La Madonna di Corpi Santi: chiesa, cappella laicale, festa e tradizioni popolari tra passato e presente

di Amelio Pezzetta

Introduzione

La principale finalità del presente lavoro è di analizzare le tradizioni indicate nel titolo al fine di farle conoscere, evidenziare le trasformazioni che hanno subito nel tempo e capire i motivi che hanno portato in certi casi al loro abbandono, alla conservazione e/o alle innovazioni. Quanto riassunto nel presente saggio è la conseguenza di conoscenze dirette dello scrivente, interviste, consultazione di fonti archivistiche e materiale bibliografico. Nella sua stesura si è ritenuto opportuno procedere a un elenco preliminare di tutti i fatti seguito dalla discussione, analisi e conclusioni finali. Il toponimo Corpi Santi e la sua origine. Corpi Santi è una frazione del Comune di Lama dei Peligni (Provincia di ChietiAbruzzo) distante circa 2 Km dal capoluogo. Negli anni 50 del secolo scorso la popolazione residente superava 400 unità ed era dedita in gran parte all’agricoltura, all’artigianato e al lavoro manuale. Ora a causa dell’emigrazione si è ridotta a circa quaranta-cinquanta individui con diversi pensionati mentre la parte attiva trova occupazione nell’artigianato, nella pubblica amministrazione, nei servizi, nei centri industriali e imprese commerciali dei paesi vicini. Molti edifici sono vuoti. Alcuni di essi sono temporaneamente riabitati dai vecchi proprietari che tornano per visitare qualche loro parente, per rivedere i luoghi della loro gioventù o in occasione delle ferie, qualche ricorrenza festiva o per motivi famigliari.

La borgata è stata abitata dall’antichità. Infatti, nelle sue vicinanze sono stati ritrovati: reperti umani del Neolitico, resti di una villa romana, un lastrone decorato in pietra calcarea del I secolo d. C. e tombe d’epoca successiva alcune delle quali ubicate nei pressi della chiesa. Si suppone che Corpi Santi, sia un sostantivo originatosi attorno al V secolo per designare una zona di sepoltura o beni rurali di centri ecclesiastici. Nell’epoca longobarda indicava il territorio situato all’esterno delle mura di una città considerato sacro. Nel caso in esame i reperti archeologici rinvenuti avvalorano l’ipotesi dell’origine del toponimo da una zona sacra di sepolture e se fosse effettivamente collocabile nel periodo compreso tra il V e l’VII secolo avrebbe una notevole importanza poiché proverebbe che all’epoca nella zona si praticava il cristianesimo.  

La devozione: caratteri generali.

Dalla consultazione di vari documenti storici è emerso che la popolazione di Lama dei Peligni ha manifestato sempre una fortissima devozione alla Madre di Dio. Nel 1325 a Lama era edificata una chiesa dedicata a Santa Maria (Sella, 1939), la prima prova dimostrativa che all’epoca il culto mariano era diffuso[1]. Nel XVIII secolo, esso raggiunse la massima esplosione e nel paese e le sue frazioni: erano dedicati alla Madonna cinque edifici di culto, sei cappelle laicali e tre confraternite; si conservavano sacre effigi con dieci intitolazioni diverse (Madonna Addolorata, Madonna delle Grazie, Madonna della Misericordia, Madonna del Soccorso, Madonna di Corpisanti, Madonna della Cintura, Madonna della Neve, Madonna del Rosario, Madonna del Carmine, Madonna dell’Arco); si organizzavano nove feste religiose.  In seguito il numero di feste, confraternite mariane etc. si è progressivamente ridotto. Nella situazione attuale la popolazione manifesta un forte culto e devozione alla Madonna di Corpi Santi, un’intitolazione connessa al sito in cui sorge la chiesa e che ha un chiaro riferimento topografico: una frazione del Comune di Lama dei Peligni.  Essa è denominata anche la “Madonna campagnola” poiché risiede nelle “campagne” un termine del gergo locale che si utilizza per indicare le frazioni e i suoi abitanti. Come e quando si è originato e diffuso il suo culto tra la popolazione?  Purtroppo a questa domanda non si è in grado di rispondere con certezza per mancanza di fonti ma solo formulare ipotesi più o meno verosimili. Nell’Italia meridionale durante il XVI e XVII secolo, l’attività della Confraternita del Santissimo Rosario (eretta anche nella chiesa parrocchiale di Lama) e le missioni popolari dei gesuiti, dominicani e francescani rafforzarono ovunque la devozione mariana portando alla realizzazione di molte chiese e cappelle e alla frammentazione della Madre di Dio in tantissime Madonne locali ognuna con un suo nome, funzione protettiva e mitologia. Anche il Comune di Lama dei Peligni, la cui denominazione ufficiale dell’epoca era Università della Lama, ebbe la sua particolare Maria e nella relazione della visita pastorale del 1591 è riportata la prima notizia storica che attesta l’esistenza della chiesa dedicata alla Madonna di Corpi Santi. Nel XVII secolo si ha notizia dell’esistenza di una cappella laicale e di varie donazioni mentre a quello successivo risalgono le prime testimonianze riguardanti l’organizzazione di feste. Secondo lo studioso locale Francesco Verlengia La Vergine di Corpisanti: ” è sempre e dovunque presente nel paese di Lama…. Presiede a tutti gli atti del suo popolo eletto dalla vita alla morte; benedice le nascite e i matrimoni; veglia gli infermi e i moribondi, protegge i pastori per l’erta montagna natia e gli emigranti che trascinano la loro esistenza oltre oceano ” [2].  Tale considerazione, aggiunta alle varie testimonianze di devozione e voci di presunti miracoli di seguito elencate, dimostra che alla Vergine locale si attribuisce una ricca varietà di capacità salvifiche capaci di soddisfare qualsiasi esigenza. Il poeta  Giuseppe D’Eramo, originario di Corpi Santi, nel seguente componimento esprime la propria devozione:  ” Da le juorne che meniste // da la terre de Lujisse // nghe l’amore si purtate // lu splendore a sta cuntrade . // Da de sotte a lu candone  / o Madonna campagnole // de le miè e de lu monne // le defiette ndenè   conde // notte e juorne nghe le core // pe la valle spanne amore // sienza pese e né mesure // uoje e sempre le future // A te done luce e glorie // lune e sole nghe le foje // ngnà se leve a mattutine // pe sta valle a le culline //  De stu regne de l’Aventine // o Madonna si la Regine. // A le piede de la Majella // de l’Abruzze si la Stelle // . De lu nuove e de l’antiche  // si la Mamme si l’Amiche  // si la Spose e la Cumpagne // pe le vrengne e le sulangne// O Madonna de Corpe Sante // benedice addove stanne // de ste terre mamme e fije // done amore e nu cusije // Da la mare a la mundagne // ogne ore ci accumpagne // chill’ ammore ch’ogne mumende  // te trasporte tra la gende // Nhe l’amore e nghe lu mande chiste fije sempre ammande // quande è juorne , quande è sere // quande  ngongne la preghiere “. [3] Secondo varie fonti, nel 1706 Maria di Corpi Santi protesse il paese da un terremoto che abbatté gran parte dell’abitato e nonostante la sua forte intensità non fece un grande numero di vittime. Un atto di devozione individuale si ricava da un testamento del 1863 in cui si trascrisse la seguente formula di raccomandazione religiosa: “Raccomando al Signore e alla Santissima Immacolata dei Corpi Santi l’anima mia“. Inoltre il testatore aggiunse che per i suffragi per la propria anima, i suoi figli maschi avrebbero dovuto far celebrare per un periodo di dieci anni nella giornata del 2 luglio una messa alla Sacra Vergine lamese.

Oltre che dalle fonti storiche sopra riportate, la devozione trova conferma in vari aneddoti, detti e testimonianze di presunti miracoli. I seguenti detti dimostrano che essa protegge e fa miracoli: La Madonne de Corpe Sante m’ha fatte la grazie, La Madonne de Corpe Sante m’accumpagne. Anni fa i contadini delle frazioni invocavano la Madonna in generale e quella di Corpi Santi in particolare durante le operazioni di semina, mietitura e trebbiatura affinché favorisse il buon esito del raccolto, non facesse piovere e impedisse che si sviluppasse un forte evento capace di disperdere il grano. Quando terminavano, qualcuno donava parte del ricavato alla chiesa. Talvolta il fedele devoto tocca e bacia le vesti del suo simulacro, s’inginocchia, fa il segno di croce e recita qualche preghiera. Vari soggetti che ritengono di essere stati miracolati hanno offerto ex voto consistenti in oggetti preziosi. Alcune donne intervistate hanno riferito di aver sognato la Madonna o di averla visitata in chiesa avvertendo dei segni premonitori riguardanti futuri eventi. Altre hanno fatto presente che quando passano nella borgata recitano qualche Ave Maria. Una donna pensando alla Madonna di Corpi Santi, ha dimostrato orgoglio dicendo che è la più bella della zona e si è emozionata e commossa. Diverse persone sostengono che l’intervento protettivo della Vergine ha dato sollievo alla loro esistenza favorendo la guarigione da qualche malattia o evitando l’insorgenza di grossi problemi a seguito d’incidenti vari. Una signora ha affermato che di essere stata protetta e miracolata dalla Madonna di Corpi Santi per ben tre volte a seguito di una malattia polmonare, una caduta e un incidente d’auto. Un uomo, invece, ha dichiarato che quando si è accorto che stava per avere un grave incidente la invocò cavandosela miracolosamente. Sino a circa venti anni fa, una donna originaria di Lama che riteneva di essere stata miracolata organizzava annualmente un pellegrinaggio in autobus da Chieti all’omonima contrada. Un’anziana signora che recitava il rosario davanti all’effige della Vergine, avvicinata da una persona espresse la propria devozione dicendo che la Madonna con quel suo sguardo la segue da novant’anni. Nel 2016 un abitante di Lama rimasto illeso dopo un incedente stradale ha postato su un social network un messaggio di ringraziamento dedicato a Maria di Corpi Santi.

La chiesa

L’edificio di culto di cui non si conoscono le origini, sorge nei pressi di un largo spiazzo posto al centro della frazione di Corpi Santi, è di dimensioni modeste, ha un’unica navata con cappelle laterali e in fondo un’abside semicircolare in cui è posto il simulacro della Vergine. Il suo coronamento è orizzontale mentre un timpano suddivide la facciata in due parti. Nella chiesa è posta una campana del 1634 che reca la seguente iscrizione “Mentem Sanctam spontaneam ad honorem red et patrie libertationem“, seguita dall’invocazione “ora pro nobis“. Nelle sue vicinanze, un tempo c’era un blocco di pietra con alcune sculture dell’epoca romano-imperiale, molto probabilmente frammenti di un tempio. Nel 1936 fu rimosso e portato al museo archeologico di Chieti. La sua presenza fa presumere che la chiesa fu costruita nei pressi delle rovine di un tempio pagano e quindi in un luogo considerato sacro nell’antichità. Nella relazione della visita pastorale del 1593 si fa presente che la chiesa dipendeva dall’arcipretura di S. Pietro.

Foto di Amelio Pezzetta

Il terremoto del 1706, come dimostra la seguente scritta, provocò il suo crollo mentre la statua subì poche lesioni e la campana fu rinvenuta intatta: “La chiesa rurale di S. Maria di Corpora Santa atterrata tutta da fondamenti restandosi solo in parte rotta la statua della Madonna e la campana scavata sana“. [4] Nel 1846 iniziarono i lavori di lavori di restauro che si conclusero nel 1851 quando l’edificio fu riaperto al pubblico. Durante il loro svolgimento furono trovati un campanello e una lampada risalenti a fine XVI secolo. Agli inizi del XX secolo un artigiano locale realizzò un coro di legno che ancora oggi l’adorna. Nel 1934 apparteneva alla Parrocchia di S. Nicola e Clemente. Nella chiesa oltre a quella della Vergine sono custodite le sacre effigi di: Sant’Eramo, Santa Barbara e di Padre Pio che è stata donata da un devoto nel 2014.

La cappella laicale

Le cappelle laicali, di fondazione privata sono costituite da altari disposti sulle pareti laterali delle chiese. Ad esse si assegna una certa rendita per la celebrazione di messe, mantenere il decoro dell’altare e celebrare la festa del santo cui s’intitolano. La cappella di S. Maria di Corpi Santi fu fondata tra il XVI e il XVII secolo nell’omonima chiesa e la sua prima citazione storica è riportata nella relazione della visita pastorale del 1629. I modi con cui i suoi procuratori agivano nella realtà socio-economica e religiosa del luogo non erano diversi da quelli d’istituzioni simili consistendo essenzialmente nell’organizzazione di una festa religiosa e la concessione a terzi di beni immobili, denaro, grano ed altro. Con una disposizione testamentaria del 1634 la Cappella ricevette vari beni tra cui la somma di cinque carlini napoletani.

Nel 1708, in base ad un accordo, il procuratore della cappella era tenuto al pagamento di una tassa chiamata “doppia” all’Arciprete di San Pietro, capo religioso della comunità locale dell’epoca. In base al catasto onciario del 1753 risulta che il suo patrimonio era costituito da vari beni e rendite per un totale di carlini trenta, mentre a suo carico c’era la cifra di carlini sessanta che si spendevano per organizzare la festa della santa titolare. La cappella aveva anche un proprio Monte frumentario che assegnava grano all’interesse del 6 %. Dalla consultazione di vari documenti dell’epoca è emerso che gli accordi si registravano presso la Corte feudale e nel periodo dal 1774 al 1791 oltre un centinaio di contadini poterono beneficiare del servizio. Dopo i1 791 per motivi sconosciuti non sono stati ritrovati altri atti pubblici. Nel 1785 fu presentato il bilancio annuale che risultò formato dalle seguenti voci: “ENTRATE: 1) introiti da terraggi in grano: carlini 1,2;2) introiti da vino mosto: carlini 201,8;3) corrisposte censuali: carlini 374; 4) entrate per vendite di coppe 2 di grano: carlini 40.Totale delle entrate: carlini 617″ [5]. Le uscite nel complesso ammontarono a carlini 300.  Di esse si hanno solo le voci che seguono: “1) pagati alla Regia Tesoreria di Chieti per il mantenimento del Supremo Tribunale Misto carlini 15;2) pagati ai mastri razionali per la visione dei conti carlini 5; 3) pagati allo scrittore del libro carlini 20.4) Uscite per la festa carlini 155” [6].  Dal bilancio sopra esaminato si deduce quanto segue: 1) le entrate erano costituite da corrisposte censuali e altre voci; 2) la parte più sostanziale e corposa delle uscite fu utilizzata per l’organizzazione della festa e il resto per contributi fiscali e stipendi; 3) rispetto al 1753 aumentarono le uscite per l’organizzazione della festa; 4) a carico della cappella non erano previste altre spese di culto. Alla luce di quest’ultimo fatto è da supporre che fu fondata con lo scopo di raccogliere le donazioni a favore della santa cui era intitolata e celebrare la festa. Dopo l’Unità d’Italia, la sua amministrazione passò alla Congrega di carità il cui Statuto fu approvato nel 1875. Nel 1903 si ha notizia solo delle entrate che furono costituite dalle seguenti voci: “1) canoni per abitazioni concesse in enfiteusi perpetua: Lire 6,63; 2) canoni per terreni edificabili concessi in enfiteusi: Lire 1,35; 3) canoni per terreni concessi in enfiteusi: Lire 10Totale entrate della cappella: Lire 18,43 “. [7]  Confrontando le rendite totali del 1903 del 1785 e si considera che 100 carlini corrispondevano a 4,25 lire del 1861 si osserva che le stesse si ridussero di circa il 30 % in valore assoluto. [8]  

Le credenze e le leggende

La Madonna di Corpi Santi è circondata da due leggende e varie credenze che in passato hanno contribuito ad alimentare il culto e la devozione popolare. Secondo una credenza, dopo la prolungata siccità di luglio e agosto, in coincidenza della ricorrenza festiva, iniziano le prime piogge settembrine. In un’altra si sostiene che la Vergine della borgata ami circolare in lungo e largo nei paesi del circondario. Essa ha alimentato una leggenda in cui si narra che un tempo, la sua statua era custodita in una chiesa sita nei pressi di Torricella Peligna o come altri dicono nei pressi di Pizzoferrato, due Comuni della valle del Sangro-Aventino. Un giorno l’effige miracolosamente traslò nella chiesa parrocchiale di Gessopalena, un altro comune della valle. Dopo un certo periodo, la statua sparì. Due anni dopo un contadino lamese la trovò nel terreno su cui lavorava e con l’aiuto di altre persone la portò in una chiesa vicina al luogo di ritrovamento. Gli abitanti di Gessopalena, saputo il fatto, una notte vennero a Lama, presero la statua e la riportarono nel loro paese ma il giorno dopo essa aveva ripreso il suo posto nella chiesa lamese. Si narra che vicino alla scuola della frazione c’era un piccolo roseto e un giorno un contadino del luogo, vide brillare il roseto, si avvicinò e vide la statua della Madonna! Chiamò gli altri abitanti e insieme accolsero con devozione la Madre Celeste e costruirono, adiacente la scuola, l’attuale chiesa! In una seconda leggenda si narra che in alcuni Comuni della valle dell’Aventino si conservano i simulacri di sette Madonne considerate sorelle e tutte in grado di operare prodigi e miracoli. Esse sono: la Madonna dell’Altare a Palena, la Madonna delle “ vicciare“ a Lettopalena, la Madonna della Valle a Taranta Peligna, la Madonna delle Rose a Torricella Peligna, la Madonna di Corpi Santi di Lama dei Peligni, la Madonna dell’Addolorata di Civitella Messer Raimondo e la Madonna della Libera di Palombaro[9].

Gli inni i canti e le preghiere

Attraverso la ricerca sono stati raccolti vari canti e preghiere che alimentano la devozione popolare ed hanno una funzione di supporto alle cerimonie religiose per la loro capacità di inquadrare e socializzare comportamenti singoli. Il primo recita: “Piega o Maria lo sguardo di Madre e Regina // su noi lamesi fidi, sui campi e sui coltivi //scendi su questi campi // un raggio del tuo viso // brillar di paradiso// vedremo frutti e fior. //Salve o Madre dei Corpi Santi //dei tuoi figli abbi pietà”. Un secondo canto è composto dalle seguenti strofe: “O Vergine di Corpi Santi // Che spargi copiosa le grazie // Rivolgi il tuo sguardo fulgido //  ai figli che accorrono a te. // Ti dona la fede invincibile // l’attiva gagliarda speranza // l’amore che unisce col prossimo / Un’anima sola ed un cuor. // La Rocca di Pietro nel turbine // difendi potente Regina // e i sacri Pastori conducan // gli agnelli all’ovil. // Madonna pura, Madonna bella // di nostra vita tu sei la Stella // tu nel periglio ci porgi aiuto // in morte addita l’azzurro ciel ”  // [10]. Alcuni decenni fa, a Corpi Santi si faceva una novena di preghiere il cui testo è il seguente: : “O Vergine Santissima Madre del nostro Signore Gesù Cristo, noi veneriamo in voi quell’angelica innocenza con la quale concepita foste, a preferenza di tutte le creature per cui compariste sulla terra la più bella e privilegiata innanzi a Dio ed innanzi agli uomini. Deh, impetrateci o Vergine dei Corpi Santi un raggio solo di tale virtù, acciocché vostri imitatori possiamo essere grati a Dio e pregevoli innanzi a voi. Ave Maria […].O Vergine Santissima Madre del nostro Signore Gesù Cristo, noi adoriamo in voi quella pienezza di grazie tanto naturali che in voi si diffuse per cui foste l’oggetto più tenero delle divine compiacenze. Deh, impetrateci anche a noi o Vergine dei Corpi Santi quelle grazie che necessarie sono per uscire dal peccato e vivere una vita santa e celestiale. Ave Maria […]. O Vergine Santissima Madre del nostro Signore Gesù Cristo, noi adoriamo in voi quella Santa purità che fu valevole a trarre Dio in terra, offrirsi di incarnarsi nel vostro seno per redimere le anime nostre. Deh, impetratela anche a noi o Vergine dei Corpi Santi, acciocché staccati da questi sensi ingannevoli possiamo renderci degni figli vostri e veri figli di Dio. Ave Maria […].O Vergine Santissima Madre del nostro Signore Gesù Cristo, noi adoriamo in voi quella Santa umiltà che tanto vi distinse fra tutte le altre creature per cui meritaste di essere innalzata al grado sublime in cui vi trovate. Deh impetrateci o Vergine dei Corpi Santi acciocché fiaccato il nostro orgoglio possiamo conoscere le nostre debolezze ed emendarci. Ave Maria […].O Vergine Santissima Madre del nostro Signore Gesù Cristo, noi veneriamo in voi quella Santa rassegnazione ai divini voleri, per cui accettaste dall’angelo l’offerta maternità divina e diveniste in tal maniera la nostra corredentrice. Deh, entrate a far parte delle nostre miserie che in effetti sono dei nostri piccoli peccati e colla vostra mediazione dalle medesime liberateci, per potervi sempre ringraziare di tutto cuore. Ave Maria […]. O Vergine Santissima Madre del nostro Signore Gesù Cristo, noi veneriamo in voi quella carità impareggiabile che vi rese sulla terra superiore a tutti i serafini del cielo. Deh, impetratela anche a noi o Vergine dei Corpi Santi, acciocché dagli oggetti frivoli e caduchi di questa terra, staccato il cuore possiamo amare Dio come unico e beato nostro fine. Ave Maria […].O Vergine Santissima, madre di nostro Signore Gesù Cristo noi veneriamo in voi quella santa pazienza colla quale soffriste tanti disastri, dopo aver portato alla luce il Salvatore del mondo, per cui non vi fu momento alcuno in cui non foste afflitta per nostro amore. Deh, fate o Vergine dei Corpi Santi che con egual pazienza soffriamo anche noi i travagli di questa misera vita che conseguenze sono dei medesimi peccati. Ave Maria […].

L’immagine sacra e i santini

La statua databile verso la fine del XVI secolo è posta su un piedistallo dorato. La Vergine ha le sembianze di una giovane donna, indossa una tunica rossa ricamata in oro ed è avvolta in un manto azzurro trapunto con stelle d’argento. Sulla testa ha una corona che fu posta durante la festa del 1906; con la mano sinistra tiene un bambino anch’esso coronato; con la mano destra un fiore mentre lo sguardo è rivolto verso i fedeli che le stanno di fronte. Negli ultimi anni del XIX secolo fu restaurata.  Nel 1962 un emigrato negli Stati Uniti fece ordinare nuovi vestiti che l’adornassero mentre pochi anni prima con una colletta tra altri emigranti fu acquistato un nuovo manto confezionato da una ditta napoletana.

La Sacra Immagine è fornita di un proprio corredo di vestiti conservato da una famiglia privata. A inizio del mese mariano e in occasione e della ricorrenza festiva si provvede al cambio d’abito. Nel seguente componimento dal titolo “Lu luadre ” (il ladro) recentemente pubblicato su un social network, il poeta lamese Mario  Amorosi, racconta in rime com’era fatta la statua e le tristi vicende dei furti che ha subito: “A la chiesette de Corpe Sante // Madonne e Bambine nu’ jemme a pregà, // e a le prime de settembre è festa ‘mportante // la cchiù antica feste che a la Lame se fa. // Chella Madonne, nghe quattre angiolette, //ere l’immagene de la serenità. //Ma a le munne d’uoije, nge sta cchiù respette, // ppure a le chiese vanne a rrubà’ . // ‘Nu delinquente ‘nu juorne ha passate //e chelle angiolette a fatte “vulà”. //Nze sa come ite, nze sa chi è state, // ma l’angiolette nze ‘rrescite aretruvà. //Passe cacche anne e la stessa fine, // pure lu Buambine s’è ite a pijà, //ma che se le putuesse magnà’ a medecine //tutte le solde che c’è rrescite a caccià’ “.  [11] I santini rappresentano la Sacra Effige nelle sue vesti naturali senza altre aggiunte.  Nei più recenti a colori lo sfondo è azzurro mentre in quelli del passato in bianco e nero è grigio.  Nella parte anteriore generalmente portano la scritta: “Maria SS. di Corpi Santi. Lama dei Peligni“. Sul retro, solito, è stampata la seguente preghiera: “Vergine Santissima dei Corpi Santi per le tante misericordie che mi hai ottenuto fin qui, in riconoscenza ti offro quanto ho e quanto sono, ma ti scongiuro a continuarmi la tua materna protezione. Sei Regina: regna dunque nella mia mente e nel mio cuore. Sei Avvocata: difendi dunque la mia causa, placa la collera di Dio e risparmiami i tuoi flagelli. Sei Madre: tergi dunque le mie lagrime e lenisci i miei affanni. O Regina! Avvocata! Madre! mostrati ai miei parenti, ai miei amici, agli infelici peccatori, agli agonizzanti, ai mei cari morti. Prega per tutti! Consola tutti! Salva tutti! Ma soprattutto ricordati della povera anima mia. Io non oso posare lo sguardo sulle mie iniquità ed ora più che mai sento il bisogno di rifugiarmi sotto il mantello della tua Misericordia. O Madre! Prega per me”

La festa

La festa della Madonna di Corpi Santi è la più antica che si celebra a Lama dei Peligni essendo citata nel Catasto Onciario del 1753. Poiché la sua organizzazione competeva all’omonima cappella, è da supporre che si celebrava anche in precedenza.

Nel 1785 prevedeva la processione, varie messe e il brillamento di fuochi d’artificio. Il bilancio delle spese che all’epoca furono effettuate è il seguente: “1) pagati al Reverendo Arciprete per la messa cantata, processione ed il primo e secondo vespro che si celebrano nell’ultima domenica di agosto: carlini 12;  2) pagati a 6 chierici: carlini 60; 3) pagati al sacrestano: carlini 10; 4) per l’acquisto d’incenso: carlini 3; 5) pagati al R. Francesco dei Minori osservanti per l’assistenza e messa nel giorno della festa: carlini 30; 6) pagati allo sparatore (artificiere): carlini 40 ” [13]. Nel 1882 essa fu organizzata raccogliendo fondi in chiesa e, con l’autorizzazione del Sindaco, anche nelle abitazioni private. Nel 1908 l’amministrazione comunale di Lama dei Peligni al fine di disciplinare l’organizzazione delle feste religiose deliberò di abolirne alcune e raggruppare quelle della Madonna del Carmine, di S. Cesidio e della Madonna di Corpisanti che si dovevano tenere dal 30 agosto al primo settembre. Inoltre dispose che alla loro organizzazione doveva provvedere una commissione comprendente diciassette membri tra cui il parroco ed i maggiori notabili del paese, mentre tutti i proventi che di volta in volta si raccoglievano dovevano essere depositati in un fondo che restava sempre a disposizione della commissione stessa. La notizia dimostra che la data di celebrazione fu spostata al primo settembre e che per organizzarla si raccoglievano “proventi” ossia si faceva una questua. Oltre a raccogliere le offerte tra i residenti, i membri del Comitato scrivevano agli emigranti chiedendo loro contributi in denaro. Dalla delibera succitata, ebbe origine la “festa dei tre colori“, cosi chiamata poiché le donne che accompagnavano la processione nei tre giorni festivi utilizzavano abiti di diverso colore. Nel 1921 fu organizzata dal 29 al 31 agosto e l’otto settembre si aggiunse una ricorrenza definita Ottavario che celebrava il ritorno della sacra immagine nella chiesa della borgata.  Il programma della festa della Madonna di Corpisanti e dell’Ottavario riportato nel documento è il seguente: ” a) ore 5.30: apertura della festa con incendio di fuochi pirotecnici sul campanile, suono dicampane e sparo di bombe. La musica di Gessopalena farà un breve giro per il paese ; b) ore 7.30: breve concerto in piazza Umberto I. Questua e ricevimento dell’albero che vienedalla campagna ; c) ore 9: vendita all’incanto dell’albero e breve concerto in piazza del Mercato;d) ore 10.30: Messa solenne in chiesa con orchestra corale della Cattedrale di San Giustino di Chieti e panegirico del prof. don Luigi Giabico maestro del Collegio di Teologia di Napoli;e) ore 12.00: processione della Madonna di Corpi Santi e sparo di mortaretti lungo la via della fontana; f) ore 16.30: vendita all’incanto dei piatti, nel mentre la banda farà un giro per il paese;g) ore 18: vespri in chiesa; h) ore 19: lancio dell’aeroplano e concerto musicale in piazza del Mercato; (l’aeroplano avrà l’innalzamento ad olio ed il motore per l’elica a polvere pirica: ditta Morelli in Lama); f) ore 21: nel mentre la banda farà un breve giro per le principali vie del paese, il suono delle  campane e tre colpi di mortaio giustificheranno la chiusura della giornata azzurra. 8 SETTEMBRE: OTTAVARIO DELLA MADONNA NELLA BORGATA DI CORPI SANTIa) ore 6.30: apertura della festa nella borgata; b) ore 7.30: messa a Lama e ritorno della Madonna col solito rituale alla borgata di Corpi Santi ove sarà accolta da spari di mortai; c) ore 9.30: giro della banda per il paese; d) ore 11: messa cantata nella chiesa rurale di Corpi Santi con breve processione e sparo di mortaretti; e) ore 15: vendita dei piatti ed estrazione del ballio; f) ore 18.30: vespri nella chiesetta di Corpi Santi; g) ore 19.30: concerto musicale; h) chiusura della festa e sparo di tre bombe“.[14]

Altre modalità con cui la festa si celebrava in passato si ricavano da uno scritto di Verlengia più volte citato in cui fa presente che: 1) un tempo si organizzava l’ultima domenica di agosto; 2) nell’occasione nei pressi della statua o dell’Altare Maggiore della chiesa parrocchiale si esponevano anche le reliquie dei santi; 3) la Vergine si portava a Lama la mattina del 26 luglio e si riportava a Corpi Santi il primo settembre; 4) il 15 agosto, festa dell’Assunta, verso le ore 17 si faceva una processione della durata di circa due ore, detta dei “manuoppjje“, ossia dei covoni di grano che alcuni fedeli portavano con loro. Durante lo svolgimento si facevano numerose soste presso incroci stradali e abitazioni mentre le famiglie uscivano dalle loro case, s’inginocchiavano e per devozione offrivano vari donativi soprattutto covoni di grano che si trebbiavano e il ricavato si vendeva a vantaggio della festa[15]. Secondo alcune testimonianze orali, nell’anteguerra durante la processione, le donne vestite con abiti locali portavano conche di grano. Negli anni 50 del secolo scorso furono introdotte alcune innovazioni alla cerimonialità festiva.  La statua a si portava spalla dalla chiesa della borgata a quella parrocchiale percorrendo circa 2 Km e alcuni fedeli che la accompagnavano portavano un grosso cero e conche di grano che donavano alla parrocchia. Il primo settembre, alle sei di mattino, una banda girava lungo le vie della borgata per annunciare che iniziavano le festività. Da quegli anni sino a circa il 1970 un cineoperatore ambulante faceva la proiezione serale di qualche film di successo. 

Un’altra tradizione, per un certo periodo abbandonata e recentemente ripresa, è costituita dalla vendita delle spase, un insieme di pietanze preparate da un’unica famiglia, presentate su un grande vassoio con vari prodotti locali che nell’occasione sono pubblicizzati e valorizzati: coniglio o pollo ripieni o ai ferri, frutta di stagione, una bottiglia di vino e altro. Un tempo verso le 15 iniziava la loro raccolta e per l’evento la banda si portava sotto le case delle famiglie che le avevano preparate e accompagnava con la musica il momento della donazione.  La loro vendita si faceva durante la serata. Il modo di festeggiare ha avuto alcune trasformazioni. Da vari anni l’evento è inserito in un programma di manifestazioni estive curate dall’Amministrazione Comunale e da varie associazioni sportive e culturali che è definito “Bellestate lamese”. La data di celebrazione è stata spostata al primo fine settimana di settembre ed è stata prolungata di un giorno. All’organizzazione dell’evento provvede un comitato spontaneo costituto da persone di estrazione varia che non sempre abitano nella borgata, sono occupate nei centri vicini e sono aperte alle influenze culturali esterne a causa dei contatti con il mondo del lavoro, con internet e i mezzi di comunicazione di massa. In alcune occasioni vi ha fatto parte un membro che si definisce ateo ma che condivide alcuni valori identitari di gruppo che la festa esprime. [16] Recentemente parte dei fondi raccolti è stata utilizzata per apportare migliorie alla piazza antistante alla chiesa e per l’esecuzione dei lavori diverse persone hanno offerto il loro contributo volontario. Ora la statua si carica su un mezzo e la processione vera e propria inizia da un piazzale a circa 700 metri dalla chiesa parrocchiale. Nel 2016, su un sito di un social network sono stati pubblicati un annuncio con l’indicazione del codice IBAN della Parrocchia su cui fare pervenire le donazioni e, il resoconto di tutte le entrate ed uscite. Inoltre nel manifesto del programma sono stati riportati i nomi dei principali sponsor dell’evento e alla festa è stata abbinata una piccola lotteria in cui sono stati messi in palio: una mountain bike, un week end, un buono spesa da 100 euro e varie confezioni di pasta. Il programma e le foto della processione e festa sono stati messi in rete. Nel tardo pomeriggio, nella piazza sita davanti alla chiesa si celebra una messa molto frequentata e al suo termine inizia una processione per le vie della borgata cui partecipano anche diversi rappresentanti politici (sindaco, consiglieri e assessori comunali). Con essa terminano le funzioni religiose e iniziano quelle civili: le esibizioni musicali, il ballo pubblico e le degustazioni di cibi tradizionali preparati in uno stand gastronomico realizzato dagli abitanti della contrada. Negli ultimi tempi si è assistito a concerti musicali realizzati da gruppi o persone con un certo successo televisivo. Durante le celebrazioni festive la contrada si anima, la sua piccola comunità riacquisisce alcuni suoi membri da tempo emigrati; amici e parenti si ritrovano per rinnovare i loro vincoli solidaristici consumando pasti comuni; in tante abitazioni abbandonate la luce elettrica torna a risplendere e al rituale festivo partecipano persone provenienti dai paesi vicini. La sua realizzazione coinvolge tutta la popolazione della borgata: chi fa parte del comitato organizzatore, chi pulisce la chiesa e la piazza, etc. Un’altra caratteristica è rappresentata dal rito della vestizione cui provvedono solo donne ed è considerato tuttora un privilegio ed un onore che fa sperare in una possibile protezione della Madonna. In passato c’era quasi una gara per potervi partecipare mentre ora si cerca di dare la precedenza a chi ha avuto dei problemi e dei lutti in famiglia nella speranza che la Madre di Dio le assista. Al termine del mese mariano e delle festività settembrine il simulacro si ripone nella sua nicchia con i vecchi abiti ripuliti e lavati .  

DISCUSSIONE

I fatti riportati si prestano a varie osservazioni e commenti. La Madonna di Corpi Santi è una particolare denominazione che la Madre di Dio ha assunto a Lama dei Peligni. Tuttavia non è l’unico appellativo con cui è venerata localmente. Infatti, ad essa in questo periodo sono intitolati tre edifici di culto che conservano diverse statue e immagini mariane ognuna con un proprio nome.[17] Per la chiesa ufficiale la Madonna è unica mentre nella religiosità popolare ad ogni titolo corrisponde una caratteristica, funzione protettiva e talvolta diversa Madonna. Secondo Galasso la varietà dei titoli mariani esprime: “Un processo di appropriazione, di determinazione, di sublimazione collettiva e individuale della figura di Maria“. [18] Ad avviso di Niola: “Alla presenza ricorrente della Vergine fa riscontro una enorme varietà di appellativi che fanno da rideterminatori locali della figura di Maria, riconducendo le ragioni dell’adozione alle vicende storiche di questo o quel luogo, rendendola insomma la Madre di Dio propria concittadina” . [19] Oltre che a Maria, la devozione è indirizzata anche ad altre figure di sante (S. Anna, Santa Lucia, S. Rita, etc.) enfatizzando la figura femminile e le sue virtù (bellezza, dolcezza, amore materno, capacità di proteggere, etc.) che diventano oggetto di venerazione.

Nella statua la Vergine è una giovane donna con un bambino, un’immagine che aiuta a ricordare che è Madre e rappresenta l’Epifania di Dio e della sua opera di creazione e salvezza. I colori rosso e celeste delle vesti rappresentano il legame tra cielo e terra mentre la corona simboleggia che è regina di entrambi e di misericordia.  Le sue guance sono rosse, come quelle delle donne lamesi di un tempo che lavorando quotidianamente la terra, erano continuamente esposte alla luce solare. Questa particolare espressione contribuiva a rafforzare il legame tra la Madre di Dio e la gente della sua terra ed a farla sentire “una di loro” radicata nel territorio e nell’esperienza viva dei suoi abitanti.  Nello stesso tempo gli abiti sontuosi e regali accentuano il distacco evidenziando l’alterità del sacro (Riccio 2010). Le donne che provvedono alla vestizione rinforzano il prestigio comunitario e si creano spazi e ambiti esclusivi caratterizzati da una certa sacralità.  Ad avviso di Lombardi Satriani: “Vestire una statua religiosa, entrare in contatto fisico con essa, in qualche maniera assicurano al fedele una contiguità fisica con la divinità, lo rendono in qualche modo partecipe della dimensione sacra che si proietta al di là dell’esistenza individuale e dello stesso mondo nel suo complesso. Anche la precarietà del singolo viene cosi assunta su un piano che oltrepassa il destino individuale ancorandolo nell’eterno”.[20] I testi dei vari canti e preghiere riportati contengono lodi e richieste d’interventi per superare le difficoltà della vita quotidiana. La struttura della novena, in particolare, è composta da una prima parte d’invocazioni e lode seguita da raccomandazioni religiose, richieste d’intercessione per l’acquisizione di virtù cristiane e i seguenti valori della cultura ed economia di sussistenza del passato che di conseguenza assumevano una dimensione sacra: lo spirito di rassegnazione, la pazienza, la capacità di staccarsi dagli oggetti frivoli e di sopportare dolori e travagli. Nelle invocazioni noveniali, alla Vergine di Corpi Santi si riconoscono i seguenti attributi: l’angelica innocenza, la pienezza di grazie, la santa purezza, la carità impareggiabile, la santa umiltà, la santa rassegnazione ai divini voleri, la santa pazienza, dolori, affanni e la gloria dell’Assunzione.  Essi, in aggiunta alle testimonianze dei presunti miracoli, dimostrano l’esistenza di una religiosità che in accordo con Annabella Rossi è “vissuta principalmente come risolutrice dei problemi dell’aldiquà e dei concreti mali quotidiani, cui si può contrapporre solo l’affidamento magico religioso e l’invocazione di uno stare bene che non è dovuto a una conquista civile ma a un’elargizione misteriosa e potente del divino“. [21] La leggenda sul ritrovamento della statua afferma l’appartenenza della Madonna a Lama dei Peligni, la sua predilezione per la frazione di Corpi Santi e non è conosciuta negli altri Comuni che vi sono citati. A Gessopalena, invece si narra che durante una pestilenza, San Rocco uscì dalla sua chiesa con il bastone per impedire ai lamesi di entrare nel paese. Queste narrazioni sono accomunate dal fatto che i santi diventano i protagonisti di rivalità tra paesi vicini, scelgono da che parte schierarsi e di conseguenza sacralizzano i campanilismi. Tornando al racconto lamese si può pensare che sia la rielaborazione locale di uno simile narrato in altre località. Nell’area, nei secoli passati i pastori transumanti contribuirono a diffondere il culto di S. Nicola e San Michele Arcangelo che come si sa hanno la loro origine in due località pugliesi: Bari e Monte S. Angelo. E’ molto probabile che essi conoscessero narrazioni simili nelle località di transumanza e al ritorno nelle proprie case, con l’aiuto di qualche chierico le riadattarono al proprio paese. Leggende abbastanza identiche erano diffuse anche nel mondo classico e a tal proposito Verlengia scrisse che Ascanio, quando costruì la città di Alba, pose sul colle le statue delle divinità che Enea aveva portato da Troia a Lavinia. In seguito esse furono ritrovate a Lavinia, a dimostrazione che volevano restare in quella città.[22] Il fatto che la Madonna scelse dove essere venerata si collega al concetto dell’immaginario popolare che ogni santo sceglie il proprio luogo di culto che essendo manifestazione di ierofania, diventa sacro. Di conseguenza l’assimilazione della leggenda e il rinvenimento prodigioso del prezioso simulacro accentuano la potenza taumaturgica, giustificano la fondazione della chiesa e sono il presupposto di base della persistenza dello spazio sacro, della ripetizione degli atti di culto e della devozione popolare. La leggenda è ambientata in un contesto agro-pastorale, quale era quello della zona sino a un recente passato, poiché la Madre di Dio apparve a un contadino che lavorava la terra. In genere quasi tutti i racconti sulle apparizioni mariane evidenziano che i soggetti colpiti dalle visioni soprannaturali sono persone umili, a dimostrazione che l’esperienza del sacro appartiene a tutti, anche alla gente semplice che in questo modo riafferma la propria presenza nel mondo e si rivaluta poiché oggetto di predilezione divina. Secondo Rossi (1971) tali racconti svolgono “un’azione compensativa” per cui tutte le frustrazioni terrene sono compensate in una sfera “metaumana“.[23]  Ad avviso di Curzi la leggenda appartiene ad “ un patrimonio folklorico che suggerisce un percorso di umanizzazione e animazione delle statue che manifestano una volontà propria, mostrando preferenze o sfavori e soprattutto mettendosi in cammino, come nel caso della Madonna dei Corpi Santi, che da Torricella si trasferì prima a Gessopalena e solo in seguito a Lama dei Peligni, dove si trova tuttora “.[24] Anche la leggenda delle Madonne sette sorelle, diffusa in varie località abruzzesi, pugliesi, laziali, siciliane, campane e umbro-marchigiane, risponde all’esigenza dell’uomo di crearsi uno spazio sacro in cui sentirsi rassicurato e protetto. L’affermazione che le Madonne sono sette si collega al fatto che il numero hanno diversi connotati magici e simbolico-religiosi e ad avviso di Profeta (1992) per l’immaginario popolare potenzia il potere protettivo sul territorio. Secondo Curzi, invece, è “un’aggregazione metastorica di opere eterogenee per cronologia“. [25] Anche in questo caso si hanno antecedenti pagani e si può supporre che il racconto nacque con la rielaborazione di uno simile diffuso in Puglia ed arrivato in Abruzzo con i pastori transumanti. [26] Gli antecedenti classici, a loro volta sono costituiti dal mito di sette sorelle dette Pleiadi i cui nomi sono: AlcioneCelenoElettraMaiaMerope, Sterope e Taigete. Ai fini del presente lavoro, assume una certa importanza Maia, la più bella delle Pleiadi, madre infelice che perse un figlio, personificazione del risveglio della natura e dea della fecondità da cui si sarebbe originato il nome Majella. Il suo mito potrebbe essere stato assorbito nel culto mariano e aver contribuito a originare la leggenda delle Madonne sette sorelle nella Valle dell’Aventino. La festa di Corpi Santi è la più antica che si celebra a Lama dei Peligni. La sua organizzazione è sempre stata caratterizzata dall’associazionismo e dal volontariato che portano a riscoprire il proprio territorio, riaffermare piccole leadership locali e ristabilire o consolidare le relazioni interpersonali. Nel 1785 si fecero varie cerimonie religiose e si brillarono i fuochi artificiali. Il programma festivo del 1921, a sua volta, prevedeva vari avvenimenti che proponevano la visione di un’innovazione tecnologica dell’epoca; stimolavano la fantasia, l’evasione collettiva e l’idea di poter vivere una giornata diversa dall’ordinario. La scadenza calendariale e la processione con covoni e conche di grano collegano la festa agli antichi riti pagani di ringraziamento per il raccolto caratterizzati da donativi di cereali. Questi fatti, in aggiunta al ritrovamento delle rovine del tempio pagano presso la chiesa e alle leggende con i loro luoghi d’ambientazione, irrobustiscono l’ipotesi che la Madonna di Corpi Santi in un lontano passato sostituì il culto di una divinità agraria sconosciuta, una Grande Dea che assicurava la fecondità della terra, proteggeva il raccolto e forse poteva essere Maia o qualcosa di simile. Come rilevò Pansa (1924) molte feste mariane abruzzesi hanno un contenuto naturalistico: la loro fisionomia originaria, il nome che la vergine assume e le leggende attribuite, spesso ricordano le antiche divinità onorate negli stessi luoghi. La partecipazione degli amministratori comunali alla processione e l’inserimento dell’evento nel programma della Bellestate lamese dimostrano che la festa è un elemento di promozione turistico-territoriale e di costruzione del consenso politico-elettorale.  

Conclusioni

La Madonna di Corpi Santi è un emblema di Lama dei Peligni e la principale abitante simbolica del suo territorio. Personalizzata, riplasmata e adattata al panorama religioso locale, è la patrona di fatto della piccola borgata la cui popolazione manifesta l’orgoglio di avere una propria Madonna. Il suo culto è giustificato e valorizzato anche da una leggenda che rappresenta un vero e proprio mito di fondazione e origine. La sua devozione influenza le forme espressive e culturali della comunità alimentando la produzione di aneddoti, leggende, preghiere, componimenti poetici e canti tipici in cui si citano la borgata, il Comune e le attività dei suoi abitanti. La Madonna lamese è stata investita da una rimodulazione taumaturgica e oggi i devoti la invocano affinché li protegga dai mali contemporanei. Anche il modo di festeggiarla è cambiato. In generale, come hanno evidenziato vari studiosi (Buttitta, Di Nola, Grimaldi, Lanternari), le feste hanno storia e dinamica legate alle trasformazioni sociali. Nel caso in esame le modifiche hanno investito le sue funzioni che da celebrative e di ringraziamento per il raccolto sono diventate esclusivamente di riproposizione di una pratica religiosa a fini aggregativo-comunitari e di evasione collettiva. Nello stesso tempo conserva diversi tratti formali (la questua, la processione, l’avvicendarsi di cerimonie laiche e religiose) e una grande vitalità poiché ha assunto nuovi significati che la rendono attuale. Nelle feste recenti: per organizzarle non si offrono spase e beni agricoli ma denaro in contante; non si praticano rituali agrari di ringraziamento; la processione non segue un vero e proprio itinerario penitenziale ma si sviluppa all’interno di uno spazio di sacralità che è quello dei centri abitati; non s’invitano cineoperatori ambulanti; si accentua la performance invitando cantanti o gruppi musicali di un certo successo televisivo; si affermano gli aspetti ludico-trasgressivi del gioco e del divertimento popolare; hanno assunto importanza il ballo serale e il pranzo di massa; la data di celebrazione pur restando fissa al primo fine settimana di settembre, varia ogni anno e dimostra che l’organizzazione locale del tempo si è integrata ai modelli della società industriale e del terziario; la comunità della borgata collabora, si ricompatta, riafferma la propria presenza nel mondo e probabilmente dimentica qualche vecchio screzio tra i suoi membri.

Il ritorno e recupero di persone emigrate ricompone vecchie fratture e secondo Grimaldi (2001) rinnova il contratto di appartenenza alla comunità. Anche nella festa contemporanea di Corpi Santi, come sostiene Apolito ” il proprio paese è vissuto (o addirittura ricreato per l’occasione) come residuo di attribuzione di senso, come spazio di identità autentica, come spazio umano di integrazione collettiva e di relazione“.[27] Per l’occasione nella borgata si afferma “la località” un concetto elaborato da Faeta con il seguente significato: ” un luogo in cui si riconosce, in ottica solidaristica e/o antagonistica la legittimità di un processo di identificazione e mantenimento dei confini, di costruzione di norme comuni e di un ethos collettivo, di un’identità culturale al fine di sottrarsi all’indifferenziata datità globale e di fondare pratiche sociali di tipo egemonico e gerarchico “.[28] Durante la festa si ha l’integrazione tra aspetti tradizionali e altri contemporanei in cui secondo Salvatore  il globale si compenetra nel locale “dando vita “al  glocale, neologismo usato per indicare l’attuale «modernizzazione della indigeneità o, se vogliamo, l’attuale «indigenizzazione della modernità“. [29] Con la diffusione in rete, le immagini festive arrivano agli emigranti e ai loro discendenti che rinsaldano le radici con la terra d’origine e contribuiscono a fare di Maria di Corpi Santi un emblema anche di una comunità virtuale e di tradizioni che uniscono persone vicine e lontane. L’inserimento degli stand gastronomici e del ballo pubblico fa avvicinare la ritualità della festa religiosa a quello della sagra. In questa nuova dimensione: certe tradizioni religiose e alimentari si rivalutano, si rifonda la comunità e riafferma l’identità culturale di gruppo utilizzando strategie tipiche della contemporaneità. Secondo Lia Giancristofaro, invece, nelle sagre: “La comunità paesana si apre al visitatore per ricavare visibilità e profitto, non certo per autorappresentarsi “.[30].  Poi aggiunge che in generale le sagre abruzzesi “manifestano incongruità con la tradizione oltre che con il cibo anche con la musica ed altri aspetti contestuali, ulteriormente confermando che si tratta di prodotti commerciali atti a valorizzare l’indotto economico e non a rappresentare la comunità umana e culturale “.[31] Quanto afferma La studiosa, nel caso in esame in parte è vero per i visitatori occasionali che vengono solo per evadere, divertirsi e talvolta consumano alimenti che non hanno nulla a che fare con le tradizioni locali ma sono mutuati da altre realtà. La festa di Corpi Santi è la metafora di un palcoscenico teatrale in cui la popolazione della borgata recita per autorappresentarsi e un tassello del calendario celebrativo locale che la comunità ha elaborato e fatto proprio. Essa sopravvive per motivi turistici, religiosi (la devozione non è venuta meno), per rispetto della memoria storica e difesa dell’identità culturale contro i tentativi di omologazione globale. Anche altre feste che si organizzano nel Comune di Lama dei Peligni (l’Adventus, il Santo Bambino, la festa degli Orti e della Sfogliatella) sono accomunate dalla riscoperta e valorizzazione del senso di radicamento nel territorio e da valori identitari religiosi, alimentari e sociali che si contrappongono alla globalizzazione.

Ringraziamenti:

Per le informazioni fornite si ringraziano: Amorosi Elisabetta, Amorosi Mario, Conicella Fiorella, Conicella Vincenzo, D’Amico Giovanni, Di Biase Belinda, Di Fabrizio Elisa, Fata Filippo, Laudadio Maria, Masciarelli Assunta, Rosato Giovanna e Tabassi Giovanni. Per le foto: Giovanni e Mario Amorosi.

Bibliografia 

1 Fondi Manoscritti. Archivio Comunale di Lama dei Peligni         Catasto Onciario di Lama del 1753.Libro degli Obblighi Penes Acta dell’Università della terra della Lama dal 1786 al 1801. Archivio di Stato di Chieti. Corporazioni Religiose, Lama dei Peligni, Bilancio delle Cappelle dal 1793 al 1804, registro    n. 68. Economato generale dei benefici vacanti per le provincie napoletane, 1875-1936, busta n. 8    

2 Testi ed articoli a stampa. Apolito Paolo 1993 Il tramonto del totem. Osservazione per un’etnografia delle feste, Franco Angeli Ed., Milano. Bonato Laura 2006 Tutti in festa. Antropologia della cerimonialità, Franco Angeli, Milano. Bravo Gian Luigi 1984 Festa contadina e società complessa, Franco Angeli, Milano. Buseghin Maria Luciana  2013 L’ultima Sibilia,  Carsa Edizioni, Pescara. Buttitta Ignazio 1997 Feste d’estate, “Nuove effemeridi. Rassegna trimestrale di cultura” 30, pagg. 62-72. Caprara Rosanna 1986 La leggenda della Madonna di Corpi Santi. In: Lama dei Peligni   nella storia e nella leggenda, pagg. 77-78, Solfanelli Ed. Chieti. Clemente Pietro, Mugnaini Fabio 2008 Oltre il folklore. Tradizioni popolari e antropologia nella società contemporanea, Carocci, Roma. Curzi Gaetano 2007 Le Madonne della Majella: struttura e culto, in Bollettino d’Arte – Volume speciale. Scultura lignea per una storia dei sistemi costruttivi e decorativi dal Medio Evo al XIX secolo. Atti del Convegno di Serra San Quirico e Pergola. 13–15 dicembre 2007, pagg. 15-26. Del Pizzo Giuseppe  1991 Chiesa Maria SS. Dei Corpi Santi.  In: Lama dei Peligni. Microcosmo a misura d’uomo nel Parco della Majella tra passato e   presente, Arte grafica Ianieri, Casoli (Ch), pagg. 83-86. D’Eramo Giuseppe 2000 Poesie dialettali, Tipolito Zappacosta, Chieti. Maria Di Nola Alfonso 2000 Scritti rari, a cura di Ireneo Bellotta & Emiliano Giancristofaro, Ed. Rivista Abruzzese, Lanciano (Ch). Faeta Francesco 2005 La festa religiosa nell’Europa meridionale contemporanea. Qualche riflessione per la definizione del suo statuto teorico,  in Bonato L.: Festa viva. Continuità, mutamento, innovazione, pagg. 24-35,  Omega, Torino. Giancristofaro Lia 2005 Folklore abruzzese. Dai modelli del passato alla postmodernità, Ed. Rivista abruzzese,        Lanciano (Ch). Grimaldi Piercarlo (a cura di ) 2001 Le spade della vita e della morte. Danze armate in Piemonte, Omega, Torino. Imbriani Eugenio 2008 La sarta di Proust, Pagina soc. coop., Bari. Lanternari Vincenzo 1989 Festa, carisma, apocalisse, Sellerio, Palermo. Lombardi Satriani Luigi Maria 2010 Le sacre vesti, Ricerca folklorica 62 pagg. 7-8. Niola Marino  2007      I Santi patroni, Il Mulino, Bologna. Pansa Giovanni 1924 Miti, leggende e superstizioni d’Abruzzo, Sulmona (AQ). Parrocchia SS. Nicola e Clemente 2013 Alla Madonna di Corpi Santi. In: Canti  per la Liturgia,  pag. 12,  Arti Grafiche Caporali, Atessa (Ch). Profeta Giuseppe 1992 I sistemi di tutela sacrale del territorio e i santuari mariani delle settesorelle, in Abruzzo, Rivista di studi abruzzesi, anno XXX, pagg. 235-286. Profeta Giuseppe 1996 Le sette Madonne sorelle e la magnificazione del personaggio sacro, ovvero demopsicologia delle credenze,  Rivista abruzzese XLIX (4), pagg.  354-358. Lanciano (Ch). Antonio Riccio 2010 La Madonna che scappa di Ausonia. Interpretazioni dinamiche, Ricerca folklorica 62    pagg.79-96. Salerno Franco 2013 Geografia della cultura folklorica italiana, Ed. Simone, Napoli. Salvatore Rita 2002 Sante Marie degli alberi. Culti mariani arborei in Abruzzo, Andromeda, Colledara (TE). Scacchia Sergio 2016 Le storie fantastiche di Lama dei Peligni,  Il fatto teramano. http://www.ilfattoteramano.com/2016/01/17/. Victor Turner 1993 Antropologia della performance, Bologna, Il Mulino. Sella Pietro 1939 Rationes Decimarum Italiae: Aprutium Molisium, Città del Vaticano. Verlengia Francesco 1916 Le sette madonne della Valle dell’Aventino (Le leggende e i santuariabruzzesi), R.A.S.L.A. (A. XXXI) fasc. II, pag.656. Verlengia Francesco 1926 La leggenda e la festa della Madonna di Corpi Santi di Lama dei Peligni. L’ Ascesa   1(2), pagg.  3-10. Verlengia Francesco 1958 Tradizioni e leggende sacre abruzzesi, Ed. Attraverso l’Abruzzo,  Pescara Verlengia Francesco 2007 La leggenda e festa della Madonna di Corpi Santi in Lama dei Peligni, In Scritti (1910 1966), Arte, Tradizioni, Storia,  Letteratura, a cura di Caprara Rosanna, pagg. 232-239, Ed. Rivista abruzzese, Lanciano ( Ch).

Note

[1] Nei territori dei Comuni della Valle dell’Aventino siti presso Lama dei Peligni , le prime testimonianze di edifici di culto dedicati alla Madonna risalgono al VIII secolo. Nel XI secolo, varie donazioni di feudatari locali dimostrano che erano devoti alla Madre di Dio e in altri comuni esistevano  altre chiese mariane, mentre da un calendario liturgico della diocesi teatina risalente al XI-XII secolo risulta che si celebravano  tre feste dedicate alla Madre di Dio : la Purificazione, l’Annunciazione e l’Assunta. [2] Verlengia F. La leggenda e la festa della Madonna di Corpi Santi di Lama dei Peligni. In “L’Ascesa” pag. 3. [3] D’Eramo G. La Madonna campagnola. In Poesie dialettali, pagg. 47-48. Traduzione: Dal giorno che venisti // dalla terra di Gessopalena // Con l’amore hai portato // lo splendore a questa contrada // Da sotto la roccia // o Madonna campagnola // di me e di tutto il mondo // i difetti non si contano // notte e giorno con il cuore // per l valle diffondi amore // senza pesi e ne misure // oggi e sempre nel futuro. // A te dona luce e gloria // luna e sole con le foglie // quando spunta all’alba // da questa valle alla collina. Di questo regno dell’Aventino // O Madonna sei la Regina. // Ai piedi della Majella // dell’Abruzzo sei la stella // Del nuovo e dell’antico sei la madre sei l’amica // sei la sposa sei la compagna // dalle zone ombrose a quelle soleggiate . // O Madonna di Corpi Santi benedici dove sono // di questa terra madri e figli // dona more e un consiglio. // Dal mare alla montagna // ogni ora accompagnaci // quell’amore che ogni momento // ti trasporta tra la gente. // Con l’amore e con il mantello / copri sempre questi figli // quando è giorno e quando è sera // quando ti arriva la preghiera. [4] Caprara R. Lama dei Peligni   nella storia e nella leggenda, pagg. 77-78. [5] Archivio di Stato di Chieti: Corporazioni Religiose, Lama dei Peligni, Bilancio delle Cappelle dal 1793 al 1804, registro n. 68. [6] Archivio di Stato di Chieti; Corporazioni Religiose, Lama dei Peligni, Bilancio delle Cappelle dal 1793 al 1804,    idem. [7] Archivio di Stato di Chieti: Economato generale dei benefici vacanti per le provincie napoletane, 1875-1936, busta n. 8 [8] Nel periodo post unitario gli introiti di cappelle, confraternite ed enti ecclesiastici generalmente si ridussero poiché i libri contabili non furono sempre meticolosamente aggiornati e molti contadini emigrati iniziarono a riscattare le antiche rendite o a non corrisponderle. [9] Verlengia F. Le sette madonne della Valle dell’Aventino, in R.A.S.L.A. pag.656. [10] In Parrocchia SS. Nicola e Clemente: Canti  per la liturgia,  pag. 12. [11] Traduzione: Alla chiesetta di Corpi Santi // La Madonna ed il Bambino andiamo a pregare //È il primo settembre è festa importante // l più antica festa che a Lama si fa. // La Madonna con quattro angioletti // era l’immagine della serenità //. Nel mondo d’oggi non esiste più rispetto // anche nelle chiese vanno a rubare. // Un delinquente un giorno è passato // e quell’angioletto ha fatto volare // Non si sa come è andato  non si sa chi è stato // ma l’angioletto non si è riusciti a ritrovare // Passa qualche anno e la stessa fine // anche il Bambino si sono presi  // ma se le li potesse mangiare in medicine //  tutti i soldi che è riuscito a guadagnare. [12] Traduzione: Alla chiesetta di Corpi Santi // La Madonna ed il Bambino andiamo a pregare //È il primo settembre è festa importante // l più antica festa che a Lama si fa. // La Madonna con quattro angioletti // era l’immagine della serenità //. Nel mondo d’oggi non esiste più rispetto // anche nelle chiese vanno a rubare. // Un delinquente un giorno è passato // e quell’angioletto ha fatto volare // Non si sa come è andato  non si sa chi è stato // ma l’angioletto non si è riusciti a ritrovare // Passa qualche anno e la stessa fine // anche il Bambino si sono presi  // ma se le li potesse mangiare in medicine //  tutti i soldi che è riuscito a guadagnare. [13] Archivio di Stato di Chieti. Corporazioni Religiose, Lama dei Peligni, Bilancio delle Cappelle dal 1793 al 1804, registro n. 68. [14]  Il documento riportato è conservato nell’archivio privato della famiglia Tabassi di Lama dei Peligni. Nel programma festivo si accenna a sparo di bombe e mortai, termini con cui nel gergo locale s’intendono i fuochi d’artificio di vario tipo.  Per “vendita all’incanto dei piatti ” si deve intendere la vendita all’asta delle spase.  Di altri fatti non si hanno testimonianze chiarificatrici e non si sa in cosa potevano consistere. E’ da supporre che “l’albero che veniva dalla campagna” e si vendeva all’asta doveva consistere in prodotti della terra. [15] Verlengia F. La leggenda e la festa della Madonna di Corpi Santi, op. cit. pagg, 8-10. Nel luogo le operazioni di trebbiatura normalmente terminavano attorno al 20-25 luglio e non era possibile disporre i covoni per fine agosto. Di conseguenza o le famiglie conservavano alcuni covoni, o l’evento si effettuava in concomitanza con un’altra ricorrenza mariana estiva, o la statua si portava in processione anche in altre occasioni. [16] Un componente del comitato feste di qualche anno fa, alle mie domande se la festa è cambiata  e perché ha concorso ad organizzarla cosi ha risposto:” L’evoluzione nelle feste patronali sono solo per l’aspetto pagano-divertimenti, mentre la religiosità rimane usuale nel tempo. E’ inutile negare che la commissione cerca sempre la “gara” con i paesi vicini, circa la bellezza pagana della festa: una volta c’era il “cinema” o ” l’orchestra”, oggi si va principalmente sulla musica da ballo o qualche cantante di nome di qualche anno fa; una volta c’erano le “spase”, ora si offre una cucina tipica fatta all’istante.  Anche Corpi Santi, come altri paesi, si sono adeguati alla concorrenza e hanno costruito la pista. Oltre questa motivazione campanilistica, c’è, in assoluto, al primo posto, la devozione alla Madonna, offrire la propria opera per onorarla e festeggiarla, per acquisire la sua “amicizia”; questo specie per i giovani che affiancano gli “orgogliosi” anziani che sono i senatori delle commissioni feste. Poi, per me, è stato sempre importante, non tanto la consuetudine, ma la “storia” del luogo che deve sopravvivere nel tempo, con le sue caratteristiche usuali e non basarsi sull’estemporaneità teatrali di qualcuno; e questo particolarmente per l’aspetto religioso. Devono vivere in simbiosi gli usi dei padri e degli avi, con la festa religiosa come Popolo di Dio. Deve sempre prevalere il periodo breve dell’offerta religiosa, sulla lunga festa materialmente popolare. Ai tempi miei non si riusciva facilmente a stare nella commissione, era un onore, e qualche volta c’erano anche screzi tra la commissione e il resto della popolazione. Tieni anche presente che le donne, in ispecie le mogli dei componenti della commissione pensavano all’abbigliamento della Madonna e questi ultimi anni alla cucina dei cibi nelle serate. Questo è quanto “. [17] Altre statue mariane utilizzate in passato che ora non sono adibite al culto, si conservano in un Museo d’Arte Sacra realizzato in un edificio situato presso la chiesa parrocchiale. [18]  Galasso G., Santi e santità, in ID., L’altra Europa,  pag. 86. [19] Niola M., I Santi patroni, pagg123-124. [20] Lombardi Satriani L. M. Le sacre vesti, pag. 7. [21] Rossi A. Le feste dei poveri, pagg.102-103. [22] Verlengia F. La leggenda e la festa della Madonna di Corpi Santi, op. cit. pag. 5. [23] Rossi A: Le feste dei poveri, pagg. 82-83 [24] Curzi G. Le Madonne della Majella, pag. 16. [25] Curzi G. Le Madonne della Majella, pag. 16. [26] Anche nella Provincia di Foggia, in particolare nell’area garganica sono diffuse leggende sulle Madonne sette sorelle. [Vedi Gabriele Tardio 2008: Le leggende delle sette Madonne Sorelle, Edizioni Smil, San Marco in Lamis (Fg)]. [27] Apolito P. Il tramonto del totem, pag. 98, [28] Faeta F.lli festa religiosa nell’Europa meridionale contemporanea, pag. 26. [29] Salvatore  R,: Sante Marie degli alberi. Culti mariani arborei in Abruzzo, pag. 57. [30] Giancristofaro L.: Folklore abruzzese. Dai modelli del passato alla postmodernità, pag. 284. [31] Giancristofaro L. : Folklore abruzzese. Dai modelli del passato alla postmodernità, op. cit. pag.  304.

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