L’attualità delle fiabe: continuità simboliche tra tradizione e contemporaneità

Conferenza on line venerdì 27 marzo ore 17.30 al link https://tinyurl.com/meetfiaba

Nel suo intervento, Sonia Giusti prende avvio dal titolo del progetto – “C’era una volta… e c’è ancora” – per interrogarsi sulla persistenza delle fiabe nel presente. La questione centrale riguarda la sopravvivenza dei contenuti fiabeschi all’interno di una società che, pur profondamente mutata, continua a mobilitare forme narrative e simboliche riconducibili all’immaginario tradizionale.

Giusti propone di considerare le fiabe non come residui di un passato arcaico, ma come dispositivi culturali dinamici, capaci di riattualizzarsi in relazione ai mutamenti storici e antropologici. L’“altrove” temporale e spaziale in cui le fiabe sembrano collocarsi non costituisce un semplice sfondo mitico, bensì una struttura narrativa che permette di elaborare conflitti, tensioni e processi di crescita tuttora presenti nelle società contemporanee.

Un esempio significativo è offerto dalle rappresentazioni mediatiche dei conflitti adolescenziali, spesso costruite attraverso figure di alterità percepite come minacciose: “mostri” sociali, morali o psicologici che richiamano, per analogia funzionale, le creature antagonistiche delle fiabe. Tale parallelismo suggerisce che le fiabe continuano a fornire una grammatica simbolica per interpretare le prove iniziatiche e le dinamiche di trasformazione che caratterizzano il passaggio all’età adulta.

Il riferimento a Vladimir Propp consente di collocare questa riflessione entro una cornice teorica consolidata: la sua analisi morfologica mostra come le fiabe siano radicate in specifici contesti storici e sociali e come la loro struttura rifletta esigenze culturali condivise¹. Giusti richiama inoltre la tradizione storicista italiana, da Giambattista Vico a Benedetto Croce, che interpreta le fiabe come una forma originaria di conoscenza magico‑poetica, propria di società che non dispongono ancora degli strumenti concettuali della razionalità scientifica². In tale prospettiva, l’immaginazione non è un semplice ornamento estetico, ma un mezzo cognitivo attraverso cui le comunità costruiscono e organizzano la propria esperienza del mondo.

L’attualità delle fiabe, conclude Giusti, risiede nella loro capacità di tradurre l’esperienza umana in simboli narrativi che continuano a essere riconoscibili e operativi. Le fiabe non sopravvivono come reliquie, ma come forme culturali in grado di rinnovarsi, offrendo ancora oggi strumenti interpretativi per comprendere i processi sociali, le tensioni generazionali e le trasformazioni dell’immaginario collettivo.

Questa prospettiva si inserisce in un più ampio dibattito demoetnoantropologico che, dagli anni Settanta in poi, ha progressivamente abbandonato una visione “museale” del folklore per adottare un approccio orientato alla circolazione dei simboli, alla loro riattualizzazione e alla loro capacità di generare senso in contesti sociali differenti. In questa direzione si collocano gli studi di Alberto M. Cirese, che ha mostrato come le culture popolari non vadano intese come sopravvivenze, ma come sistemi dinamici di produzione simbolica⁴; oppure le ricerche di Antonino Buttitta, che ha evidenziato la funzione delle narrazioni tradizionali nella costruzione di identità e memorie collettive⁵.

Parallelamente, l’antropologia contemporanea ha messo in luce come le fiabe continuino a operare come dispositivi di mediazione culturale, capaci di articolare tensioni tra locale e globale, tradizione e modernità. Gli studi di Jack Zipes hanno mostrato come la fiaba, lungi dall’essere un genere statico, sia un campo di forze in cui si confrontano poteri, ideologie e modelli educativi⁶. Allo stesso modo, le ricerche di Cristina Bacchilega hanno evidenziato come le riscritture contemporanee — dai media digitali alla letteratura postcoloniale — rivelino la natura profondamente politica della fiaba, intesa come spazio di negoziazione dell’immaginario⁷.

In ambito italiano, contributi recenti hanno sottolineato la necessità di leggere le fiabe come pratiche culturali situate, capaci di illuminare fenomeni sociali attuali: dalle dinamiche familiari ai processi educativi, dalle rappresentazioni del genere alle forme di vulnerabilità giovanile. Le ricerche di Pietro Clemente, Fabio Mugnaini e altri studiosi mostrano come la fiaba continui a essere un laboratorio antropologico in cui osservare la costruzione di ruoli, valori e modelli di comportamento⁸.

In questa cornice, l’analogia proposta da Giusti tra i “mostri” fiabeschi e le figure di alterità mediatica che popolano l’immaginario adolescenziale contemporaneo si rivela particolarmente feconda: essa permette di leggere le fiabe come matrici simboliche trans-storiche, capaci di fornire categorie interpretative per fenomeni sociali emergenti. La fiaba, dunque, non è soltanto un oggetto di studio del passato, ma un dispositivo epistemologico che continua a interrogare il presente, offrendo chiavi di lettura per comprendere le forme attuali del conflitto, della crescita e della trasformazione.

Note

  1. V. Propp, Morfologia della fiaba (1928), varie edizioni italiane.
  2. G. Vico, Scienza nuova (1744); B. Croce, La poesia (1936) e altri scritti estetici.
  3. C. Gallini, Fiabe e società (2019); P. Clemente – F. Mugnaini (a cura di), Antropologia e narrazione (2021); S. Cusicanqui, Immaginari in movimento (2022).
  4. A. M. Cirese, Cultura egemonica e culture subalterne (1971).
  5. A. Buttitta, Simboli, miti e riti nella società contemporanea (1996).
  6. J. Zipes, Fairy Tales and the Art of Subversion (1983) e opere successive.
  7. C. Bacchilega, Postmodern Fairy Tales (1997).
  8. P. Clemente, Il gioco della memoria (2001); F. Mugnaini, Tradizione e modernità nelle culture popolari (2015).