Storia creativa – Insegnare imparando in Garfagnana

12/02/2026 21:00 - 23:00

Giovedì al Museo – Storia Creativa – Insegnare imparando in Garfagnana

 Serata in presenza alla Sala della Narrazione del Museo Italiano dell’Immaginario Folklorico per  l’appuntamento del 12 febbraio alle ore 21 dei Giovedì al Museo con la presentazione del volume Storia Creativa. Insegnare imparando in Garfagnana (Effigi Edizioni, 2025), ospiti l’autrice Lucia Giovannetti, il Professor Rossano Pazzagli, che ne ha curato la prefazione, e Michele Neri che proporrà alcune letture tratte dal libro.  È possibile assistere all’incontro sia in presenza che online, prenotandosi al link: https://bit.ly/febbraio26; si rilascia attestato di partecipazione su richiesta.

Questo libro – il 49° volume della sezione “Radici” della collana editoriale della Banca dell’Identità e della Memoria della Garfagnana (Unione Comuni Garfagnana) – è il risultato dell’esperienza di molti anni di scuola aperta al territorio, grazie a cui la Professoressa Lucia Giovannetti coglie lo spirito di insegnamento che deve animare il processo didattico: a partire dagli imprescindibili fondamenti metodologici della ricerca si addentra nel vivo delle questioni storiche declinando nel locale, vale a dire nella realtà tangibile e a noi più vicina, i grandi avvenimenti riportati nei manuali scolastici dal Medioevo all’Età contemporanea. L’autrice propone, con metodologia laboratoriale, un processo di apprendimento esplorativo e generativo di nuovi testi che dal generale arriva al particolare rendendo attrattiva la storia e trasmettendo ai giovani senso di attaccamento e passione per i luoghi in cui vivono. Il titolo allude alle originali creazioni storiografiche, sintesi ‘dinamiche’ dei laboratori di storia svolti negli anni con e per i ragazzi.

Lucia Giovannetti è insegnante di italiano, storia e geografia nella Scuola secondaria di primo grado di Camporgiano (IC Castelnuovo di Garfagnana), studiosa di archeologia e storia della Garfagnana, coordinatrice della Sezione etnostoriografica del Museo Italiano dell’Immaginario Folklorico.

Rossano Pazzagli, storico e territorialista, insegna Storia del territorio e dell’ambiente all’Università del Molise. Direttore della Scuola di Paesaggio “Emilio Sereni” presso l’Istituto Alcide Cervi e della Scuola dei Piccoli Comuni di Castiglione Messere Marino (Ch).

Michele Neri, bibliotecario, attore e ricercatore di storie, porta in scena i suoi racconti in tutta Italia, fra festival, scuole e biblioteche.

Related upcoming events

  • 18/09/2026 20:00 - 18/09/2026 23:00

    Castelnuovo di Garfagnana

  • 26/09/2026 09:00 - 26/09/2026 19:00

    CONVEGNO INTERNAZIONALE

    Il convegno cerca di dare continuazione alle più recenti ricerche su Collodi e la sua opera, con interventi qualificati di studiosi e conoscitori della materia provenienti da vari settori disciplinari: storico, letterario, antropologico, psicologico, semiotico e pedagogico (Sonia Giusti, Floriana Ciccodicola, Franco Cambi, Daniela Marcheschi, Carla Beatrice Lomi, Gian Franco Gianotti, Alberto Borghini). Nel contempo, si propone di aprire un dialogo interculturale con ricerche collodiane di altri paesi del mondo, in particolare con figure di docenti attivi in area portoghese e spagnola (Daniela Marcheschi, Sueti de Sousa Cagneti, Alcione Pauli, Mirna Rosibel Meza Herrera).

    Portano il loro contributo al convegno l’Università di Cassino e del Lazio meridionale, l’Universidade Aberta di Lisbona, la Fondazione Nazionale Carlo Collodi, la Via Europea della Fiaba (di cui La Giubba APS fa parte), il Museo Italiano dell’Immaginario Folklorico e il Comune di Piazza al Serchio che ne è proprietario, l’Istituto Comprensivo Statale di Piazza al Serchio che ospita il convegno, l’Associazione di studi storico-antropologici “Leone Verde APS”, il Laboratorio di Antropologia sociale “Ernesto De Martino”, l’Osservatorio per la Memoria storica, l’Intercultura, Diritti umani e Sviluppo sostenibile “Minds-Luciano Dondoli-Lapass”. Nel convegno la prof.ssa Marcheschi coordinerà gli interventi delle relatrici straniere.

    La figura di Carlo Collodi vive oggi una stagione di pieno riconoscimento della sua statura di intellettuale laico, attivo nella realtà sociale e politica toscana e nazionale del periodo postunitario. La sua opera eclettica, poliedrica e sorretta da robusta cultura classica, è stata spesso adombrata dal successo sfolgorante, consacrato da lettori di tutto il mondo, del romanzo-favola che narra le avventure di un burattino ribelle e irriverente, libero e curioso di vivere ogni esperienza.

    Il capolavoro narrativo, oggetto di una passione totalizzante quale si tributa solo ai grandi geni della letteratura mondiale, ha catalizzato attenzione critica ed entusiasmo di pubblico come un faro luminoso, facendo spesso dimenticare che fu il risultato della ricchezza di interessi e dello spessore intellettuale del suo creatore. Il percorso di formazione di Collodi non attraversa le accademie, ma si muove e si sviluppa entro una miriade di attività e di rapporti sociali e culturali che lasceranno un’impronta originale nel Pinocchio: la storia del burattino non fu dunque una cometa isolata, ma il frutto di una personalità inventiva, proteiforme e innovativa di giornalista, commediografo, critico musicale, polemista, scrittore di libri per l’infanzia come Giannettino e Minuzzolo (ma Pinocchio è ben altro, non rientra in quest’ultima categoria).

    Fu inoltre un attivista risorgimentale di matrice mazziniana, fondatore di riviste satiriche e brillante cultore di uno stile umoristico-caricaturale che guardava ai modelli europei, in particolare a quello anglosassone. L’attività giornalistica di Collodi fu un laboratorio determinante per l’elaborazione di una lingua e di uno stile nuovi nel panorama postunitario, di una tecnica narrativa nutrita di abitudine alla critica e alla cronaca di costume.

    La prosa del Pinocchio è tesa, scattante, ricca di energia umorale, di dialoghi veloci e icastici, di parodie, divagazioni, ritratti caricaturali e trovate ironiche: Collodi inaugura così una scrittura agile e anticonformista, uno stile narrativo antiretorico, vicino alla lingua orale del popolo, che rifugge dai modelli ottocenteschi imperanti ponendosi al crocevia tra cultura popolare, tradizione letteraria e modernità mediale. In Collodi la fiaba/favola non è genere d’intrattenimento, in quanto si fa strumento di critica sociale e specchio delle tensioni dell’Italia post-risorgimentale, divisa tra libertà e conformismo, tra slancio ideale e adattamento sociale; ma principalmente la fiaba/favola è forma narrativa di elaborazione fantastica, spazio simbolico capace di dar voce all’immaginario folklorico trasformando le contingenze storiche in racconto esemplare di respiro universale.