltissime culture arcaiche, dove la perdita di un membro viene compensata e “rappresentata” fisicamente sul corpo dei sopravvissuti. Il corpo dell’animale diventa letteralmente il testo su cui viene inscritta la tragedia sociale.

“Il corpo della comunità diviene il teatro anatomico del lutto: la scomparsa di un individuo esige la sottrazione violenta di una parte vitale da ogni altro membro del gruppo.”

3. L’Isteria Collettiva e la Profezia Autoavverante

Il ruolo del vicinato nella narrazione è centrale e svela le paure intrinseche alle piccole comunità chiuse. Le comari rappresentano il controllo sociale e il rumor (pettegolezzo). La morte di Tiligerta non è un fatto empiricamente verificato, ma una costruzione sociale: il dolore si trasmette come un contagio virale.

Il culmine avviene quando Tiligerta fa ritorno dal suo bagno di sole, palesando l’illusorietà dell’assunto iniziale. Tuttavia, il danno è ormai compiuto. L’atto finale — la protagonista che si getta volontariamente nella casseruola con l’olio bollente “per il rimorso” — trasforma il rumor iniziale in realtà oggettiva. Tiligerta deve morire per sanare la frattura logica e comunitaria, offrendo un fondamento retroattivo al cordoglio degli altri animali. È la perfetta esecuzione della profezia che si autoavvera.

4. Conclusioni

La fiaba di “Comare Tiligerta” si rivela un monito severo sulle dinamiche psico-sociali del villaggio. Mette in guardia l’ascoltatore sulla responsabilità individuale verso la collettività e sui pericoli devastanti dell’isteria di massa e della fretta di giudizio. Il suicidio sacrificale della protagonista ristabilisce un macabro, ma necessario, equilibrio cosmico all’interno di un universo folclorico inflessibile.