La scuola al centro: famiglia, società e il futuro dei nostri figli
La scuola, in stretta collaborazione con la famiglia e la società nel suo insieme, rappresenta uno dei pilastri fondamentali per la crescita delle nuove generazioni. In un mondo sempre più complesso, segnato da sfide globali come la digitalizzazione, le disuguaglianze sociali e le trasformazioni climatiche, i giovani hanno bisogno di strumenti non solo per sopravvivere, ma per prosperare come cittadini attivi e consapevoli.
Purtroppo, negli ultimi decenni, la partecipazione della collettività all’approfondimento delle tematiche relative all’organizzazione delle istituzioni scolastiche o alla definizione dei curricoli è diventata sempre meno diffusa. Si parla di scuola prevalentemente quando emergono fatti eclatanti che rimbalzano nella cronaca: scandali, episodi di bullismo, proteste per la Dad durante la pandemia o carenze infrastrutturali. Questo approccio emergenziale oscura il dibattito strutturale su come rendere il sistema educativo più efficace e inclusivo. In Italia, ad esempio, le riforme scolastiche – dalla legge Berlinguer del 1997 alla Buona Scuola di Renzi nel 2015 – hanno spesso generato polemiche senza un vero coinvolgimento popolare, lasciando famiglie e comunità ai margini.
Eppure, se vogliamo che i nostri figli diventino cittadini consapevoli, capaci di navigare una realtà frammentata con etica e competenza, non possiamo fare a meno di un’istituzione scolastica che li guidi con autorevolezza. Percorsi chiari e inclusivi significano curricoli che integrino non solo nozioni disciplinari, ma anche educazione civica digitale, competenze socio-emotive e sostenibilità ambientale. Una scuola che non lasci indietro nessuno, promuovendo l’equità tra Nord e Sud, tra contesti urbani e rurali, e tra studenti con background diversi.
Per discutere di queste tematiche fondamentali, incontriamo Donato Salzarulo, esperto conoscitore da dentro dei meccanismi scolastici. Con oltre trent’anni di esperienza come dirigente e formatore, Salzarulo ha vissuto in prima persona l’evoluzione del sistema educativo italiano: dai successi della scuola media unificata negli anni ’60, che ha democratizzato l’istruzione obbligatoria, ai fallimenti più recenti, come la precarietà del corpo docente (con oltre 200.000 contratti a termine nel 2025) e il divario nelle performance PISA, dove l’Italia arranca rispetto a media OCSE.
“Negli ultimi tre decenni – spiega Salzarulo – abbiamo assistito a un sovraccarico di riforme normative, ma con pochi investimenti concreti. I successi? L’inclusione di alunni con BES (Bisogni Educativi Speciali), che ha riguardato il 30% degli studenti. I fallimenti? La perdita di autorevolezza docente e la frammentazione curricolare, che non prepara al mondo del lavoro 4.0”. Le sue proposte per una “scuola di tutti e di ciascuno” sono concrete:
- Rafforzare il patto educativo scuola-famiglia: Con assemblee periodiche e piattaforme digitali per monitorare i progressi individuali.
- Curricoli flessibili e personalizzati: Integrando IA e project-based learning, con enfasi su soft skills.
- Investimenti mirati: Aumentare gli stipendi docenti del 20% e ridurre le classi pollaio sotto i 22 alunni.
- Formazione continua: Per dirigenti e insegnanti, focalizzata su gestione del conflitto e educazione alla cittadinanza.
In un’epoca di crisi demografica e polarizzazione sociale, la scuola non è solo un luogo di istruzione, ma un laboratorio per il futuro. È tempo di superare il chiacchiericcio cronachistico e riappropriarci del dibattito pubblico. L’appuntamento con Donato Salzarulo apre la strada: unitevi alla conversazione per una scuola che formi non solo menti, ma coscienze.
