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La fiaba prima della fiaba

Giovedì 22 gennaio ore 21.00 ne parleremo nel corso dell’incontro Giovedì al museo insieme agli autori,

L’opera collettanea La fiaba prima della fiaba nella novella italiana dal Due al Seicento, curata da Laura Diafani, Fabrizio Scrivano e Debora Vitali, invita a ripensare la storia della fiaba non a partire dall’Ottocento o dal solo folklore orale, ma dal cuore stesso della tradizione novellistica italiana medievale e rinascimentale. Per una rivista demo‑etno‑antropologica, questo libro rappresenta un ponte prezioso tra storia letteraria e storia culturale, perché mostra come molti nuclei fiabeschi “classici” nascano e circolino a lungo in forma di novella scritta, in dialogo continuo con la tradizione orale, ben prima della codificazione ottocentesca.

Una genealogia lunga della fiaba

L’idea di “fiaba prima della fiaba” rimanda a una genealogia lunga: il volume indaga il modo in cui la novella italiana dal Due al Seicento – da Boccaccio alle raccolte minori, fino alla stagione barocca – ospita strutture narrative, motivi e personaggi che diventeranno, in epoca successiva, tipicamente fiabeschi. Ne emerge una continuità profonda tra racconto letterario e patrimonio orale: ciò che l’etnografia moderna riconoscerà come “conte de fées” o “fiaba di magia” è già attivo, ibridato, rielaborato dentro un sistema di scrittura che dialoga con contesti performativi, cortesi e popolari.

Novella, oralità e immaginario popolare

Dal punto di vista demo‑etno‑antropologico, la prospettiva del volume permette di superare l’opposizione rigida tra “alta letteratura” e “tradizione popolare”. La novella medievale e rinascimentale appare come luogo di transito: assorbe materiali circolanti nelle narrazioni orali (motivi di prova, trasformazione, incontri col meraviglioso), li riorganizza in cornici urbane o cortigiane, e a sua volta li reimmette nei circuiti della performance e della ricezione collettiva. La fiaba, prima di diventare genere autonomo, è così uno stato dell’immaginario, un modo di raccontare che attraversa classi sociali, spazi (piazza, corte, convento) e media (voce, manoscritto, stampa).

Temi fiabeschi tra Medioevo e Seicento

Uno degli aspetti più rilevanti per gli studi demo‑etno‑antropologici è la possibilità di rintracciare, nella lunga durata, temi che ritroveremo nelle fiabe di tradizione orale moderna:

  • figure liminari (vecchie, orchi, maghi, santi “magici”);
  • prove e viaggi iniziatici di giovani eroi ed eroine;
  • inversioni di ruolo (il povero che diventa potente, la fanciulla intelligente che salva sé stessa);
  • presenza del meraviglioso come dispositivo per parlare di norme sociali, desideri e trasgressioni.

L’analisi della novella italiana mette in luce come questi temi non siano semplici “ornamenti fantastici”, ma strumenti di riflessione collettiva su matrimonio, potere, onore, mobilità sociale – cioè su nodi centrali della vita comunitaria che l’etnografia riconosce anche nel racconto orale.

Un dialogo necessario con l’antropologia

Per gli studi demo‑etno‑antropologici, il volume curato da Diafani, Scrivano e Vitali offre almeno due prospettive operative:

  • invita a considerare la novella antica come “archivio” per la comparazione con le fiabe raccolte sul campo, permettendo di seguire trasformazioni, spostamenti di motivi e adattamenti locali nella lunga durata;
  • suggerisce di leggere le fiabe contemporanee (anche quelle musealizzate o riproposte in ambito educativo) come esito di una stratificazione che tiene insieme pratiche orali, riscritture letterarie e mediazioni editoriali.

In questo senso, La fiaba prima della fiaba non è solo un contributo filologico, ma uno strumento per chi si occupa oggi di patrimonio immateriale, musei del folklore, educazione all’immaginario: mostra quanto sia poroso il confine tra “fiaba popolare” e “novella d’autore”, e come entrambe partecipino alla costruzione di un immaginario condiviso che ancora alimenta le narrazioni vive nelle comunità.