Alle origini della fata

19/02/2026 21:00 - 19/03/2026 23:00

Si parlerà di fate, creature arcane complesse e ambigue, presenti da tempo immemorabile nell’immaginario universale, nell’appuntamento del 19 febbraio alle ore 21 dei Giovedì al Museo dal titolo Alle origini della fata. Caratteri di una figura archetipica dell’immaginario, ospite Carla Beatrice Lomi. È possibile assistere all’incontro unicamente online, prenotandosi al link: https://bit.ly/febbraio26; si rilascia attestato di partecipazione su richiesta.

Le fate hanno lasciato traccia di sé nella toponomastica e nel folclore di tutti i paesi, nella parola persuasiva dei miti, delle fiabe, della poesia. Circoscritto il loro albero genealogico e ricondotto alle Parche, – dee del destino – e alle ninfe, dee della natura, Lomi rileggerà brevemente le storie di Melusina e Morgana, le due fate che campeggiano nei domini letterari medievali, quali manifestazioni dell’archetipo dell’Anima, nell’isomorfismo che le unisce alla Grande Dea. Figure della metamorfosi (simbolo della stessa resilienza umana) alimentano nel soggetto la speranza creatrice, ma anche le possibilità di dar vita ad un sogno collettivo che si è affacciato a più riprese sul proscenio della coscienza storica e che oggi anima l’ecologia profonda. Nelle loro vicende di madrine o amanti soprannaturali che si uniscono agli umani portando abbondanza di doni, è infatti possibile rintracciare le condizioni di un incontro – non ancora pienamente avvenuto, tra femminile e maschile, natura e cultura, umano e divino – a cui più soggetti, ancora oggi, guardano come possibilità e domanda.

Carla Beatrice Lomi, laureata in Pedagogia con il professore Franco Cambi, ha conseguito il diploma del Corso di Perfezionamento Post Laurea in Estetica e ermeneutica delle forme e processi simbolici all’Università di Firenze. È ricercatrice dell’ARPA JUNG. Già referente del Gruppo di Studio Interdisciplinare sulla fiaba dell’IAAPs, è condirettrice della collana editoriale Amore e Psiche della Casa Editrice Moretti&Vitali. Ha curato rassegne letterarie dedicate alla conoscenza delle fiabe e dei classici della letteratura. È autrice del volume All’origine della fata. La donna e la sua psiche allo specchio (Edizioni della Meridiana, Firenze 2004) e coautrice e curatrice del volume Arazzi fiabeschi. Il mondo delle fiabe nell’età della globalizzazione (edizioni Nicomp, Firenze, 2011). Il suo saggio Le fate tra illusioni e disincanto. L’anima femminile e la poesia della natura (Moretti&Vitali Editori, Bergamo, 2022) ha ricevuto più premi letterari.

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    CONVEGNO INTERNAZIONALE

    Il convegno cerca di dare continuazione alle più recenti ricerche su Collodi e la sua opera, con interventi qualificati di studiosi e conoscitori della materia provenienti da vari settori disciplinari: storico, letterario, antropologico, psicologico, semiotico e pedagogico (Sonia Giusti, Floriana Ciccodicola, Franco Cambi, Daniela Marcheschi, Carla Beatrice Lomi, Gian Franco Gianotti, Alberto Borghini). Nel contempo, si propone di aprire un dialogo interculturale con ricerche collodiane di altri paesi del mondo, in particolare con figure di docenti attivi in area portoghese e spagnola (Daniela Marcheschi, Sueti de Sousa Cagneti, Alcione Pauli, Mirna Rosibel Meza Herrera).

    Portano il loro contributo al convegno l’Università di Cassino e del Lazio meridionale, l’Universidade Aberta di Lisbona, la Fondazione Nazionale Carlo Collodi, la Via Europea della Fiaba (di cui La Giubba APS fa parte), il Museo Italiano dell’Immaginario Folklorico e il Comune di Piazza al Serchio che ne è proprietario, l’Istituto Comprensivo Statale di Piazza al Serchio che ospita il convegno, l’Associazione di studi storico-antropologici “Leone Verde APS”, il Laboratorio di Antropologia sociale “Ernesto De Martino”, l’Osservatorio per la Memoria storica, l’Intercultura, Diritti umani e Sviluppo sostenibile “Minds-Luciano Dondoli-Lapass”. Nel convegno la prof.ssa Marcheschi coordinerà gli interventi delle relatrici straniere.

    La figura di Carlo Collodi vive oggi una stagione di pieno riconoscimento della sua statura di intellettuale laico, attivo nella realtà sociale e politica toscana e nazionale del periodo postunitario. La sua opera eclettica, poliedrica e sorretta da robusta cultura classica, è stata spesso adombrata dal successo sfolgorante, consacrato da lettori di tutto il mondo, del romanzo-favola che narra le avventure di un burattino ribelle e irriverente, libero e curioso di vivere ogni esperienza.

    Il capolavoro narrativo, oggetto di una passione totalizzante quale si tributa solo ai grandi geni della letteratura mondiale, ha catalizzato attenzione critica ed entusiasmo di pubblico come un faro luminoso, facendo spesso dimenticare che fu il risultato della ricchezza di interessi e dello spessore intellettuale del suo creatore. Il percorso di formazione di Collodi non attraversa le accademie, ma si muove e si sviluppa entro una miriade di attività e di rapporti sociali e culturali che lasceranno un’impronta originale nel Pinocchio: la storia del burattino non fu dunque una cometa isolata, ma il frutto di una personalità inventiva, proteiforme e innovativa di giornalista, commediografo, critico musicale, polemista, scrittore di libri per l’infanzia come Giannettino e Minuzzolo (ma Pinocchio è ben altro, non rientra in quest’ultima categoria).

    Fu inoltre un attivista risorgimentale di matrice mazziniana, fondatore di riviste satiriche e brillante cultore di uno stile umoristico-caricaturale che guardava ai modelli europei, in particolare a quello anglosassone. L’attività giornalistica di Collodi fu un laboratorio determinante per l’elaborazione di una lingua e di uno stile nuovi nel panorama postunitario, di una tecnica narrativa nutrita di abitudine alla critica e alla cronaca di costume.

    La prosa del Pinocchio è tesa, scattante, ricca di energia umorale, di dialoghi veloci e icastici, di parodie, divagazioni, ritratti caricaturali e trovate ironiche: Collodi inaugura così una scrittura agile e anticonformista, uno stile narrativo antiretorico, vicino alla lingua orale del popolo, che rifugge dai modelli ottocenteschi imperanti ponendosi al crocevia tra cultura popolare, tradizione letteraria e modernità mediale. In Collodi la fiaba/favola non è genere d’intrattenimento, in quanto si fa strumento di critica sociale e specchio delle tensioni dell’Italia post-risorgimentale, divisa tra libertà e conformismo, tra slancio ideale e adattamento sociale; ma principalmente la fiaba/favola è forma narrativa di elaborazione fantastica, spazio simbolico capace di dar voce all’immaginario folklorico trasformando le contingenze storiche in racconto esemplare di respiro universale.