La fiaba prima della fiaba
- Per gli appuntamenti dei Giovedì al Museo il 22 gennaio alle ore 21 si terrà la presentazione del volume La fiaba prima della fiaba nella novella italiana dal Due al Seicento,ospiti Laura Diafani e Fabrizio Scrivano. È possibile assistere all’incontro sia in presenza, presso la sede del Museo, in Via Ducale 4 a San Michele, che online, prenotandosi al link: https://bit.ly/gennaio26
L’opera collettanea La fiaba prima della fiaba nella novella italiana dal Due al Seicento, curata da Laura Diafani, Fabrizio Scrivano e Debora Vitali, invita a ripensare la storia della fiaba non a partire dall’Ottocento o dal solo folklore orale, ma dal cuore stesso della tradizione novellistica italiana medievale e rinascimentale. Per una rivista demo‑etno‑antropologica, questo libro rappresenta un ponte prezioso tra storia letteraria e storia culturale, perché mostra come molti nuclei fiabeschi “classici” nascano e circolino a lungo in forma di novella scritta, in dialogo continuo con la tradizione orale, ben prima della codificazione ottocentesca.
Una genealogia lunga della fiaba
L’idea di “fiaba prima della fiaba” rimanda a una genealogia lunga: il volume indaga il modo in cui la novella italiana dal Due al Seicento – da Boccaccio alle raccolte minori, fino alla stagione barocca – ospita strutture narrative, motivi e personaggi che diventeranno, in epoca successiva, tipicamente fiabeschi. Ne emerge una continuità profonda tra racconto letterario e patrimonio orale: ciò che l’etnografia moderna riconoscerà come “conte de fées” o “fiaba di magia” è già attivo, ibridato, rielaborato dentro un sistema di scrittura che dialoga con contesti performativi, cortesi e popolari.
Novella, oralità e immaginario popolare
Dal punto di vista demo‑etno‑antropologico, la prospettiva del volume permette di superare l’opposizione rigida tra “alta letteratura” e “tradizione popolare”. La novella medievale e rinascimentale appare come luogo di transito: assorbe materiali circolanti nelle narrazioni orali (motivi di prova, trasformazione, incontri col meraviglioso), li riorganizza in cornici urbane o cortigiane, e a sua volta li reimmette nei circuiti della performance e della ricezione collettiva. La fiaba, prima di diventare genere autonomo, è così uno stato dell’immaginario, un modo di raccontare che attraversa classi sociali, spazi (piazza, corte, convento) e media (voce, manoscritto, stampa).
Temi fiabeschi tra Medioevo e Seicento
Uno degli aspetti più rilevanti per gli studi demo‑etno‑antropologici è la possibilità di rintracciare, nella lunga durata, temi che ritroveremo nelle fiabe di tradizione orale moderna:
- figure liminari (vecchie, orchi, maghi, santi “magici”);
- prove e viaggi iniziatici di giovani eroi ed eroine;
- inversioni di ruolo (il povero che diventa potente, la fanciulla intelligente che salva sé stessa);
- presenza del meraviglioso come dispositivo per parlare di norme sociali, desideri e trasgressioni.
L’analisi della novella italiana mette in luce come questi temi non siano semplici “ornamenti fantastici”, ma strumenti di riflessione collettiva su matrimonio, potere, onore, mobilità sociale – cioè su nodi centrali della vita comunitaria che l’etnografia riconosce anche nel racconto orale.
Un dialogo necessario con l’antropologia
Per gli studi demo‑etno‑antropologici, il volume curato da Diafani, Scrivano e Vitali offre almeno due prospettive operative:
- invita a considerare la novella antica come “archivio” per la comparazione con le fiabe raccolte sul campo, permettendo di seguire trasformazioni, spostamenti di motivi e adattamenti locali nella lunga durata;
- suggerisce di leggere le fiabe contemporanee (anche quelle musealizzate o riproposte in ambito educativo) come esito di una stratificazione che tiene insieme pratiche orali, riscritture letterarie e mediazioni editoriali.
In questo senso, La fiaba prima della fiaba non è solo un contributo filologico, ma uno strumento per chi si occupa oggi di patrimonio immateriale, musei del folklore, educazione all’immaginario: mostra quanto sia poroso il confine tra “fiaba popolare” e “novella d’autore”, e come entrambe partecipino alla costruzione di un immaginario condiviso che ancora alimenta le narrazioni vive nelle comunità.
Una fiaba egiziana di alcune migliaia di anni fa
Il Racconto del Naufrago
L’incipit: Il ritorno fallimentare
Il testo si apre con un alto funzionario che torna da una missione fallita. Il suo assistente, per rincuorarlo, inizia a raccontare la propria esperienza passata per dimostrare che anche dalle peggiori sventure si può uscire vittoriosi.
“Sii lieto, o principe! Vedi, siamo giunti a casa. La gomena è stata presa, il palo d’ormeggio è stato piantato… Ascolta me, ti pregherò. Io ti racconterò una cosa simile che accadde a me stesso.”
Il naufragio
L’assistente racconta di quando era a bordo di una grande nave diretta verso le miniere del Re. Una tempesta improvvisa distrusse l’imbarcazione.
- La nave: Lunga 120 cubiti e larga 40, con 120 marinai scelti tra i migliori d’Egitto.
- La tempesta: Mentre erano in mare aperto, scoppiò un uragano. Un’onda alta otto cubiti si abbatté sulla nave.
- L’esito: Tutti perirono tranne il narratore, che si aggrappò a un pezzo di legno e fu trascinato dalle onde su un’isola.
L’Isola del Ka
Il naufrago approda su un’isola mitica, ricca di ogni bene: fichi, uva, porri, bacche e pesci. Mentre ringraziava gli dei, udì un rumore simile al tuono.
L’incontro con il Serpente: Apparve un serpente gigantesco, lungo 30 cubiti, con la pelle d’oro e le sopracciglia di vero lapislazzuli. Il serpente chiese al naufrago: “Chi ti ha portato, chi ti ha portato, piccoletto? Se indugi a dirmelo, ti farò diventare cenere!”
Il naufrago, terrorizzato, raccontò la sua storia. Il serpente allora lo rassicurò: “Non temere… Dio ti ha permesso di vivere e ti ha portato su quest’isola del Ka. Qui non manca nulla. Tu passerai quattro mesi su quest’isola, poi una nave verrà dall’Egitto e tu tornerai dai tuoi figli.”
La profezia e il dono
Il serpente racconta a sua volta una tragedia personale: un tempo viveva sull’isola con 75 fratelli e figli, ma una stella cadde dal cielo e li bruciò tutti, lasciandolo solo. Questo serve a mostrare al naufrago che la sofferenza è universale, ma può essere superata.
Dopo quattro mesi, come predetto, appare una nave all’orizzonte. Prima di partire, il serpente dona al naufrago beni preziosi:
- Incenso, profumi e mirra.
- Zanne d’elefante e legni pregiati.
- Scimmie e levrieri.
Il serpente rivela infine un segreto: “Una volta che sarai partito, quest’isola svanirà e diventerà acqua.”
Conclusione
Il naufrago torna in Egitto, si presenta al Faraone e gli offre i doni dell’isola. Il Re lo ricompensa nominandolo suo attendente e donandogli 200 servi.
Tornando al presente, l’assistente finisce di parlare al suo superiore. Ma il principe, ancora cupo, risponde con una nota amara:
“Non fare l’amico, mio caro. Chi darebbe da bere a un uccello all’alba, sapendo che sarà sgozzato al mattino?”
