Dire cantare danzare, prima giornata

05/07/2024 10:00 - 18:00

📌𝟏° 𝐠𝐢𝐨𝐫𝐧𝐚𝐭𝐚 – 𝑰𝒍 𝒅𝒊𝒓𝒆 𝒆 𝒊𝒍 𝒄𝒂𝒏𝒕𝒂𝒓𝒆 – 𝐕𝐞𝐧𝐞𝐫𝐝ì 𝟓 𝐥𝐮𝐠𝐥𝐢𝐨 𝐝𝐚𝐥𝐥𝐞 𝟏𝟎 𝐚𝐥𝐥𝐞 𝟏𝟑 𝐞 𝐝𝐚𝐥𝐥𝐞 𝟏𝟓 𝐚𝐥𝐥𝐞 𝟏𝟖 avrai l’opportunità di confrontarti con 𝐌𝐚𝐫𝐜𝐨 𝐁𝐞𝐭𝐭𝐢, regista teatrale, drammaturgo, educatore professionale, poeta improvvisatore in ottava rima e animatore dell’Associazione Lentopede: narratori di comunità, sulle dinamiche del teatro popolare come forma di autodeterminazione delle comunità e come metodo pedagogico di inculturazione e acculturazione, come modalità storica di derisione delle classi sociali antagoniste, spaziando dalla tragedia greca al teatro dell’oppresso, passando per la pedagogia di Freire.
Insieme a Annarosa Bacci, incontrerai la musica popolare in tutte le sue forme: stornelli, ninne nanne, canti narrativi, alla scoperta delle radici comuni che appartengono a ogni tradizione: “Ho fatto la maestra: il canto è stato sempre una mia passione e cantando spesso ho insegnato ai miei alunni a leggere e a riflettere. Ho incontrato Gastone Venturelli in gioventú, mi ha coinvolto nelle sue ricerche e mi sono arricchita nella scoperta dei canti e dei cantori, ritrovando le mie radici e comprendendo che appartengono a molti altri popoli e genti. Nel libro 𝙑𝙞 𝙘𝙖𝙣𝙩𝙤 𝙪𝙣 𝙛𝙖𝙩𝙩𝙤 𝙨𝙚 𝙡𝙤 𝙥𝙚𝙧𝙢𝙚𝙩𝙩𝙚𝙩𝙚, ho raccolto parole e musica dei canti narrativi, delle ninne nanne, degli stornelli ritrovati e ho voluto testimoniare la ricchezza di questo patrimonio per la paura che venga definitamente perduto. Spero di poterlo raccontare e cantare insieme a chi lo desidera, così come ho fatto con i miei ragazzi a scuola!”

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  • 26/09/2026 09:00 - 26/09/2026 19:00

    CONVEGNO INTERNAZIONALE

    Il convegno cerca di dare continuazione alle più recenti ricerche su Collodi e la sua opera, con interventi qualificati di studiosi e conoscitori della materia provenienti da vari settori disciplinari: storico, letterario, antropologico, psicologico, semiotico e pedagogico (Sonia Giusti, Floriana Ciccodicola, Franco Cambi, Daniela Marcheschi, Carla Beatrice Lomi, Gian Franco Gianotti, Alberto Borghini). Nel contempo, si propone di aprire un dialogo interculturale con ricerche collodiane di altri paesi del mondo, in particolare con figure di docenti attivi in area portoghese e spagnola (Daniela Marcheschi, Sueti de Sousa Cagneti, Alcione Pauli, Mirna Rosibel Meza Herrera).

    Portano il loro contributo al convegno l’Università di Cassino e del Lazio meridionale, l’Universidade Aberta di Lisbona, la Fondazione Nazionale Carlo Collodi, la Via Europea della Fiaba (di cui La Giubba APS fa parte), il Museo Italiano dell’Immaginario Folklorico e il Comune di Piazza al Serchio che ne è proprietario, l’Istituto Comprensivo Statale di Piazza al Serchio che ospita il convegno, l’Associazione di studi storico-antropologici “Leone Verde APS”, il Laboratorio di Antropologia sociale “Ernesto De Martino”, l’Osservatorio per la Memoria storica, l’Intercultura, Diritti umani e Sviluppo sostenibile “Minds-Luciano Dondoli-Lapass”. Nel convegno la prof.ssa Marcheschi coordinerà gli interventi delle relatrici straniere.

    La figura di Carlo Collodi vive oggi una stagione di pieno riconoscimento della sua statura di intellettuale laico, attivo nella realtà sociale e politica toscana e nazionale del periodo postunitario. La sua opera eclettica, poliedrica e sorretta da robusta cultura classica, è stata spesso adombrata dal successo sfolgorante, consacrato da lettori di tutto il mondo, del romanzo-favola che narra le avventure di un burattino ribelle e irriverente, libero e curioso di vivere ogni esperienza.

    Il capolavoro narrativo, oggetto di una passione totalizzante quale si tributa solo ai grandi geni della letteratura mondiale, ha catalizzato attenzione critica ed entusiasmo di pubblico come un faro luminoso, facendo spesso dimenticare che fu il risultato della ricchezza di interessi e dello spessore intellettuale del suo creatore. Il percorso di formazione di Collodi non attraversa le accademie, ma si muove e si sviluppa entro una miriade di attività e di rapporti sociali e culturali che lasceranno un’impronta originale nel Pinocchio: la storia del burattino non fu dunque una cometa isolata, ma il frutto di una personalità inventiva, proteiforme e innovativa di giornalista, commediografo, critico musicale, polemista, scrittore di libri per l’infanzia come Giannettino e Minuzzolo (ma Pinocchio è ben altro, non rientra in quest’ultima categoria).

    Fu inoltre un attivista risorgimentale di matrice mazziniana, fondatore di riviste satiriche e brillante cultore di uno stile umoristico-caricaturale che guardava ai modelli europei, in particolare a quello anglosassone. L’attività giornalistica di Collodi fu un laboratorio determinante per l’elaborazione di una lingua e di uno stile nuovi nel panorama postunitario, di una tecnica narrativa nutrita di abitudine alla critica e alla cronaca di costume.

    La prosa del Pinocchio è tesa, scattante, ricca di energia umorale, di dialoghi veloci e icastici, di parodie, divagazioni, ritratti caricaturali e trovate ironiche: Collodi inaugura così una scrittura agile e anticonformista, uno stile narrativo antiretorico, vicino alla lingua orale del popolo, che rifugge dai modelli ottocenteschi imperanti ponendosi al crocevia tra cultura popolare, tradizione letteraria e modernità mediale. In Collodi la fiaba/favola non è genere d’intrattenimento, in quanto si fa strumento di critica sociale e specchio delle tensioni dell’Italia post-risorgimentale, divisa tra libertà e conformismo, tra slancio ideale e adattamento sociale; ma principalmente la fiaba/favola è forma narrativa di elaborazione fantastica, spazio simbolico capace di dar voce all’immaginario folklorico trasformando le contingenze storiche in racconto esemplare di respiro universale.