La terra promesa di Oscar Guidi

04/06/2026 21:00 - 23:00

Una tetralogia che abbraccia quasi un secolo di storia e che aiuta a comprendere meglio il territorio della Garfagnana, per guardare con più consapevolezza alle sfide della contemporaneità:  il 4 giugno alle ore 21 per l’ultimo appuntamento dei Giovedì al Museo si terrà la presentazione di La Terra Promessa. La Garfagnana alle porte del Terzo Millennio di Oscar Guidi, volume edito nella collana editoriale dell’Ente Banca dell’Identità e della Memoria della Garfagnana. L’evento si terrà presso la Sala della Narrazione del Museo Italiano dell’Immaginario Folklorico di Piazza al Serchio, ma sarà possibile assistere all’incontro anche online, prenotandosi al link: https://tinyurl.com/meetguidi.

Il volume di Oscar uidi segue le tre precedenti pubblicazioni – Dal fascismo alla Resistenza. La Garfagnana tra le due guerre mondiali (2004), Con la guerra negli occhi. Donne e uomini di Garfagnana raccontano 1943-45 (2005) e La Terra Promessa. La Garfagnana nella seconda metà del XX secolo 1945-1970 (2017) – in un ideale percorso che abbraccia quasi un secolo di storia. Riprendendo da dove aveva lasciato, ovvero agli albori degli anni ’70 del XX secolo, l’autore si approccia agli ultimi tre decenni del Novecento con la cautela di chi sa quanto difficile sia decifrare avvenimenti non ancora del tutto sedimentati nella memoria collettiva perché così prossimi alla nostra contemporaneità. Un prezioso lavoro di ricerca che, partendo da una rigorosa consultazione delle fonti, cerca di fotografare un periodo storico ricco di avvenimenti, riportandone i fatti salienti e offrendo spunti di riflessione per un’analisi complessiva dei processi e delle trasformazioni che hanno interessato la nostra terra nel passato recente.

Oscar Guidi svolge attività di ricerca sul territorio della Garfagnana da più di 40 anni. Suoi campi di interesse sono stati principalmente l’archeologia preistorica, l’antropologia culturale e la storia contemporanea. Ha svolto campagne di ricerca in collaborazione con l’Università di Pisa, con la Soprintendenza Archeologica per la Toscana, con la regione Toscana e vari Enti locali. E’ laureato in Storia, Scienze Politiche e Giurisprudenza. Attualmente è dirigente dell’ISI Garfagnana, polo scolastico delle scuole superiori di Castelnuovo Garfagnana.

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    CONVEGNO INTERNAZIONALE

    Il convegno cerca di dare continuazione alle più recenti ricerche su Collodi e la sua opera, con interventi qualificati di studiosi e conoscitori della materia provenienti da vari settori disciplinari: storico, letterario, antropologico, psicologico, semiotico e pedagogico (Sonia Giusti, Floriana Ciccodicola, Franco Cambi, Daniela Marcheschi, Carla Beatrice Lomi, Gian Franco Gianotti, Alberto Borghini). Nel contempo, si propone di aprire un dialogo interculturale con ricerche collodiane di altri paesi del mondo, in particolare con figure di docenti attivi in area portoghese e spagnola (Daniela Marcheschi, Sueti de Sousa Cagneti, Alcione Pauli, Mirna Rosibel Meza Herrera).

    Portano il loro contributo al convegno l’Università di Cassino e del Lazio meridionale, l’Universidade Aberta di Lisbona, la Fondazione Nazionale Carlo Collodi, la Via Europea della Fiaba (di cui La Giubba APS fa parte), il Museo Italiano dell’Immaginario Folklorico e il Comune di Piazza al Serchio che ne è proprietario, l’Istituto Comprensivo Statale di Piazza al Serchio che ospita il convegno, l’Associazione di studi storico-antropologici “Leone Verde APS”, il Laboratorio di Antropologia sociale “Ernesto De Martino”, l’Osservatorio per la Memoria storica, l’Intercultura, Diritti umani e Sviluppo sostenibile “Minds-Luciano Dondoli-Lapass”. Nel convegno la prof.ssa Marcheschi coordinerà gli interventi delle relatrici straniere.

    La figura di Carlo Collodi vive oggi una stagione di pieno riconoscimento della sua statura di intellettuale laico, attivo nella realtà sociale e politica toscana e nazionale del periodo postunitario. La sua opera eclettica, poliedrica e sorretta da robusta cultura classica, è stata spesso adombrata dal successo sfolgorante, consacrato da lettori di tutto il mondo, del romanzo-favola che narra le avventure di un burattino ribelle e irriverente, libero e curioso di vivere ogni esperienza.

    Il capolavoro narrativo, oggetto di una passione totalizzante quale si tributa solo ai grandi geni della letteratura mondiale, ha catalizzato attenzione critica ed entusiasmo di pubblico come un faro luminoso, facendo spesso dimenticare che fu il risultato della ricchezza di interessi e dello spessore intellettuale del suo creatore. Il percorso di formazione di Collodi non attraversa le accademie, ma si muove e si sviluppa entro una miriade di attività e di rapporti sociali e culturali che lasceranno un’impronta originale nel Pinocchio: la storia del burattino non fu dunque una cometa isolata, ma il frutto di una personalità inventiva, proteiforme e innovativa di giornalista, commediografo, critico musicale, polemista, scrittore di libri per l’infanzia come Giannettino e Minuzzolo (ma Pinocchio è ben altro, non rientra in quest’ultima categoria).

    Fu inoltre un attivista risorgimentale di matrice mazziniana, fondatore di riviste satiriche e brillante cultore di uno stile umoristico-caricaturale che guardava ai modelli europei, in particolare a quello anglosassone. L’attività giornalistica di Collodi fu un laboratorio determinante per l’elaborazione di una lingua e di uno stile nuovi nel panorama postunitario, di una tecnica narrativa nutrita di abitudine alla critica e alla cronaca di costume.

    La prosa del Pinocchio è tesa, scattante, ricca di energia umorale, di dialoghi veloci e icastici, di parodie, divagazioni, ritratti caricaturali e trovate ironiche: Collodi inaugura così una scrittura agile e anticonformista, uno stile narrativo antiretorico, vicino alla lingua orale del popolo, che rifugge dai modelli ottocenteschi imperanti ponendosi al crocevia tra cultura popolare, tradizione letteraria e modernità mediale. In Collodi la fiaba/favola non è genere d’intrattenimento, in quanto si fa strumento di critica sociale e specchio delle tensioni dell’Italia post-risorgimentale, divisa tra libertà e conformismo, tra slancio ideale e adattamento sociale; ma principalmente la fiaba/favola è forma narrativa di elaborazione fantastica, spazio simbolico capace di dar voce all’immaginario folklorico trasformando le contingenze storiche in racconto esemplare di respiro universale.