La fiaba prima della fiaba nella novella italiana dal Due al Seicento

22/01/2026 21:00 - 23:00

Per gli appuntamenti dei Giovedì al Museo il 22 gennaio alle ore 21 si terrà la presentazione del volume La fiaba prima della fiaba nella novella italiana dal Due al Seicento, ospiti Laura Diafani e Fabrizio Scrivano. È possibile assistere all’incontro sia in presenza, presso la sede del Museo, in Via Ducale 4 a San Michele, che online, prenotandosi al link: https://bit.ly/gennaio26

L’antologia nasce da una ricerca (Laura Diafani, Fabrizio Scrivano che l’ha diretta e Debora Vitali, Morlacchi Editore) sul tema della novella nel periodo tra Duecento e Seicento; gli autori esplorano la presenza del fiabesco all’interno del genere novella, prendendo in esame un vasto repertorio di narrazioni  e dichiarando l’obiettivo della ricerca fin dall’introduzione: verificare se e quanto e come la  novella abbia trasportato, incubato o liberato qualche racconto che mostrasse un aspetto fiabesco, nonostante la novella abbia per sua natura la tendenza a ricondurre fatti e personaggi entro un contesto di realtà. La fiaba di tradizione orale ha contaminato vari generi di narrazione fino alle forme codificate di scrittura, ma la novella più di altre forme narrative mantiene un rapporto stretto con l’oralità, assumendo dalla fiaba il gusto della parola detta, del discorso vivo tenuto da oratori alla presenza di ascoltatori.

Fabrizio Scrivano si occupa delle pratiche e delle teorie riguardanti i vari aggregati e dispositivi sensoriali. Insegna Letteratura italiana e Retorica nell’Università di Perugia. Tra le sue pubblicazioni: Una certa idea del comico. Retorica e riso nella cultura del Seicento (Pisa, Pacini, 2001); Lo spazio e le forme. Basi teoriche del vedere contemporaneo (Firenze, Alinea, 1996); Le parole degli occhi. Vista e linguaggio nel sapere rinascimentale (Pisa, Pacini, 1992). Per Morlacchi editore ha curato il volume Seminario sulle scritture (2007). Dirige re-Lab. immagini/parole, laboratorio di culture retoriche.

Laura Diafani è attualmente ricercatore di Letteratura italiana all’Università di Cassino e del Lazio meridionale. Si è formata all’Università di Firenze, dove ha conseguito il dottorato di ricerca in Italianistica nel 2002. Docente di ruolo di Materie letterarie e di Latino al liceo per vent’anni, ha insegnato nelle Università di Firenze (1998-2008), di Perugia (2016-2022) e di Cassino (dal 2023). Ha curato edizioni critiche, tra cui due tomi di Carteggi letterari per l’Edizione Nazionale ed Europea di Alessandro Manzoni (Milano, 2016-2017) e pubblicato saggi e monografie, tra cui La «stanza silenziosa». Studio sull’epistolario di Leopardi (Firenze, Le Lettere, 2000); Ragionar di sé». Scritture dell’io e romanzo in Italia 1816-1840 (Firenze, Società Editoriale Fiorentina, 2003). Ora in corso di stampa un volume monografico su Leopardi (Milano, Mimesis, collana «Vite riflesse»).

Related upcoming events

  • 18/09/2026 20:00 - 18/09/2026 23:00

    Castelnuovo di Garfagnana

  • 26/09/2026 09:00 - 26/09/2026 19:00

    CONVEGNO INTERNAZIONALE

    Il convegno cerca di dare continuazione alle più recenti ricerche su Collodi e la sua opera, con interventi qualificati di studiosi e conoscitori della materia provenienti da vari settori disciplinari: storico, letterario, antropologico, psicologico, semiotico e pedagogico (Sonia Giusti, Floriana Ciccodicola, Franco Cambi, Daniela Marcheschi, Carla Beatrice Lomi, Gian Franco Gianotti, Alberto Borghini). Nel contempo, si propone di aprire un dialogo interculturale con ricerche collodiane di altri paesi del mondo, in particolare con figure di docenti attivi in area portoghese e spagnola (Daniela Marcheschi, Sueti de Sousa Cagneti, Alcione Pauli, Mirna Rosibel Meza Herrera).

    Portano il loro contributo al convegno l’Università di Cassino e del Lazio meridionale, l’Universidade Aberta di Lisbona, la Fondazione Nazionale Carlo Collodi, la Via Europea della Fiaba (di cui La Giubba APS fa parte), il Museo Italiano dell’Immaginario Folklorico e il Comune di Piazza al Serchio che ne è proprietario, l’Istituto Comprensivo Statale di Piazza al Serchio che ospita il convegno, l’Associazione di studi storico-antropologici “Leone Verde APS”, il Laboratorio di Antropologia sociale “Ernesto De Martino”, l’Osservatorio per la Memoria storica, l’Intercultura, Diritti umani e Sviluppo sostenibile “Minds-Luciano Dondoli-Lapass”. Nel convegno la prof.ssa Marcheschi coordinerà gli interventi delle relatrici straniere.

    La figura di Carlo Collodi vive oggi una stagione di pieno riconoscimento della sua statura di intellettuale laico, attivo nella realtà sociale e politica toscana e nazionale del periodo postunitario. La sua opera eclettica, poliedrica e sorretta da robusta cultura classica, è stata spesso adombrata dal successo sfolgorante, consacrato da lettori di tutto il mondo, del romanzo-favola che narra le avventure di un burattino ribelle e irriverente, libero e curioso di vivere ogni esperienza.

    Il capolavoro narrativo, oggetto di una passione totalizzante quale si tributa solo ai grandi geni della letteratura mondiale, ha catalizzato attenzione critica ed entusiasmo di pubblico come un faro luminoso, facendo spesso dimenticare che fu il risultato della ricchezza di interessi e dello spessore intellettuale del suo creatore. Il percorso di formazione di Collodi non attraversa le accademie, ma si muove e si sviluppa entro una miriade di attività e di rapporti sociali e culturali che lasceranno un’impronta originale nel Pinocchio: la storia del burattino non fu dunque una cometa isolata, ma il frutto di una personalità inventiva, proteiforme e innovativa di giornalista, commediografo, critico musicale, polemista, scrittore di libri per l’infanzia come Giannettino e Minuzzolo (ma Pinocchio è ben altro, non rientra in quest’ultima categoria).

    Fu inoltre un attivista risorgimentale di matrice mazziniana, fondatore di riviste satiriche e brillante cultore di uno stile umoristico-caricaturale che guardava ai modelli europei, in particolare a quello anglosassone. L’attività giornalistica di Collodi fu un laboratorio determinante per l’elaborazione di una lingua e di uno stile nuovi nel panorama postunitario, di una tecnica narrativa nutrita di abitudine alla critica e alla cronaca di costume.

    La prosa del Pinocchio è tesa, scattante, ricca di energia umorale, di dialoghi veloci e icastici, di parodie, divagazioni, ritratti caricaturali e trovate ironiche: Collodi inaugura così una scrittura agile e anticonformista, uno stile narrativo antiretorico, vicino alla lingua orale del popolo, che rifugge dai modelli ottocenteschi imperanti ponendosi al crocevia tra cultura popolare, tradizione letteraria e modernità mediale. In Collodi la fiaba/favola non è genere d’intrattenimento, in quanto si fa strumento di critica sociale e specchio delle tensioni dell’Italia post-risorgimentale, divisa tra libertà e conformismo, tra slancio ideale e adattamento sociale; ma principalmente la fiaba/favola è forma narrativa di elaborazione fantastica, spazio simbolico capace di dar voce all’immaginario folklorico trasformando le contingenze storiche in racconto esemplare di respiro universale.