Museo dell'Immaginario Folklorico

Archivio nazionale: Epifania e Befana
Argomento: Saggi
Floro Franceschi ha inviato questo suo contributo sulla tradizione del cantar Befana nella Montagna Pistoiese. Le sue indagini inteerssano in particolare Pian degli Ontani, Rivoreta, Pianosinatico Pontesestaione, Crespole, Lanciole, Piteglio, Treppio, Abetone, Melo, Pian di Novello, Gavinana, insomma un po’ per tutta la montagna ...

Epifania e Befana
Attraverso i canti raccolti nella montagna pistoiese di Franceschi Florio

"Cantar Befana" e "Cantar Maggio" sono state e sono ancora le maggiori manifestazioni tradizionali legate al canto popolare presenti nella Montagna Pistoiese

Per dare un’idea della diffusione che hanno ancora i canti legati alla Befana dirò che nelle mie ricerche, in collaborazione con il gruppo folcloristico "Gigetto del Bicchiere" o per conto della Provincia di Pistoia, ho raccolto canti legati alla festività dell’Epifania o alla figura della Befana in : Pian degli Ontani, Rivoreta, Pianosinatico Pontesestaione, Crespole, Lanciole, Piteglio, Treppio, Abetone, Melo, Pian di Novello. Gavinana, insomma un po’ per tutta la montagna.

Singolare è la presenza della figura della Befana in canti di adulti rivolti a fanciulli: ricordare ai bambini questa figura di strega in parte buona, in quanto dispensatrice di doni, ed in parte assai temibile, in quanto rapitrice di bambini, voleva dire anche ammonirli ad essere buoni per essere degni di premio e non fare il male per non meritare la punizione.

Una volta superata l’età della fanciullezza il bambino non crederà più alla Befana ma in lui rimarrà la lezione morale: fai il bene, evita il male. Per mezzo della fede crederà poi nel giudizio finale in base al quale Dio premierà i buoni e punirà i cattivi.

La Befana è quindi la prima rappresentazione della Giustizia, una rappresentazione facilmente comprensibile anche per il fanciullo.

La sua immagine è quella di una vecchia un po’ malandata

ha le scarpe tutte rotte;

il vestito alla ciociara

ma qualche volta può cambiare aspetto

ha mutato veste e panni

e la porta la Barbantana

presentandosi anche con attrezzi da lavoro

 

con la rocca e col fuso

che la fila della lana

 

e mezzo di locomozione

e con la granata in mano

 

è generalmente di carattere schivo

non vuol esser conosciuta

se non viene qui presente

 

ed un po’ malandata

a voler che stesse bene ci vorria

un piccione e una gallina

 

ma, stranamente, qualche volta può essere di buon umore

Ecco la vecchia che la vien cantando

con la chitarra e l’organin suonando

 

 

 

talvolta porta via i bambini

 

La darò alla Befana,

se la tenga una settimana.

 

ma i genitori possono opporsi

currite lucchesi, saltategli addosso

e troncategli un osso.

 

 

e sconfiggerla.

Dondo campana,

è morta la Befana.

E’ morta a Calamecca

l’hanno messa in una cesta.

E’ morta a Gavinana

l’hanno messa nella fontana.

E’ morta a Piteglio

l’hanno messa in un corbello.

E’ morta a Popiglio

l’hanno messa in un venciglio

 

Viene da lontano

 

Donne decco la Befana

che la vien da Montelupo

 

e lunga è la strada che deve ancora percorrere

non la fate più aspettare

che i giorni sono corti

e lungo è il camminare

 

portando i suoi doni .

anche quest’anno la Befanina

qualche cosina ci porterà.

 

Per il gran camminare ha bisogno di rifocillarsi

La Befana è giù in cantina

l’ha bevute tutte l’uova;

n’ha bevute una dozzina

la Befana è giù in cantina.

 

Nella montagna pistoiese la maggior parte dei canti legati al 6 Gennaio sono centrati sulla figura della Befana, non mancano tuttavia canti di ispirazione religiosa. Sono di questo genere le befanate raccolte in Piano degli Ontani di cui parlerò tra poco; altre tracce sono state da me individuate in una strofa raccolta ad Abetone:

Buonasera il ciel vi dia

gentilissimi signori

rallegrate i vostri cuori

che l’è nato il gran Messia.

 

Ho trovato questo frammento anche nel volume "Viva lo rè, viva l’amor", raccolta di canti popolari della Garfagnana pubblicata a cura del gruppo folcloristico La Muffrina di Castelporgiano.

Nel testo raccolto in Pian di Novello l’occasione della Befana porta al popolo consolazione e buoni sentimenti che fanno pensare più all’Epifania cristiana che al personaggio della Befana:

 

è venuta anche quest’anno

ma credete non fa danno

anzi il popolo consola

 

……..

……….

pace sia nei vostri cuori

non vi colga alcun malanno.

 

Vorrei osservare che Piano degli Ontani, Pian di Novello e Abetone costituiscono una micro-area con alcuni caratteri in comune: primo l’importanza della foresta e dei lavori a questa collegati: boscaiolo e carbonaio in primo luogo. Intenso era un tempo il lavoro nel bosco per produrre lizze, squadrare tronchi, segare tavolame, realizzare manici per attrezzi da lavoro e raccogliere i frutti del sottobosco. Spesso persone dei tre paesi si trovavano a lavorare insieme sia nella foresta demaniale sia in Maremma, in Sardegna e Corsica ove gli uomini trascorrevano molti mesi dell’anno lontani dalle famiglie e dai paesi di origine.

Gli incontri tra le persone non avvenivano solo per motivi di lavoro ma anche in occasione di feste. Numerosi erano per esempio i matrimoni tra giovani di due paesi. Durante queste feste spesso si cantava e gli improvvisatori gareggiavano tra loro.

Tornando al tema del canto della Befana stando alle informazioni in nostro possesso la compagnia dei cantori di Pian degli Ontani si spostava frequentemente anche verso Pian di Novello ed Abetone mentre solo nell’anno 1933 è ricordata una sua discesa a Pontesestaione.

Ancora oggi persone di Pian di Novello fanno parte della stessa compagnia ed il loro itinerario termina in Abetone.

La tradizione di "cantare la Befana" pare sia stata portata in Pian degli Ontani intorno al 1920-30 dai Ceccarelli, compagnia di carbonai del paese che durante l’inverno erano soliti recarsi in Corsica

a fare carbone. In Corsica i Ceccarelli avrebbero fatto parte di compagnie di lavoratori lucchesi, in tal modo avrebbero acquisito l’appellativo di "lucchesoni" con il quale in Corsica erano conosciuti tutti i lavoratori provenienti dalla Toscana. Ora la lucchesia è terra di antiche tradizioni, tra cui i Maggi ed i canti di Befana; è quindi presumibile che i Ceccarelli abbiano appreso la tradizione dai lucchesi. E’ importante notare che il motivo sul quale si canta la Befana di Pian degli Ontani è quello del canto corso "E lu treno di Bastia". Sembra dunque che intorno all’anni trenta i Ceccarelli abbiano dato inizio alla tradizione di "cantare la Befana", sostituendo la "Manatina" (1) sorta di questua organizzata dai giovani del paese per la stessa ricorrenza.

Secondo una testimonianza raccolta in Pian di Novello un canto befanesco sarebbe stato composto e cantato nel 1919 ( in esso si ricordava che nel corso del 1918 era nato un figlio a Pietro Mozzo) ed abbiamo notizia del ritrovamento di un altro testo del 1923.

Secondo Claudio Rosati fino alla metà degli anni ’30 sarebbe stato utilizzato un testo importato, probabilmente quello parzialmente ricordato da Albertina Tonarelli perché cantato nel 1933 in Pontesestaione le cui strofe caratterizzanti sono le seguenti:

 

Per decreto del Signore

brilla in ciel lucente stella

l’ha portato la novella

che gli è nato il Redentore.

 

Oh Betlemme fortunato

che il Signore hai accolto in grembo

rivestito con un lembo

di una pezza logorata.

 

Successivamente Mansueto Sichi, pastore e poeta del popolo di Pian degli Ontani (1864-1960), scrisse un primo testo locale.

Un secondo testo scritto dallo stesso Mansueto del quale sono a conoscenza porta la data del 1954 :


Padron di casa vi domando scusa

se vengo a disturbar la vostra quiete

la poetica mente è un po' confusa

se commetto l'error perdonerete

il permesso io vengo a domandare

se in questa casa ci si può cantare.-

 

Si ritorna anche quest'anno

la Befana a ricantare

se Vi piace di ascoltare

delle cose come vanno.-

La stagion ci ha minacciati

con procelle e molti danni

con angosce e con malanni

che ci han molto tormentati.-

Ma è venuta la Befana

la gloriosa apparizione

porta a noi consolazione

l'afflizione si allontana.-

Tosto giunse il gran mistero

dai profeti era accennato

da gran tempo era aspettato

a salvare il mondo intero.-

I tre re che dall'Oriente

tosto presero il cammino

ricercando il Dio bambino

che mandò l'Onnipotente.-

Quella stella il suo splendore

li guidava a Betlemme

mirra incenso e molte gemme

che l'offriva al Redentore.-

 

Nel periglioso viaggio

la stella ci ha guidato

Vi abbiamo ritrovato

eterno Redentor.-

O re dei re che siedi

sopra il celeste trono

concedi a noi il perdono

beata eternità.-

Noi ti adoriamo figlio

col padre tuo vivente

fai che tutta la gente

faccia ritorno a Te.-

 

Ritornando sulla traccia

seguitando l'argomento

chi di voi non sia contento

ce lo dica sulla faccia.-

Se ci fate qualche dono

come gli anni trapassati

voi sarete ringraziati

e chiedendovi un perdono

or di qui si fà partenza

d'altre parti ce ne andiamo

di buon cuor Vi ringraziamo

Dio Vi dia la ricompensa.-

Torneremo l'anno appresso

se il buon Dio ce lo concede

e con ferma e vera fede

che sia aperto il vostro ingresso.-

 

Un altro testo scritto porta la data del 1977; è un testo molto articolato, con quartine cantate ora dai Re, ora dalle sole donne ed ora da tutta la compagnia. Il documento è dattiloscritto ed è intestato "BEFANA 1977- Canto de "LA BEFANA" tratto dai testi originali di MANSUETO SICHI".

 

 

Abbiamo visto che il canto della Befana può essere di carattere religioso oppure profano; è altrettanto vero che anche il canto religioso contiene diversi elementi profani:

Primo fra tutti la questua finale; la richiesta è posta in termini garbati

Se ci fate qualche dono

come gli anni trapassati

Voi sarete ringraziati

 

oppure


Fate un po’di bene alla Befana

se volete,

se non lo volete fare

non la fate più aspettare

 

o anche

Se in casa vostra noi entreremo

quello che voi ci date prenderemo.

 

Pare quindi che manchi l’obbligo di offrire qualcosa, all’offerta negata la Befana può però rispondere con un cattivo augurio relativo al bestiame

Se Befana voi non fate

pregherem che le galline

sia da falchi e da faine

venghin tutte divorate.

 

oppure, se nella casa si trovano donne da marito,


Se Befana non ci fate

noi di qui partiam piangendo

per la strada discorrendo

che marito non troviate.

 

perché il cattivo augurio si compia si possono scomodare anche i santi più potenti perché pronti ad ascoltare le preghiere dei paesani: i patroni

 

E se niente non ci date

pregheremo San Luigi

dietro l’uscio vi ci pigi

e marito non troviate.

E se niente non ci date.

 

Se per sorte lo trovate

pregheremo San Miniato

che sia storto e rovinato

e ne sia sempre ammalato.

oppure la Madonna

E se niente non ci date

via piangendo torneremo

a Maria ricorreremo

che del bene non avrete,

e se niente non ci date.

 

Queste osservazioni si basano sullo studio del materiale acquisito su incarico dell’Ufficio Cultura della Provincia di Pistoia. Ricordo che altri canti interessanti furono raccolti dal Collettivo folcloristico montano ed inseriti nel volume "Non son poeta e non ho mai studiato cantate voi che siete alletterato" firmato da Sergio Gargini. Termino notando che, a mio parere, canti e tradizioni della Befana, al pari di quelli del Maggio, sono degni di maggiore interesse. Mi auguro quindi che quanto raccolto sia oggetto di studi musicali, etnologici e psicoanalitici, cosa che potrà agevolmente essere condotta grazie all’archivio sonoro della Provincia di Pistoia.

PS

(1) In data 16 Gennaio 2002 ho appreso da A. Prioreschi , ospite dell’Istituto "Ancelle del Signore" di Popiglio, che la questua dei bambini la vigilia dell’Epifania avveniva anche a Bardalone ove aveva nome di "Macatina" o "Micatina". I bambini andavano alle case più vicine e recitavano questa formula: "Mi fate la Micata che Gesù ce l’ha mandata e se ce la farete Gesù …….; e se non la farete nell’Inferno andrete". Ai bambini per lo più era offerto allora un frutto: un arancio o una mela o un fico secco o una castagna secca.

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