Il sogno del Maresciallo di Luciano Zanelli

21/05/2026 20:00 - 23:00

Un genere nuovo per un autore garfagnino che ama raccontare la propria terra e che si è invece misurato, nella sua ultima fatica letteraria, con un giallo d’atmosfera, capace di restituire il fascino della Toscana degli anni Settanta e la profonda  umanità di un uomo in divisa:  in programma il 21 maggio alle ore 21 per i Giovedì al Museo la presentazione di Il sogno del Maresciallo (Tralerighelibri, 2026), di Luciano Zanelli. È possibile assistere all’incontro sia in presenza che online, prenotandosi al link: https://bit.ly/giovedimaggio.

Giuseppe Rossi non è un investigatore qualunque. Nato a Sapri, con un passato da medaglia d’oro olimpica, porta con sé la determinazione dell’atleta e la sensibilità di chi ha conosciuto il dolore del distacco. Quando viene chiamato a dirigere il Nucleo Investigativo di Montecatini, si trova di fronte al caso più difficile della sua carriera: l’omicidio di David Roma. Tra ville nobiliari avvolte dall’edera, riti magici notturni condotti dalla misteriosa Katiuscia e il ritrovamento di un testamento leggendario, Rossi dovrà muoversi in un labirinto di bugie e omissioni. In una provincia che sa ma preferisce tacere, la verità ha il sapore amaro di un passato che non vuole passare.

Luciano Zanelli (1938, Castelletto, Comune di Sillano-Giuncugnano) a 17 anni lascia la Garfagnana per intraprendere la carriera militare nell’arma dei carabinieri a cavallo. Successivamente vince il concorso di accesso alla scuola Allievi Sottoufficiali. Col grado di Maresciallo frequenta diversi corsi di specializzazione presso il CAI di Abbasanta in Sardegna. Nella metà degli anni settanta assume il comando del Sotto-nucleo Servizi Presidenziali, con compiti di scorta di sicurezza al capo dello Stato, all’epoca Giovanni Leone e, successivamente, Sandro Pertini. Appassionato di arti visive frequenta presso l’Accademia delle Belle Arti di Roma un corso di disegno e pittura che, nel tempo, gli consentirà di esporre le sue opere in diverse prestigiose mostre nazionali e internazionali. Affida emozioni e ricordi alle sue varie pubblicazioni: “Ricordi di vita” “Il fazzoletto bianco”, “Ricordi in rima”, “Le mie poesie”, “Profumi e ricordi della mia Garfagnana”, “Un partigiano in canonica ed altre storie in Garfagnana” e “Il novecento un secolo di storia e personaggi da ricordare”.

 

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    CONVEGNO INTERNAZIONALE

    Il convegno cerca di dare continuazione alle più recenti ricerche su Collodi e la sua opera, con interventi qualificati di studiosi e conoscitori della materia provenienti da vari settori disciplinari: storico, letterario, antropologico, psicologico, semiotico e pedagogico (Sonia Giusti, Floriana Ciccodicola, Franco Cambi, Daniela Marcheschi, Carla Beatrice Lomi, Gian Franco Gianotti, Alberto Borghini). Nel contempo, si propone di aprire un dialogo interculturale con ricerche collodiane di altri paesi del mondo, in particolare con figure di docenti attivi in area portoghese e spagnola (Daniela Marcheschi, Sueti de Sousa Cagneti, Alcione Pauli, Mirna Rosibel Meza Herrera).

    Portano il loro contributo al convegno l’Università di Cassino e del Lazio meridionale, l’Universidade Aberta di Lisbona, la Fondazione Nazionale Carlo Collodi, la Via Europea della Fiaba (di cui La Giubba APS fa parte), il Museo Italiano dell’Immaginario Folklorico e il Comune di Piazza al Serchio che ne è proprietario, l’Istituto Comprensivo Statale di Piazza al Serchio che ospita il convegno, l’Associazione di studi storico-antropologici “Leone Verde APS”, il Laboratorio di Antropologia sociale “Ernesto De Martino”, l’Osservatorio per la Memoria storica, l’Intercultura, Diritti umani e Sviluppo sostenibile “Minds-Luciano Dondoli-Lapass”. Nel convegno la prof.ssa Marcheschi coordinerà gli interventi delle relatrici straniere.

    La figura di Carlo Collodi vive oggi una stagione di pieno riconoscimento della sua statura di intellettuale laico, attivo nella realtà sociale e politica toscana e nazionale del periodo postunitario. La sua opera eclettica, poliedrica e sorretta da robusta cultura classica, è stata spesso adombrata dal successo sfolgorante, consacrato da lettori di tutto il mondo, del romanzo-favola che narra le avventure di un burattino ribelle e irriverente, libero e curioso di vivere ogni esperienza.

    Il capolavoro narrativo, oggetto di una passione totalizzante quale si tributa solo ai grandi geni della letteratura mondiale, ha catalizzato attenzione critica ed entusiasmo di pubblico come un faro luminoso, facendo spesso dimenticare che fu il risultato della ricchezza di interessi e dello spessore intellettuale del suo creatore. Il percorso di formazione di Collodi non attraversa le accademie, ma si muove e si sviluppa entro una miriade di attività e di rapporti sociali e culturali che lasceranno un’impronta originale nel Pinocchio: la storia del burattino non fu dunque una cometa isolata, ma il frutto di una personalità inventiva, proteiforme e innovativa di giornalista, commediografo, critico musicale, polemista, scrittore di libri per l’infanzia come Giannettino e Minuzzolo (ma Pinocchio è ben altro, non rientra in quest’ultima categoria).

    Fu inoltre un attivista risorgimentale di matrice mazziniana, fondatore di riviste satiriche e brillante cultore di uno stile umoristico-caricaturale che guardava ai modelli europei, in particolare a quello anglosassone. L’attività giornalistica di Collodi fu un laboratorio determinante per l’elaborazione di una lingua e di uno stile nuovi nel panorama postunitario, di una tecnica narrativa nutrita di abitudine alla critica e alla cronaca di costume.

    La prosa del Pinocchio è tesa, scattante, ricca di energia umorale, di dialoghi veloci e icastici, di parodie, divagazioni, ritratti caricaturali e trovate ironiche: Collodi inaugura così una scrittura agile e anticonformista, uno stile narrativo antiretorico, vicino alla lingua orale del popolo, che rifugge dai modelli ottocenteschi imperanti ponendosi al crocevia tra cultura popolare, tradizione letteraria e modernità mediale. In Collodi la fiaba/favola non è genere d’intrattenimento, in quanto si fa strumento di critica sociale e specchio delle tensioni dell’Italia post-risorgimentale, divisa tra libertà e conformismo, tra slancio ideale e adattamento sociale; ma principalmente la fiaba/favola è forma narrativa di elaborazione fantastica, spazio simbolico capace di dar voce all’immaginario folklorico trasformando le contingenze storiche in racconto esemplare di respiro universale.