Il museo compie gli anni: 26 giugno seconda giornata

26/06/2021 10:00 - 23:00

Il 26 giugno alle 10.30, alla presenza delle autorità, verrà presentata una sintesi di quanto realizzato dal Museo fino alla data odierna e dei progetti futuri che punteranno ad incrementare sia l’attività di catalogazione e digitalizzazione del materiale dell’Archivio che la realizzazione di podcast con le leggende della tradizione locale. In particolare, i podcast rappresentano un’importante occasione di diffusione del materiale del Museo, che, per la sua natura di racconto orale, ben si presta ad essere ascoltato. E’ previsto anche il loro uso tramite un’app di geolocalizzazione, che segnala al visitatore/camminatore il racconto da ascoltare una volta giunto nel punto esatto (paese/sentiero/luogo della paura/ecc.) in cui ha avuto origine la storia: questo progetto, dal risvolto prettamente turistico, è già parzialmente in uso e continuamente arricchito da nuove letture.

Il pomeriggio si aprirà alle ore 15 con la presentazione del Laboratorio Demologico da parte degli studenti della Scuola Secondaria di primo grado di Piazza al Serchio.  Alle 17, invece, partirà da Piazza Unità d’Italia il Tour guidato che compirà un anello fra San Michele e Piazza al Serchio, toccando il Ponte medievale di San Michele e il Castello, il Ponte di Piazza Bassa e Castelvecchio, Sala e la Pieve di Castelvecchio per poi tornare al punto di partenza: durante il percorso saranno illustrati i contenuti storici e lette le leggende dell’immaginario localizzate nei diversi luoghi attraversati. 

La festa si concluderà la sera alle ore 21 con lo spettacolo-lettura, basato sulle storie dell’Archivio del Museo, I racconti del Mistero con Alessandro Bertolucci, accompagnato dalla fisarmonica di Ugo Menconi.

 

Alessandro Bertolucci, diplomato al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma, ha lavorato con Franco Zeffirelli, Carlo Lizzani, Gianni Lepre e molti altri. Fra i protagonisti di serie di successo come “Medico in Famiglia”, “Terra ribelle”, ” Una buona stagione” e “La donna che ritorna”. Bertolucci è anche impegnato nel sociale con i laboratori di doppiaggio ludico/formativi Doppio Sorriso. 

Il Maestro Ugo Menconi, ha conseguito il diploma di teoria e solfeggio nel 1990 presso il conservatorio G. Puccini de La Spezia. Dal 2010 crea e dirige una nuova formazione corale, il Coro Voci del Serchio di Castelnuovo di Garfagnana, con repertorio basato su canti di montagna e di ispirazione popolare. Ha creato nel 2012 la prima edizione della Rassegna Corale di Primavera “Voci del Serchio” nella splendida cornice del Teatro Alfieri. Grande cultore e appassionato di Opera Lirica, collabora con l’associazione “Il Serchio delle Muse” dal 2015, nell’intento di diffondere nella valle garfagnina concerti lirici e musica classica. 

 

Per il Tour e la visita guidata del Museo è necessaria la prenotazione telefonica allo 351 952 7312.

Per lo spettacolo: se in presenza è necessaria la prenotazione telefonica (351 952 7312); se online iscriversi tramite il link https://bit.ly/26giugno21.

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    CONVEGNO INTERNAZIONALE

    Il convegno cerca di dare continuazione alle più recenti ricerche su Collodi e la sua opera, con interventi qualificati di studiosi e conoscitori della materia provenienti da vari settori disciplinari: storico, letterario, antropologico, psicologico, semiotico e pedagogico (Sonia Giusti, Floriana Ciccodicola, Franco Cambi, Daniela Marcheschi, Carla Beatrice Lomi, Gian Franco Gianotti, Alberto Borghini). Nel contempo, si propone di aprire un dialogo interculturale con ricerche collodiane di altri paesi del mondo, in particolare con figure di docenti attivi in area portoghese e spagnola (Daniela Marcheschi, Sueti de Sousa Cagneti, Alcione Pauli, Mirna Rosibel Meza Herrera).

    Portano il loro contributo al convegno l’Università di Cassino e del Lazio meridionale, l’Universidade Aberta di Lisbona, la Fondazione Nazionale Carlo Collodi, la Via Europea della Fiaba (di cui La Giubba APS fa parte), il Museo Italiano dell’Immaginario Folklorico e il Comune di Piazza al Serchio che ne è proprietario, l’Istituto Comprensivo Statale di Piazza al Serchio che ospita il convegno, l’Associazione di studi storico-antropologici “Leone Verde APS”, il Laboratorio di Antropologia sociale “Ernesto De Martino”, l’Osservatorio per la Memoria storica, l’Intercultura, Diritti umani e Sviluppo sostenibile “Minds-Luciano Dondoli-Lapass”. Nel convegno la prof.ssa Marcheschi coordinerà gli interventi delle relatrici straniere.

    La figura di Carlo Collodi vive oggi una stagione di pieno riconoscimento della sua statura di intellettuale laico, attivo nella realtà sociale e politica toscana e nazionale del periodo postunitario. La sua opera eclettica, poliedrica e sorretta da robusta cultura classica, è stata spesso adombrata dal successo sfolgorante, consacrato da lettori di tutto il mondo, del romanzo-favola che narra le avventure di un burattino ribelle e irriverente, libero e curioso di vivere ogni esperienza.

    Il capolavoro narrativo, oggetto di una passione totalizzante quale si tributa solo ai grandi geni della letteratura mondiale, ha catalizzato attenzione critica ed entusiasmo di pubblico come un faro luminoso, facendo spesso dimenticare che fu il risultato della ricchezza di interessi e dello spessore intellettuale del suo creatore. Il percorso di formazione di Collodi non attraversa le accademie, ma si muove e si sviluppa entro una miriade di attività e di rapporti sociali e culturali che lasceranno un’impronta originale nel Pinocchio: la storia del burattino non fu dunque una cometa isolata, ma il frutto di una personalità inventiva, proteiforme e innovativa di giornalista, commediografo, critico musicale, polemista, scrittore di libri per l’infanzia come Giannettino e Minuzzolo (ma Pinocchio è ben altro, non rientra in quest’ultima categoria).

    Fu inoltre un attivista risorgimentale di matrice mazziniana, fondatore di riviste satiriche e brillante cultore di uno stile umoristico-caricaturale che guardava ai modelli europei, in particolare a quello anglosassone. L’attività giornalistica di Collodi fu un laboratorio determinante per l’elaborazione di una lingua e di uno stile nuovi nel panorama postunitario, di una tecnica narrativa nutrita di abitudine alla critica e alla cronaca di costume.

    La prosa del Pinocchio è tesa, scattante, ricca di energia umorale, di dialoghi veloci e icastici, di parodie, divagazioni, ritratti caricaturali e trovate ironiche: Collodi inaugura così una scrittura agile e anticonformista, uno stile narrativo antiretorico, vicino alla lingua orale del popolo, che rifugge dai modelli ottocenteschi imperanti ponendosi al crocevia tra cultura popolare, tradizione letteraria e modernità mediale. In Collodi la fiaba/favola non è genere d’intrattenimento, in quanto si fa strumento di critica sociale e specchio delle tensioni dell’Italia post-risorgimentale, divisa tra libertà e conformismo, tra slancio ideale e adattamento sociale; ma principalmente la fiaba/favola è forma narrativa di elaborazione fantastica, spazio simbolico capace di dar voce all’immaginario folklorico trasformando le contingenze storiche in racconto esemplare di respiro universale.