Alle origini della fata

Caratteri di una figura archetipica dell’immaginario

Le fate sono una delle figure più persistenti e cangianti dell’immaginario europeo: al crocevia tra mito, fiaba, poesia e psicologia del profondo, esse condensano desideri, paure, proiezioni sul femminile e sul rapporto tra umano e natura. L’incontro online del 19 febbraio alle ore 21, nel ciclo Giovedì al Museo, dedicato a Alle origini della fata. Caratteri di una figura archetipica dell’immaginario con Carla Beatrice Lomi, offre l’occasione per esplorare questa figura in prospettiva demo‑etno‑antropologica, collegando storia delle forme folkloriche, simbolismo mitico e pratiche contemporanee dell’immaginario.

L’albero genealogico della fata

Lomi propone di circoscrivere l’“albero genealogico” della fata riconducendolo alle Parche, dee del destino, e alle ninfe, potenze della natura: due linee mitiche che tengono insieme signoria sul tempo e radicamento negli elementi. In chiave antropologica, questo doppio legame mostra come le fate funzionino, nelle culture europee, come mediatrici tra l’ordine cosmico (ciò che è “scritta” del destino) e la concretezza dei luoghi (fonti, selve, rocce, isole) dove l’incontro con l’Altro‑da‑sé diventa possibile.​

Le tracce delle fate emergono nella toponomastica, nei racconti orali, nei riti calendari e nelle fiabe trascritte, dove il termine “fata” si stratifica su più livelli: spirito del luogo, madrina iniziatica, amante soprannaturale, figura di protezione o di inganno. La genealogia proposta da Lomi, intrecciando studio delle fonti e lettura simbolica, permette di vedere queste presenze non come residui folclorici, ma come forme dinamiche dell’archetipo dell’Anima, capaci di riattivarsi in contesti storici diversi.​

Melusina e Morgana: metamorfosi, Anima, Grande Dea

Nel Medioevo letterario, due figure dominano il paesaggio fatato: Melusina e Morgana. Lomi le rilegge come manifestazioni dell’archetipo dell’Anima, in un isomorfismo che le unisce alla Grande Dea delle tradizioni mitiche antiche.

  • Melusina, donna‑serpente o donna‑pesce, incarna la dimensione acquatica, genealogica, fondatrice di dinastie e di territori;
  • Morgana, signora d’isole e miraggi (si pensi alla Fata Morgana sullo stretto), è figura liminale tra cura e seduzione, guarigione e perdizione.

Dal punto di vista demo‑etno‑antropologico, la metamorfosi che le caratterizza – il mutare di forma, il rivelarsi mostruoso o meraviglioso – è letta da Lomi come simbolo della resilienza umana: la capacità di trasformarsi attraversando crisi, di rigenerare identità e legami. Queste storie, tramandate in varianti popolari e colte, non parlano solo di “magia”, ma di come le comunità negozino i passaggi di soglia (matrimonio, eredità, sovranità, migrazione) proiettando sulla fata ciò che è insieme desiderato e temuto.

Fate, sogno collettivo ed ecologia profonda

Una delle prospettive più originali messe in luce dall’incontro è il nesso tra immaginario fatato e ecologia profonda. Le fate, come figure che appartengono contemporaneamente alla sfera naturale e a quella psichica, alimentano non solo la “speranza creatrice” del singolo, ma anche la possibilità di un sogno collettivo in cui il rapporto umano‑natura venga ricodificato in termini di reciprocità e rispetto.[journals.openedition]​[ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws]​

Nelle storie di madrine o amanti soprannaturali che si uniscono agli umani portando doni, abbondanza, protezione, Lomi individua le condizioni simboliche di un incontro “non ancora pienamente avvenuto” tra femminile e maschile, natura e cultura, umano e divino. È come se le fiabe conservassero, in forma narrativa, una domanda aperta: come abitare il mondo riconoscendo soggettività e valore a ciò che non è umano? In questa chiave, l’archetipo della fata diventa strumento per immaginare forme altre di convivenza col vivente, oggi cruciali nelle riflessioni eco‑critiche e nei movimenti per l’ecologia profonda.

Carla Beatrice Lomi e la ricerca sulle fiabe

La relatrice, Carla Beatrice Lomi, porta a questo incontro un lungo percorso di studio e pratica: laureata in Pedagogia con Franco Cambi, formata in estetica ed ermeneutica delle forme simboliche all’Università di Firenze, è ricercatrice ARPA JUNG e già referente del Gruppo di Studio Interdisciplinare sulla fiaba dell’IAAPs. Come condirettrice della collana “Amore e Psiche” (Moretti & Vitali), ha contribuito a diffondere un’attenzione particolare alle narrazioni fiabesche come luoghi di intreccio fra esperienza soggettiva, strutture archetipiche e mutamenti socio‑culturali.

Tra i suoi lavori spiccano All’origine della fata. La donna e la sua psiche allo specchio (2004) e Arazzi fiabeschi. Il mondo delle fiabe nell’età della globalizzazione (2011), oltre al più recente saggio Le fate tra illusioni e disincanto. L’anima femminile e la poesia della natura (2022), pluripremiato. In essi, l’indagine sulle fate si intreccia con la riflessione sul femminile, sulle trasformazioni della fiaba in contesto globale e sui nuovi modi in cui la natura viene percepita, narrata, consumata o difesa.

Un invito alla partecipazione

L’incontro Alle origini della fata. Caratteri di una figura archetipica dell’immaginario si terrà giovedì 19 febbraio alle ore 21, esclusivamente online, nell’ambito dei Giovedì al Museo del Museo Italiano dell’Immaginario Folklorico. Per partecipare è necessario prenotarsi al link: https://bit.ly/febbraio26; è previsto attestato di partecipazione su richiesta, elemento di particolare interesse per insegnanti, operatori culturali, studenti e studiosi dell’area demo‑etno‑antropologica.[ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws]​

Partecipare significa entrare in dialogo con una ricerca che mostra come le fate non appartengano solo al mondo “infantile” delle fiabe, ma continuino a lavorare nelle profondità dell’immaginario contemporaneo, là dove si giocano i rapporti tra genere, natura, sacro e comunità. È un invito a interrogare, insieme a Carla Beatrice Lomi, ciò che queste figure antiche hanno ancora da dire alle nostre domande più urgenti su come stare al mondo.