Oltre la radice di cicoria: Antropofagia e iniziazione femminile nel folklore: “Le tre raccoglitrici di cicoria”
Nuova fiaba pubblicata: oggi Michele Neri ci racconta “Le tre raccoglitrici di cicoria”
La fiaba può essere ascoltata al seguente link: Le tre raccoglitrici di cicoria
1. La cicoria come soglia liminale e la discesa agli inferi
L’elemento vegetale, in questo caso una gigantesca pianta di cicoria, assume la funzione di Axis Mundi, un asse cosmico che collega il mondo in superficie con il mondo sotterraneo. Quando la sorella maggiore sradica la pianta con uno sforzo sovrumano, la terra si spalanca rivelando una voragine oscura.
Questa discesa involontaria nelle viscere della terra rappresenta, secondo la classica morfologia dei riti di passaggio di Arnold van Gennep, l’ingresso nella fase di margine o limen. L’ambiente sotterraneo, abitato da un terribile drago, è lo spazio della morte simbolica, dove le fanciulle vengono separate dal loro status precedente (la povertà e l’infanzia) per essere sottoposte a prove di sopravvivenza che ne determineranno la maturità.
2. Il tabù antropofagico e il motivo della “mano parlante”
Il cuore tensivo della fiaba è costituito dalla macabra prova imposta dal drago: le ragazze devono nutrirsi di una mano umana durante la sua assenza, pena la decapitazione. Ci troviamo di fronte a una rappresentazione narrativa del tabù del cannibalismo, una prova estrema di obbedienza all’autorità mostruosa.
Le sorelle maggiori, Teresa e Concetta, tentano di aggirare l’ostacolo sbarazzandosi della mano gettandola nella latrina. Qui interviene un topos diffusissimo nel folklore internazionale: l’animismo dei resti umani. Interrogata dal drago, la mano risponde svelando la propria posizione («Sono giù nella latrina»), smascherando l’inganno e condannando le ragazze alla decapitazione. La “verità” della parte del corpo smembrata rappresenta l’impossibilità di nascondere la colpa attraverso l’occultamento fisico nelle società tradizionali, dove la magia simpatica e il legame tra le cose permeano l’intera visione del mondo.
3. L’astuzia di Mariuzza e la sovversione del potere
A risolvere la crisi è, come consuetudine fiabesca, la sorella minore: Mariuzza. Incarnando l’archetipo del trickster (l’ingannatore benevolo), Mariuzza non si oppone frontalmente al drago, ma ne raggira le regole utilizzando strumenti domestici. Sminuzzando la mano nel mortaio e nascondendola all’interno di una calza legata sul proprio ventre, riesce a ingannare sia il mostro che la magia stessa. Quando la mano viene interrogata, risponde: «Sono sulla pancia di Mariuzza», fornendo una verità letterale ma semanticamente fuorviante, che soddisfa il drago.
L’astuzia della sorella minore segna il trionfo della cultura (la lavorazione nel mortaio, l’uso del vestiario) sulla natura selvaggia e mortifera.
4. Rinascita e simulacro: Il ritorno alla luce
La fase di aggregazione, ovvero il ritorno alla società con un nuovo status, si compie attraverso la magia della guarigione. Esplorando i domini del drago, Mariuzza si impossessa dell’unguento miracoloso in grado di riattaccare le teste recise delle sorelle, compiendo una vera e propria resurrezione sciamanica.
Prima di fuggire verso il mondo in superficie e andare incontro a un destino regale, Mariuzza lascia nel letto del drago un fantoccio. L’uso del simulacro o del finto corpo (spesso riempito di sostanze zuccherine o velenose in altre varianti) è l’ultimo atto di derisione nei confronti del predatore, che sfoga la sua brutalità su un oggetto inanimato mentre le eroine riconquistano la libertà e la vita.
Conclusioni
Le tre raccoglitrici di cicoria è molto più di un racconto dell’orrore per bambini. È la codificazione narrativa di un’iniziazione traumatica, in cui il passaggio dall’indigenza all’affermazione sociale richiede l’attraversamento degli inferi, il confronto con l’antropofagia e la necessità di forgiare il proprio ingegno. Mariuzza ci ricorda che, nel mondo subalterno, la salvezza non risiede nella forza o nell’ubbidienza cieca, ma nella capacità di manipolare le regole del potere a proprio vantaggio.
