Giufà apre i giovedì della fiaba
Comincia tutto da uno sciocco. Il 29 ottobre alle 21, online, parte il primo dei nostri giovedì della fiaba, gli incontri mensili in cui ci ritroviamo intorno a una storia conosciuta per ascoltarla, confrontarne le versioni e parlarne insieme. La prima fiaba è Giufà e la statua di gesso. A proporla è stata Anna Maria De Majo, il commento è affidato al prof. Pietro Clemente, tra i più autorevoli studiosi italiani di tradizioni popolari.
1. Chi è Giufà
Giufà è lo sciocco per eccellenza della tradizione popolare, uno di quei personaggi che sbagliano tutto e, proprio sbagliando, finiscono per avere ragione. Nella versione siciliana raccolta da Giuseppe Pitrè, la mamma lo manda a vendere un pezzo di stoffa e gli raccomanda di darlo a qualcuno “di poche parole”, così che non lo imbrogli. Giufà prende la raccomandazione alla lettera: gira e rigira, e la stoffa finisce addosso a una statua di gesso, l’unica che, non parlando affatto, gli sembra onesta. Il giorno dopo torna a farsi pagare, la statua tace, lui la abbatte a zappate e dentro trova una brocca piena di denari. Lo sciocco, senza capirlo, ha fatto centro.
È una storia che fa ridere, ma che sotto sotto ragiona: sul valore della parola e del silenzio, sulla furbizia e sull’ingenuità, su quanto spesso la fortuna premi chi meno se l’aspetta. Per questo Giufà, da secoli, continua a girare di bocca in bocca.
2. La stessa storia, tre volte
Il bello di una fiaba è che non è mai una sola. Cambia paese, cambia lingua, e intanto resta se stessa. Nella serata ne ascolteremo tre versioni, a mostrare proprio questo viaggio.
C’è la versione siciliana di Pitrè, con la statua di gesso. C’è quella calabrese raccolta da Letterio Di Francia, in cui al posto della statua c’è una serpe che esce da un buco: Giufà le lascia la stoffa perché, anche lei, è “di poche parole”. E c’è un parente tutto nostro, toscano: la “Giucca matto” raccolta a Santa Fiora, in Maremma, nel 1891, dove lo sciocco cambia nome ma non indole. Tre voci diverse, un unico personaggio che le attraversa tutte. Ascoltarle una dopo l’altra è il modo migliore per capire come funziona davvero la tradizione orale: non un testo fisso, ma un racconto che ogni luogo rifà a modo suo.
3. Com’è fatta la serata
Ogni giovedì segue sempre lo stesso percorso, in cinque passaggi. Si apre con una breve introduzione di chi conduce, che presenta il titolo del mese. Poi prende la parola chi ha scelto la fiaba, in questo caso Anna Maria De Majo, che racconta perché quella storia le è rimasta importante e la ripercorre con parole sue. Si passa quindi alla lettura delle due o tre versioni, affidata ai lettori del Museo. Arriva poi il commento dell’esperto, che quella sera è Pietro Clemente. E si chiude con lo spazio per le domande e gli interventi di chi è collegato, perché un giovedì della fiaba non è una conferenza, ma una conversazione.
Niente di accademico, dunque: un modo caldo e semplice di stare dentro le storie, una volta al mese, insieme.
4. Come partecipare
L’appuntamento è per giovedì 29 ottobre alle 21, online su Meet. Per iscriversi: bit.ly/giovediottobre Per collegarsi basta questo link, all’ora dell’incontro: https://tinyurl.com/meetmuseo
I giovedì vivono delle fiabe che ci segnalate voi. Se avete una storia a cui siete particolarmente legati, e magari volete raccontarla di persona in una delle prossime serate, potete proporla qui: https://tinyurl.com/sceglifiaba. E chi vuole far parte dell’intero percorso de La chiave incantata può iscriversi qui: https://tinyurl.com/propostafiaba
Vi aspettiamo. Giufà, lui, di sicuro non mancherà.
