Un mondo diverso dove la conoscenza scientifica e umanistica è consapevolezza civile

28/09/2024 09:00 - 19:00

Sessione 1 – Diversità culturali e Giustizia sociale (9.00 – 12.45)

Saluto del sindaco di Piazza al Serchio dott. Andrea Carrari

Saluto della DS dell’IC di Piazza al Serchio Dott.ssa Giovanna Angela Puccetti

Presiede: Umberto BertoliniDa dove nasce il cittadino? L’ovvietà trascurata

Presidente dell’Associazione La Giubba – Curatore Museo italiano dell’immaginario folklorico

Sonia GiustiCome nasce la coscienza civile 

Presidente dell’Associazione di studi storico-antropologici “Leone Verde” – APS – Presidente del gruppo interuniversitario CEIM – Università degli studi di Cassino e del Lazio meridionale – Università “Sapienza”, Roma

Fabio DeiAntropologia e progresso

Università degli Studi di Pisa

Alberto BorghiniEnrichetta DallariImmaginario folklorico e autorappresentazione territoriale

Direttore del Museo italiano dell’Immaginario folklorico

Floriana CiccodicolaPovertà educativa e comunità educanti: un approccio antropologico.

Università degli Studi di Cassino e del Lazio meridionale – Università “Sapienza”, Roma

Dibattito

 

 Pausa pranzo (12.45)

 

Sessione 2Diritti umani e cittadinanza consapevole (14.30 – 18.00)

Presiede: Sonia Giusti – Floriana Ciccodicola

Pier Paolo Viazzo  – Al di là dello “scontro delle civiltà”. Pratiche di convivenza religiosa nel Mediterraneo, ieri e oggi

Università degli Studi di Torino

Francesco MesitiL’universalismo scientifico del Diritto e l’identità civile secondo la sentenza 143/2024 della Corte Costituzionale italiana

Cultore della Cattedra di Antropologia sociale – Università degli Studi di Cassino e del Lazio meridionale

Giuseppe PuzzoCercando Prometeo

Cultore della Cattedra di Antropologia culturale – Università “Sapienza” di Roma

Valentina FabianiI Diritti dei Minori e la Necessità di Rinnovare il Mondo: Il Ruolo delle Biblioteche e dei Percorsi di Lettura nel Progetto “Il Palazzo dei Racconti” di Campiglia Marittima

Responsabile – Biblioteca comunale Campiglia Marittima (Li)

Dibattito e momenti di networking informale

Chiusura del Convegno

Hanno aderito: Comune di Piazza al Serchio, Associazione di Studi Storico-antropologici Leone Verde APS, Laboratorio di Antropologia sociale “Ernesto de Martino”, ’Osservatorio Memoria storica, Intercultura, Diritti umani e Sviluppo sostenibile – “MinDS” – “Luciano Dondoli, Laboratorio di Antropologia, Pedagogia e Attività Sportive -LAPASS, Istituto Comprensivo Piazza al Serchio, Associazione La Giubba APS, Museo Italiano dell’Immaginario Folklorico

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    Castelnuovo di Garfagnana

  • 26/09/2026 09:00 - 26/09/2026 19:00

    CONVEGNO INTERNAZIONALE

    Il convegno cerca di dare continuazione alle più recenti ricerche su Collodi e la sua opera, con interventi qualificati di studiosi e conoscitori della materia provenienti da vari settori disciplinari: storico, letterario, antropologico, psicologico, semiotico e pedagogico (Sonia Giusti, Floriana Ciccodicola, Franco Cambi, Daniela Marcheschi, Carla Beatrice Lomi, Gian Franco Gianotti, Alberto Borghini). Nel contempo, si propone di aprire un dialogo interculturale con ricerche collodiane di altri paesi del mondo, in particolare con figure di docenti attivi in area portoghese e spagnola (Daniela Marcheschi, Sueti de Sousa Cagneti, Alcione Pauli, Mirna Rosibel Meza Herrera).

    Portano il loro contributo al convegno l’Università di Cassino e del Lazio meridionale, l’Universidade Aberta di Lisbona, la Fondazione Nazionale Carlo Collodi, la Via Europea della Fiaba (di cui La Giubba APS fa parte), il Museo Italiano dell’Immaginario Folklorico e il Comune di Piazza al Serchio che ne è proprietario, l’Istituto Comprensivo Statale di Piazza al Serchio che ospita il convegno, l’Associazione di studi storico-antropologici “Leone Verde APS”, il Laboratorio di Antropologia sociale “Ernesto De Martino”, l’Osservatorio per la Memoria storica, l’Intercultura, Diritti umani e Sviluppo sostenibile “Minds-Luciano Dondoli-Lapass”. Nel convegno la prof.ssa Marcheschi coordinerà gli interventi delle relatrici straniere.

    La figura di Carlo Collodi vive oggi una stagione di pieno riconoscimento della sua statura di intellettuale laico, attivo nella realtà sociale e politica toscana e nazionale del periodo postunitario. La sua opera eclettica, poliedrica e sorretta da robusta cultura classica, è stata spesso adombrata dal successo sfolgorante, consacrato da lettori di tutto il mondo, del romanzo-favola che narra le avventure di un burattino ribelle e irriverente, libero e curioso di vivere ogni esperienza.

    Il capolavoro narrativo, oggetto di una passione totalizzante quale si tributa solo ai grandi geni della letteratura mondiale, ha catalizzato attenzione critica ed entusiasmo di pubblico come un faro luminoso, facendo spesso dimenticare che fu il risultato della ricchezza di interessi e dello spessore intellettuale del suo creatore. Il percorso di formazione di Collodi non attraversa le accademie, ma si muove e si sviluppa entro una miriade di attività e di rapporti sociali e culturali che lasceranno un’impronta originale nel Pinocchio: la storia del burattino non fu dunque una cometa isolata, ma il frutto di una personalità inventiva, proteiforme e innovativa di giornalista, commediografo, critico musicale, polemista, scrittore di libri per l’infanzia come Giannettino e Minuzzolo (ma Pinocchio è ben altro, non rientra in quest’ultima categoria).

    Fu inoltre un attivista risorgimentale di matrice mazziniana, fondatore di riviste satiriche e brillante cultore di uno stile umoristico-caricaturale che guardava ai modelli europei, in particolare a quello anglosassone. L’attività giornalistica di Collodi fu un laboratorio determinante per l’elaborazione di una lingua e di uno stile nuovi nel panorama postunitario, di una tecnica narrativa nutrita di abitudine alla critica e alla cronaca di costume.

    La prosa del Pinocchio è tesa, scattante, ricca di energia umorale, di dialoghi veloci e icastici, di parodie, divagazioni, ritratti caricaturali e trovate ironiche: Collodi inaugura così una scrittura agile e anticonformista, uno stile narrativo antiretorico, vicino alla lingua orale del popolo, che rifugge dai modelli ottocenteschi imperanti ponendosi al crocevia tra cultura popolare, tradizione letteraria e modernità mediale. In Collodi la fiaba/favola non è genere d’intrattenimento, in quanto si fa strumento di critica sociale e specchio delle tensioni dell’Italia post-risorgimentale, divisa tra libertà e conformismo, tra slancio ideale e adattamento sociale; ma principalmente la fiaba/favola è forma narrativa di elaborazione fantastica, spazio simbolico capace di dar voce all’immaginario folklorico trasformando le contingenze storiche in racconto esemplare di respiro universale.