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L’Uomo selvaggio- Folklore, arte e letteratura per una figura mitica della montagna

L’incontro dedicato all’Uomo selvaggio, proposto all’interno del ciclo “Giovedì al Museo”, mette al centro una delle figure più emblematiche e stratificate della mitologia alpina, interrogandola in chiave demoetno‑antropologica attraverso il dialogo con Massimo Centini, studioso che a questo tema ha dedicato ricerche, libri, articoli e un film documentario. L’appuntamento del 15 gennaio alle ore 21, fruibile online tramite webinar su prenotazione, diventa così un’occasione per esplorare il rapporto fra folklore, arte e letteratura intorno a un mito che continua a modellare l’immaginario della montagna contemporanea.

L’Uomo selvaggio nei Giovedì al Museo

La conferenza “L’Uomo selvaggio. Folklore, arte e letteratura per una figura mitica della montagna” si inserisce nel progetto dei Giovedì al Museo come momento di approfondimento dedicato a una figura liminale: creatura “ai confini” che vive ai margini della civiltà, sospesa tra umano e non‑umano, tra cultura e natura.
La scelta di proporre l’incontro in formato webinar amplia la partecipazione ben oltre il territorio locale, confermando il ruolo del museo come mediatore tra ricerca antropologica e pubblico diffuso, interessato alle forme dell’immaginario montano.

Essere primordiale e alterità montana

Nelle tradizioni alpine, l’Uomo selvaggio appare come un essere primordiale che abita boschi, alte valli e zone impervie, lontano dai villaggi ma mai completamente separato da essi: li osserva, diffida dell’“uomo civile”, entra in contatto solo in situazioni liminali. È una figura dell’alterità: corpo villoso, forza fuori norma, linguaggio spesso rudimentale o incomprensibile, legame stretto con animali selvatici e con la dimensione invernale. La sua presenza nelle leggende, da occidente a oriente dell’arco alpino, consente di leggere le montagne non solo come spazio geografico ma come paesaggio simbolico in cui si proiettano paure, desideri e conflitti legati al rapporto fra comunità e “selvatico”.

Eroe culturale e maestro riluttante

Un elemento di grande interesse antropologico è il ruolo dell’Uomo selvaggio come “eroe culturale”: non solo creatura da temere, ma portatore di saperi fondamentali per le comunità locali. In numerosi racconti egli insegna ai montanari tecniche di caseificazione, pratiche agricole, uso delle erbe, persino competenze minerarie, per poi ritirarsi nuovamente nel bosco dopo tradimenti, scherzi crudeli o incomprensioni da parte degli uomini. Questa dinamica – dare la cultura e poi scomparire – mette in scena la tensione fra dipendenza dal “selvatico” (da cui provengono risorse e conoscenze) e volontà di controllo da parte della comunità: l’Uomo selvaggio è al tempo stesso origine della cultura e suo esterno irriducibile.

Carnevali, inverno e cicli stagionali

Nei carnevali alpini l’Uomo selvaggio compare spesso come maschera legata all’inverno: figura coperta di pelli, fogliame o materiali vegetali, trascinata, incatenata o domata dalla comunità, a volte sconfitta o cacciata, altre volte reintegrata in forma rituale. Queste messinscene performative fanno della sua cattura o della sua espulsione un gesto simbolico di passaggio di stagione: il selvatico invernale, oscuro e minaccioso, viene reso visibile, affrontato e in parte “addomesticato” per permettere il ritorno dell’ordine agrario e della bella stagione. In prospettiva demoetno‑antropologica, tali rituali mostrano come la figura mitica agisca da mediatore fra cicli naturali e cicli sociali.

Localismi e varianti: una costellazione mitica complessa

Pur presentando motivi ricorrenti (selvatichezza, marginalità, forza, sapere tecnico), l’Uomo selvaggio assume tratti differenti a seconda dei contesti locali: ora più benigno, ora più minaccioso, talvolta solitario, talvolta appartenente a un intero “popolo dei selvatici”. Queste peculiarità regionali generano una costellazione mitica articolata, che riflette specifiche economie (pastorizia, miniera, bosco), storie di frontiera e forme diverse di rapporto con l’ambiente montano. L’intervento di Centini, forte di ricerche sul campo e di una lunga elaborazione editoriale e audiovisiva, permette di mettere in dialogo tali varianti, mostrando come il mito dell’Uomo selvaggio continui a costituire un osservatorio privilegiato sui modi in cui le comunità alpine pensano se stesse e il proprio “altro” interno.

In questo quadro, il webinar dei Giovedì al Museo non è soltanto un’occasione divulgativa, ma un tassello di un più ampio lavoro di cura dell’immaginario montano, in cui ricerca antropologica, pratiche museali e partecipazione pubblica si incontrano per interrogare, insieme, ciò che il “selvaggio” continua a dire al presente.

  1. https://riviste.unimi.it/index.php/aoqu/article/download/17258/15202
  2. https://rivista.clionet.it/sito/wp-content/uploads/Clionet-2023_settembre_Beni-cluturali_Agosti.pdf
  3. https://revistas.ucm.es/index.php/RFRM/article/download/71881/4564456554683
  4. https://iris.unive.it/bitstream/10278/3743516/1/Predoni%20a%20casa%20nostra%20e%20il%20geografo%20solidale.pdf
  5. https://library.oapen.org/bitstream/20.500.12657/55594/1/9788855182195.pdf