Sciocchi

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In ambito semiotico e antropologico, gli “sciocchi” non sono definiti tanto come persone poco intelligenti, ma come una funzione narrativa e culturale che fa emergere, in forma comica, i limiti e le crisi dei meccanismi di senso condivisi.​

Definizione semiotica

In prospettiva semiotica, lo sciocco è il personaggio attraverso cui il racconto mette in atto una “legge endogenetica” di svolgimento: a partire da un evento banale, la narrazione si sviluppa da sola secondo un circolo vizioso sempre più assurdo, che porta alla messa in questione dell’identità e del riconoscimento. Lo sciocco è quindi una funzione linguistico‑folklorica, non un semplice tratto psicologico: serve a mostrare come il significato possa deviare, biforcarsi, produrre catastrofi di identità/identificabilità.​

Definizione antropologica

Dal punto di vista demoetnoantropologico, gli sciocchi (individui o “paesi sciocchi”) sono figure attraverso cui una comunità esplora i propri confini: ciò che è considerato buon senso, ciò che è interno/esterno, chi è riconosciuto come “dei nostri”. Le storie degli sciocchi mettono in scena errori di logica pratica, fraintendimenti e travestimenti che portano al non‑riconoscimento dell’io da parte degli altri e, a volte, dell’io stesso, spesso legando questa crisi allo spostamento fuori dallo spazio domestico “normale” (letto, casa, convento). In questo senso, lo sciocco è un operatore culturale che permette di pensare, ridendo, la fragilità dell’identità personale e sociale.​

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