Abitare è incontrare con Claudio Cernesi

27/11/2025 21:00 - 22:00
𝐒𝐄𝐑𝐀𝐓𝐀 𝐈𝐍 𝐏𝐑𝐄𝐒𝐄𝐍𝐙𝐀 𝐀𝐋 𝐌𝐔𝐒𝐄𝐎
𝐆𝐈𝐎𝐕𝐄𝐃𝐈’ 𝐀𝐋 𝐌𝐔𝐒𝐄𝐎
𝟐𝟕 𝐧𝐨𝐯𝐞𝐦𝐛𝐫𝐞 𝐨𝐫𝐞 𝟐𝟏
𝘼𝙗𝙞𝙩𝙖𝙧𝙚 𝙚’ 𝙄𝙣𝙘𝙤𝙣𝙩𝙧𝙖𝙧𝙚
con 𝐂𝐥𝐚𝐮𝐝𝐢𝐨 𝐂𝐞𝐫𝐧𝐞𝐬𝐢
È possibile assistere all’incontro sia in presenza, presso la sede del Museo, in Via Ducale 4 a San Michele, che online, prenotandosi al link: https://tinyurl.com/museonovembre25

 
Il volume 𝘼𝙗𝙞𝙩𝙖𝙧𝙚 𝙚’ 𝙄𝙣𝙘𝙤𝙣𝙩𝙧𝙖𝙧𝙚 propone una riflessione sul legame tra le persone e i luoghi, poiché considera l’abitare non solo una questione di spazio, ma anche di relazioni, di memoria e di senso.
“Questo piccolo libro è nato tra le cose del tempo – racconta l’autore Claudio Cernesi – : i gesti, i ricordi, la malinconia, l’incontro, la ricerca di significati in un nuovo territorio da abitare. L’identità non si raggiunge una volta per tutte, ma occorre ridisegnarla in base agli eventi della vita e tra questi gli spostamenti nello spazio. Cerchiamo ciò che siamo e scopriamo che per trovare la risposta occorre incontrare l’altro, chiunque esso sia: l’uomo, l’animale, l’albero … l’oltre. Questo libro è nato lentamente, ha preso forma cercando un legame, trovando delle parole e le parole: ha preso forma nel silenzio, nell’ascolto degli alberi, dei vecchi, di me.”
𝐂𝐥𝐚𝐮𝐝𝐢𝐨 𝐂𝐞𝐫𝐧𝐞𝐬𝐢 è pedagogista a indirizzo antropologico e counselor professionista ACP, già docente di Sociologia delle Relazioni Interculturali all’Università di Modena e Reggio Emilia. Si è occupato per molti anni di educazione e di educazione e formazione interculturale. Promuove scambi conoscitivi con il Senegal dagli anni Novanta.

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    CONVEGNO INTERNAZIONALE

    Il convegno cerca di dare continuazione alle più recenti ricerche su Collodi e la sua opera, con interventi qualificati di studiosi e conoscitori della materia provenienti da vari settori disciplinari: storico, letterario, antropologico, psicologico, semiotico e pedagogico (Sonia Giusti, Floriana Ciccodicola, Franco Cambi, Daniela Marcheschi, Carla Beatrice Lomi, Gian Franco Gianotti, Alberto Borghini). Nel contempo, si propone di aprire un dialogo interculturale con ricerche collodiane di altri paesi del mondo, in particolare con figure di docenti attivi in area portoghese e spagnola (Daniela Marcheschi, Sueti de Sousa Cagneti, Alcione Pauli, Mirna Rosibel Meza Herrera).

    Portano il loro contributo al convegno l’Università di Cassino e del Lazio meridionale, l’Universidade Aberta di Lisbona, la Fondazione Nazionale Carlo Collodi, la Via Europea della Fiaba (di cui La Giubba APS fa parte), il Museo Italiano dell’Immaginario Folklorico e il Comune di Piazza al Serchio che ne è proprietario, l’Istituto Comprensivo Statale di Piazza al Serchio che ospita il convegno, l’Associazione di studi storico-antropologici “Leone Verde APS”, il Laboratorio di Antropologia sociale “Ernesto De Martino”, l’Osservatorio per la Memoria storica, l’Intercultura, Diritti umani e Sviluppo sostenibile “Minds-Luciano Dondoli-Lapass”. Nel convegno la prof.ssa Marcheschi coordinerà gli interventi delle relatrici straniere.

    La figura di Carlo Collodi vive oggi una stagione di pieno riconoscimento della sua statura di intellettuale laico, attivo nella realtà sociale e politica toscana e nazionale del periodo postunitario. La sua opera eclettica, poliedrica e sorretta da robusta cultura classica, è stata spesso adombrata dal successo sfolgorante, consacrato da lettori di tutto il mondo, del romanzo-favola che narra le avventure di un burattino ribelle e irriverente, libero e curioso di vivere ogni esperienza.

    Il capolavoro narrativo, oggetto di una passione totalizzante quale si tributa solo ai grandi geni della letteratura mondiale, ha catalizzato attenzione critica ed entusiasmo di pubblico come un faro luminoso, facendo spesso dimenticare che fu il risultato della ricchezza di interessi e dello spessore intellettuale del suo creatore. Il percorso di formazione di Collodi non attraversa le accademie, ma si muove e si sviluppa entro una miriade di attività e di rapporti sociali e culturali che lasceranno un’impronta originale nel Pinocchio: la storia del burattino non fu dunque una cometa isolata, ma il frutto di una personalità inventiva, proteiforme e innovativa di giornalista, commediografo, critico musicale, polemista, scrittore di libri per l’infanzia come Giannettino e Minuzzolo (ma Pinocchio è ben altro, non rientra in quest’ultima categoria).

    Fu inoltre un attivista risorgimentale di matrice mazziniana, fondatore di riviste satiriche e brillante cultore di uno stile umoristico-caricaturale che guardava ai modelli europei, in particolare a quello anglosassone. L’attività giornalistica di Collodi fu un laboratorio determinante per l’elaborazione di una lingua e di uno stile nuovi nel panorama postunitario, di una tecnica narrativa nutrita di abitudine alla critica e alla cronaca di costume.

    La prosa del Pinocchio è tesa, scattante, ricca di energia umorale, di dialoghi veloci e icastici, di parodie, divagazioni, ritratti caricaturali e trovate ironiche: Collodi inaugura così una scrittura agile e anticonformista, uno stile narrativo antiretorico, vicino alla lingua orale del popolo, che rifugge dai modelli ottocenteschi imperanti ponendosi al crocevia tra cultura popolare, tradizione letteraria e modernità mediale. In Collodi la fiaba/favola non è genere d’intrattenimento, in quanto si fa strumento di critica sociale e specchio delle tensioni dell’Italia post-risorgimentale, divisa tra libertà e conformismo, tra slancio ideale e adattamento sociale; ma principalmente la fiaba/favola è forma narrativa di elaborazione fantastica, spazio simbolico capace di dar voce all’immaginario folklorico trasformando le contingenze storiche in racconto esemplare di respiro universale.