Dire cantare danzare, terza giornata

13/07/2024 15:00 - 19:00

📌𝟑° 𝐠𝐢𝐨𝐫𝐧𝐚𝐭𝐚 – 𝑰𝒍 𝒅𝒂𝒏𝒛𝒂𝒓𝒆 – 𝐒𝐚𝐛𝐚𝐭𝐨 𝟏𝟑 𝐥𝐮𝐠𝐥𝐢𝐨 𝐝𝐚𝐥𝐥𝐞 𝟏𝟓 𝐚𝐥𝐥𝐞 𝟏𝟗, con il professor 𝐆𝐢𝐮𝐬𝐞𝐩𝐩𝐞 𝐌𝐢𝐜𝐡𝐞𝐥𝐞 𝐆𝐚𝐥𝐚 e la collaborazione del gruppo folklorico 𝐋𝐚 𝐌𝐮𝐟𝐟𝐫𝐢𝐧𝐚, imparerai i balli tradizionali locali con particolare riferimento alla #Moresca, danza che accompagna il canto del Maggio. Presso la scuola dell’Infanzia di Piazza al Serchio
𝐆𝐢𝐮𝐬𝐞𝐩𝐩𝐞 𝐌𝐢𝐜𝐡𝐞𝐥𝐞 𝐆𝐚𝐥𝐚, con laurea in Storia dello Spettacolo all’Università di Firenze e dottorato di ricerca in Antropologia della Danza presso l’Università di Sassari, ha insegnato Antropologia Culturale presso le Università di Firenze e Prato e al Conservatorio “Pollini” di Padova. Nel 1987 ha fondato l’Associazione Culturale Taranta di Firenze e l’Archivio di Documentazione Etnocoreutica. Dal 1984 organizza e dirige la rassegna didattica estiva di “Estadanza”. Nel 2007 è nominato dal Ministro delle Attività e dei Beni Culturali membro della Commissione Nazionale di Valorizzazione delle Tradizioni Popolari. Dal 2002 è membro della Consulta scientifica nazionale della Federazione Italiana Tradizioni Popolari.
Il 𝐆𝐫𝐮𝐩𝐩𝐨 𝐅𝐨𝐥𝐜𝐥𝐨𝐫𝐢𝐜𝐨 𝐋𝐚 𝐌𝐮𝐟𝐟𝐫𝐢𝐧𝐚 nasce nel 1956 con l’intento di riproporre aspetti tipici delle danze e dei canti della Garfagnana. Agli anni 70 risalgono le prime tournee in ambito nazionale, agli anni successivi la partecipazione ai più importanti festival nazionali ed internazionali.

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  • 26/09/2026 09:00 - 26/09/2026 19:00

    CONVEGNO INTERNAZIONALE

    Il convegno cerca di dare continuazione alle più recenti ricerche su Collodi e la sua opera, con interventi qualificati di studiosi e conoscitori della materia provenienti da vari settori disciplinari: storico, letterario, antropologico, psicologico, semiotico e pedagogico (Sonia Giusti, Floriana Ciccodicola, Franco Cambi, Daniela Marcheschi, Carla Beatrice Lomi, Gian Franco Gianotti, Alberto Borghini). Nel contempo, si propone di aprire un dialogo interculturale con ricerche collodiane di altri paesi del mondo, in particolare con figure di docenti attivi in area portoghese e spagnola (Daniela Marcheschi, Sueti de Sousa Cagneti, Alcione Pauli, Mirna Rosibel Meza Herrera).

    Portano il loro contributo al convegno l’Università di Cassino e del Lazio meridionale, l’Universidade Aberta di Lisbona, la Fondazione Nazionale Carlo Collodi, la Via Europea della Fiaba (di cui La Giubba APS fa parte), il Museo Italiano dell’Immaginario Folklorico e il Comune di Piazza al Serchio che ne è proprietario, l’Istituto Comprensivo Statale di Piazza al Serchio che ospita il convegno, l’Associazione di studi storico-antropologici “Leone Verde APS”, il Laboratorio di Antropologia sociale “Ernesto De Martino”, l’Osservatorio per la Memoria storica, l’Intercultura, Diritti umani e Sviluppo sostenibile “Minds-Luciano Dondoli-Lapass”. Nel convegno la prof.ssa Marcheschi coordinerà gli interventi delle relatrici straniere.

    La figura di Carlo Collodi vive oggi una stagione di pieno riconoscimento della sua statura di intellettuale laico, attivo nella realtà sociale e politica toscana e nazionale del periodo postunitario. La sua opera eclettica, poliedrica e sorretta da robusta cultura classica, è stata spesso adombrata dal successo sfolgorante, consacrato da lettori di tutto il mondo, del romanzo-favola che narra le avventure di un burattino ribelle e irriverente, libero e curioso di vivere ogni esperienza.

    Il capolavoro narrativo, oggetto di una passione totalizzante quale si tributa solo ai grandi geni della letteratura mondiale, ha catalizzato attenzione critica ed entusiasmo di pubblico come un faro luminoso, facendo spesso dimenticare che fu il risultato della ricchezza di interessi e dello spessore intellettuale del suo creatore. Il percorso di formazione di Collodi non attraversa le accademie, ma si muove e si sviluppa entro una miriade di attività e di rapporti sociali e culturali che lasceranno un’impronta originale nel Pinocchio: la storia del burattino non fu dunque una cometa isolata, ma il frutto di una personalità inventiva, proteiforme e innovativa di giornalista, commediografo, critico musicale, polemista, scrittore di libri per l’infanzia come Giannettino e Minuzzolo (ma Pinocchio è ben altro, non rientra in quest’ultima categoria).

    Fu inoltre un attivista risorgimentale di matrice mazziniana, fondatore di riviste satiriche e brillante cultore di uno stile umoristico-caricaturale che guardava ai modelli europei, in particolare a quello anglosassone. L’attività giornalistica di Collodi fu un laboratorio determinante per l’elaborazione di una lingua e di uno stile nuovi nel panorama postunitario, di una tecnica narrativa nutrita di abitudine alla critica e alla cronaca di costume.

    La prosa del Pinocchio è tesa, scattante, ricca di energia umorale, di dialoghi veloci e icastici, di parodie, divagazioni, ritratti caricaturali e trovate ironiche: Collodi inaugura così una scrittura agile e anticonformista, uno stile narrativo antiretorico, vicino alla lingua orale del popolo, che rifugge dai modelli ottocenteschi imperanti ponendosi al crocevia tra cultura popolare, tradizione letteraria e modernità mediale. In Collodi la fiaba/favola non è genere d’intrattenimento, in quanto si fa strumento di critica sociale e specchio delle tensioni dell’Italia post-risorgimentale, divisa tra libertà e conformismo, tra slancio ideale e adattamento sociale; ma principalmente la fiaba/favola è forma narrativa di elaborazione fantastica, spazio simbolico capace di dar voce all’immaginario folklorico trasformando le contingenze storiche in racconto esemplare di respiro universale.