Museo dell'Immaginario Folklorico

Didattica: Trascrivere 'fole': un itinerario didattico
Argomento: Saggi
Umberto Bertolini Segnala "

Si racconta un'esperienza di diversi anni fa (1994) per mostrare come sia possibile unire queste attività con l'insegnamento ordinario dell'italiano e delle altre discipline.
Quando si raccolgono fiabe o leggende dall'oralità dei nonni si fa soprattutto attività di lingua, dalla grammatica alla produzione di testi scritti.



L'interesse per la tradizione orale del nostro territorio è presente da molto tempo nella scuola media di Piazza al Serchio, tanto che, a partire dal 1989, è stato sviluppato un progetto organico di studio del territorio che vedeva nella raccolta delle "fole", dei racconti, delle leggende, delle filastrocche un momento estremamente importante dell'attività didattica.
In quell'anno gli insegnanti organizzarono un corso di aggiornamento ad hoc tenuto da Gastone Venturelli, docente di Storia delle Tradizioni Popolari presso l'Università di Firenze. Si cominciarono a realizzare la varie unità didattiche previste, a raccogliere materiale, in particolare nelle classi a tempo prolungato.
Nel 1993 si è predisposto un nuovo progetto; questo nasceva dall'esperienza del precedente triennio che aveva evidenziato l'importanza di un nuovo rapporto fra alunni e territorio di appartenenza in una zona come la nostra, che ha conosciuto un esodo della popolazione tale da rendere necessario un nuovo radicamento, anche a fini di valorizzazione economica del bene "ambiente" nelle sue varie sfaccettature. Ci si è pertanto preoccupati di avviare processi di conoscenza dell'ambiente circostante, perché i ragazzi diventassero i primi tutori dello stesso, ma anche perché lo apprezzassero e lo valorizzassero anche come possibile fonte occupazionale. Nello stesso tempo si sono inserite le attività, rivolte a questo scopo, nella programmazione "normale": infatti si è convinti che un itinerario didattico nel territorio permetta di sviluppare le abilità e le conoscenze specifiche delle singole discipline, senza bisogno di ghettizzarne lo studio in spazi particolari.
L'obbiettivo generale individuato (creare un comportamento positivo verso l'ambiente circostante, intessuto di rispetto e teso a valorizzarlo), è stato articolato in alcune finalità più specifiche. In particolare si deve cercare di abituare i ragazzi a muoversi correttamente nell'ambiente e a leggerlo da un punto di vista naturale, storico, antropico, culturale ed economico, creando e favorendo un atteggiamento di curiosità verso il territorio. Per raggiungere questo scopo bisogna fornire gli strumenti culturali necessari per la lettura, sviluppare le capacità di osservazione e di orientamento nello spazio e nel tempo, abituare anche all'uso di strumenti specifici come la bussola, le carte geografiche, i grafici ... La conoscenza del territorio aiuta il ragazzo a inserirsi consapevolmente nello stesso e a ritrovare proprie radici, lo aiuta per un orientamento professionale che non escluda a priori possibilità di attività locali, e diviene una base importante per future azioni consapevoli di intervento non distruttivo. Infine la conoscenza del vicino può essere un ottimo strumento didattico per capire il lontano, nel tempo o nello spazio, il simile e il diverso.
L'attività di ricerca intorno alla fola è stata pertanto ripresa, in questo nuovo contesto, lo scorso anno dalla classe prima sezione "A", a tempo prolungato, ed è stata portata fino alla trascrizione il più possibile fedele di gran parte delle "fole" raccolte. Nella prima parte di questo libro si documentano i risultati in modo che essi rappresentino anche un piccolo patrimonio per la nostra collettività. Così l'esperienza fatta e le competenze acquisite non andranno disperse; si è deciso inoltre di continuare il lavoro anche in altre classi, che potranno avere come insegnanti gli "esperti" della 2A; infine gli stessi ragazzi della classe intendono continuare a trascrivere il materiale rimasto, nel tempo libero, in modo da portare un loro contributo ad un altro eventuale volume di "fole" garfagnine.
Detto questo passo a presentare sinteticamente i vari momenti dell'attività didattica svolta, indicando gli obbiettivi generali e specifici che mi sono proposto, i saperi coinvolti e descrivendola sinteticamente. Lo scopo di queste pagine è quello di dare un contributo che porti ad una maggior definizione di queste attività in sintonia con gli obbiettivi specifici delle varie discipline scolastiche.
Le unità didattiche che stanno alla base dell'attività di trascrizione sono le seguenti: approccio alla fiaba, compilazione di un questionario sulla narrativa popolare, raccolta di fiabe e di racconti, studio dei fonemi del nostro dialetto, trascrizione di fiabe.


Approccio alla fiaba
La struttura di questa attività è tradizionale e diffusa sia nelle scuole elementari che nelle prime classi delle scuole medie. Lo scopo immediato è quello di identificare la fiaba e evidenziare le sue caratteristiche come genere narrativo autonomo
L'attività consiste nel leggere fiabe sia popolari che colte, suddividerle in sequenze narrative, illustrare le funzioni di Propp una volta identificata la fiaba di magia, produrre favole di vario tipo secondo schemi dati. E' l'attività propedeutica per eccellenza alla lettura di testi narrativi ben più complessi.
Nel concreto l' attività in classe si è realizzata attraverso la lettura dei brani presenti nel libro di testo, e lo svolgimento di esercizi secondo la successione appena ricordata. Gli obbiettivi specifici proposti sono stati quello di caratterizzare il genere narrativo della fiaba, e il suo stile, e quello di individuare le sequenze narrative, il protagonista e l'antagonista, alcune strutture ricorrenti. Ci si è preoccupati anche di riferire le azioni ai personaggi che le compiono. L'attività nel suo complesso ha dato il suo contributo nel cammino dell'alunno verso i seguenti obbiettivi più generali, sia dell'insegnamento della lingua italiana che dell'attività scolastica complessiva: classificare per gruppi omogenei, rappresentare con schemi, leggere degli schemi, distinguere le cause dalle conseguenze, migliorare le capacità di lettura, migliorare la scrittura, sviluppare la fantasia, seguire uno schema narrativo. La verifica finale è stata la classica composizione scritta in classe nella quale si chiedeva di seguire uno schema ed uno stile derivati dal mondo della fiaba.


Questionario
A questo punto, dotati di concetti base come quello di genere narrativo, si era pronti per affrontare la prima delle unità didattiche tipica di questo progetto: la compilazione di un questionario. Lo scopo era quello di far scoprire direttamente ai ragazzi i luoghi dove si raccontava, che cosa si raccontava, e in quali momenti dell'anno, ovviamente senza nessuna pretesa di scientificità. Si è trattato dell'attività di base, i cui risultati sono stati una prima forma di orientamento nell'argomento e nell'ambiente e saranno ripresi in momenti diversi per impostare ulteriori attività di conoscenza del territorio.
Le domande sono state discusse coi ragazzi, anche perché potessero porle in modo corretto agli intervistati. Questi ultimi sono stati scelti in base all'età (la persona più anziana è del 1899 e la più giovane del 1943), prendendo come momento discriminante l'arrivo e la diffusione nelle case della televisione, che ha cancellato gli spazi di narrazione pubblica. E' stato individuato poi il territorio, sulla base della provenienza degli alunni, delimitandolo ai comuni di Piazza al Serchio e Giuncugnano per un totale di circa 3.300 abitanti.
L'elaborazione completa dei risultati è stata rimandata al momento in cui i ragazzi avranno le conoscenze matematiche necessarie per un efficace lavoro didattico e cioè alla terza media, momento in cui l'indagine si estenderà anche all'ambiente (costruzioni, ma anche economico, sociale, storico), in cui la fola veniva raccontata.
Sono state riempite 139 schede, suddivise in quattro parti. La prima richiedeva i dati anagrafici dell'intervistato e precisamente: nome e cognome, abitazione, origine, data di nascita, sesso. La seconda, intitolata "Il raccontare oggi", poneva la domanda se l'intervistato avesse raccontato in tempi recenti a figli, nipoti o ad altri, in caso di risposta positiva si chiedeva quale fosse ambiente in cui abitualmente si racconta (cucina, camera, sala, all'aperto ...), in quale stagione prevalente dell'anno, in quale periodo del giorno e in quali occasioni. L'ultima domanda di questa sezione verificava il contenuto del raccontare se fiabe, e di quale tipo, se leggende, filastrocche, canti, poesie od altro.
La terza sezione era dedicata al "Raccontare ieri" e riproponeva le stesse domande della seconda, con alcune articolazioni in più nelle risposte possibili soprattutto in relazione ai luoghi ove avvenivano i racconti (ad es. si è aggiunto il metato dove si essiccavano le castagne). L'ultima parte riportava i dati del ragazzo compilatore, in modo che fosse responsabilizzato nell'effettuare l'indagine.
Sui 139 intervistati 80 hanno dichiarato di raccontare ancora oggi, per lo più in cucina (42) e quasi sempre ai nipoti (71). Quasi sempre si raccontano fiabe (64), ma anche filastrocche (31) e racconti (29), spesso in inverno (71) e alla sera (56). Anche nel mondo di ieri la fola la fa da padrona (124 su 139), ma anche gli stornelli (100), i proverbi (68), i canti (56), i racconti (53), le filastrocche (46) o le leggende ci fanno immaginare un'intensa attività di narrazione rivolta in prevalenza ai figli (88), ma anche ai nipoti (69) e in particolari ad altri ascoltatori (54). La cucina era l'ambiente principe (99), seguita subito dal metato (80), dall'aia (46), da ambienti aperti qualsiasi (34) o in particolare nei campi (39). L'inverno era sicuramente la stagione che la faceva da padrone, ma per il periodo della giornata accanto alla sera (24) era molto utilizzata anche la mattina (23), questo per la presenza dei canti come gli stornelli.
I saperi coinvolti in questa attività sono stati, come sempre, numerosi. Segnalo in particolare l'esercizio delle abilità logiche derivante dalla necessità di raggruppare le informazioni per gruppi omogenei, la comprensione precisa delle domande che si ponevano e del loro scopo, la scelta dell'intervistato secondo una schema precostituito, il rapportarsi in modo corretto con una persona adulta, il compilare un questionario, il prevedere possibili risposte. Ciascuno di questi saperi è diventato poi un obbiettivo disciplinare che ha obbligato ad un esercizio e potenziamento delle abilità di base della lettura e dell'esposizione o un obbiettivo generale di sviluppo della sfera socio-affettiva del ragazzo e del miglioramento del suo rapporto col territorio circostante, dal momento che doveva parlare con adulti, facendosi "prendere sul serio".


Raccolta di fiabe e di racconti
La compilazione del questionario ha messo i ragazzi in contatto con molte persone, alcune delle quali si sono mostrate disponibili a raccontare di fronte ad un registratore o ad una telecamera.
Si è così dato il via all'attività di raccolta, che si è protratta fino al settembre 1994.
Lo scopo immediato era chiaramente quello di entrare in possesso di materiale sonoro da utilizzare per la trascrizione. I ragazzi sono stati motivati al lavoro, ma la necessità di utilizzare strumenti tecnici quale un registratore fonico o una videocamera ha rallentato la produzione; i ragazzi infatti, pur possedendo questi strumenti, non sapevano usarli. In due incontri l'insegnante di educazione artistica ha spiegato le tecniche di ripresa video, dando suggerimenti per avere anche delle immagini utilizzabili; e infine è stato spiegato in modo semplice come effettuare una registrazione fonica e quali accorgimenti usare per avere un risultato accettabile.
I saperi attivati in questa unità didattica sono stati pertanto soprattutto di tipo tecnologico; il ragazzo aveva comunque il compito di spiegare al novellatore quale fosse lo scopo della ricerca, quale tipo di racconto si preferiva, che si sperava in una esposizione dialettale e infine il ricercatore doveva registrare anche i dati anagrafici. Non è poi trascurabile il problema del rapporto con l'adulto, del sapersi presentare, del convincerlo a narrare di fronte al registratore, per cui i ragazzi hanno cominciato a dare frutti solo alla fine dell'attività, quando ormai era necessario chiudere la fase della raccolta per dedicarsi interamente alla trascrizione; per questo motivo si troveranno pubblicate molte fiabe registrate dallo stesso alunno, che ha avuto la spinta necessaria e il coraggio di partire subito all'inizio e ha così raccolto molto, trovando il territorio sgombro da "concorrenze".


Il Dialetto
Questa unità didattica è stata realizzata in concomitanza con la stesura del questionario e con la fase della raccolta, utilizzando i primi materiali pervenuti.
Si proponeva due obbiettivi diversi: uno puramente strumentale rispetto al lavoro complessivo: era importante dotare i ragazzi di conoscenze ed abilità minime, per trascrivere correttamente i fonemi dialettali. Il secondo scopo era di sviluppare una parte dell'insegnamento grammaticale, la fonetica. L'obbiettivo dichiarato ai ragazzi era comunque quello di arrivare alla conoscenza delle nozioni elementari di fonetica relative al dialetto della zona, e di saperle rappresentare con appropriata simbologia.
Sono state presentate agli alunni alcune semplici nozioni di fonetica; sono state raccolte parole ed espressioni dialettali in cui compaiano fonemi caratteristici.
L'attività si è svolta in due momenti diversi: il primo è stato durante lo scorso anno ed è consistito nella spiegazione teorica della fonetica italiana e dell'alfabeto, seguita da esercizi di ascolto di materiale registrato per l'individuazione di fonemi garfagnini, finendo così per evidenziare la necessità di ricorrere a simboli alfabetici diversi da quelli consueti. Ciascun ragazzo avrebbe poi dovuto esercitarsi nel corso dell'estate, continuando ad ascoltare e provando a trascrivere usando i segni già definiti insieme.
Il secondo momento si è tenuto all'inizio dell'attività effettiva di trascrizione, quando ormai erano chiari i problemi pratici e c'erano alle spalle diverse ore di ascolto. L'attività è consistita in due lezioni di Gastone Venturelli, che è riuscito a entusiasmare i ragazzi, a tenerli attenti per due ore consecutive a volta, parlando di consonanti sorde e sonore, di bilabiali ..., di raddoppiamento fonosintattico ... I ragazzi hanno poi ripassato, sia in classe che a casa, la lezione con l'aiuto di videocassette delle lezioni.
Questa attività si è di fatto intrecciata nella seconda fase con quella di trascrizione, di cui parlerò fra un attimo. Tuttavia era stata pensata come momento autonomo ed erano stati pertanto individuati gli obbiettivi didattici specifici, qualora non si fosse conclusa con la trascrizione. Ha contribuito a migliorare le competenze e le conoscenze di ciascun ragazzo sui seguenti aspetti propri della disciplina: conoscenza dei principali fonemi della zona, capacità di trascrivere un fonema non riconducibile a quelli nazionali, miglior identificazione dei fonemi e dei grafemi propri della lingua italiana
L'attività ha anche contribuito a migliorare le capacità di ciascuno all'interno di obbiettivi conoscitivi generali o di abilità come il saper ascoltare, il classificare per gruppi omogenei, rappresentare con simboli, collocare in una giusta dimensione l'espressione dialettale.


Trascrizione delle fiabe
Si arriva così all'attività più caratteristica di tutto il lavoro, sicuramente la più difficile, ma anche quella che ha riservato le maggiori scoperte e ha contribuito di più alla crescita culturale e umana dei ragazzi, per l'acquisizione di tecniche operative, di conoscenze linguistiche, di prese di coscienza.
Lo scopo prefissato era quello di prendere coscienza delle caratteristiche dei linguaggi parlati e della loro diversità rispetto alla scrittura, conoscere l'evoluzione del linguaggio informale mettendolo in relazione con l'evoluzione storica, sociale, economica dell'ambiente
L'attività è consistita nella trascrizione di gran parte dei testi raccolti, utilizzando alcuni semplici simboli per i fonemi non riconducibili all'alfabeto italiano o per rappresentare il raddoppiamento fonosintattico.
Sono state riepilogate regole di trascrizione e le conoscenze di fonetica con le lezioni già ricordate di Gastone Venturelli, quindi si sono svolte attività di gruppo sotto la guida dell'insegnante nel pomeriggio. Poi ciascun ragazzo da solo o in gruppo ha completato il lavoro a casa.
I saperi coinvolti sono stati molteplici: il primo è l'abilità d'ascolto e della concentrazione. Abbiamo infatti verificato che tendiamo a percepire i suoni secondo le nostre attese, addirittura cambiamo le parole, le aggiungiamo ecc.; solo dopo un ascolto più attento e ripetuto più volte si arriva a individuare i suoni realmente pronunciati dal narratore.
Nel processo di identificazione dei suoni entrano in gioco le conoscenze linguistiche di ciascuno, non solo quelle grammaticali e lessicali, sicuramente le più importanti, ma anche quelle legate al dialetto locale. Da questo punto di vista il ragazzo che è più vicino al mondo dialettale e che talora è più lontano da quello della scuola, si trova in una posizione di vantaggio, con indubbi effetti benefici sul suo interesse per la scuola e sul suo apprendimento complessivo.
Un capitolo assai importante è anche quello delle regole ortografiche; bisogna imparare a rendere con segni grafici le pause del narratore, a interpretarle; bisogna distinguere il discorso diretto da quello indiretto e segnarlo opportunamente.
L'applicazione delle regole di trascrizione fonetica è stato inoltre un esercizio non secondario nel capire le istruzioni e metterle in pratica, cosa non sempre facile da ottenere nella scuola media.
Si sono poi attivati altri saperi, come quello di trascrivere su un computer il testo, per rendere più veloce la successiva revisione e correzione; i ragazzi che hanno avuto la possibilità o anche la volontà di cimentarsi in questo, hanno imparato a usare in modo semplice, ma sufficiente, un programma di scrittura elettronica.
Anche l'uso di registratori fonici o telecamere, che spesso diamo per scontati, è stato una scoperta per quasi tutti.
Le competenze e le conoscenze da acquisire con questa attività hanno riguardato pertanto la capacità di ascoltare attentamente i suoni di una lingua identificando i fonemi, con effetti benefici anche per l'apprendimento di lingue straniere; il potenziamento del controllo ortografico in generale e in particolare l'uso più consapevole della punteggiatura; il bagaglio lessicale di ciascuno con approfondimenti di natura etimologica.
Anche qui come per le altre attività sono stati presenti stimoli ed esercizi che contribuiscono ad obbiettivi trasversali alle varie discipline scolastiche, alcuni già presenti nelle precedenti unità didattiche; ad esempio attraverso l'uso dei simboli fonetici si impara a rappresentare per simboli e a leggere simboli. Attraverso l'ascolto suono per suono si esercita l'abilità dell'ascolto in generale e di quello finalizzato in particolare. L'incontro con persone anziane e la valorizzazione del loro patrimonio, dei loro canoni espressivi, modifica il rapporto del ragazzo col territorio e amplia le sue capacità di rapporti socio-affettivi. L'impegno alla trascrizione fedele, la sua motivazione, esemplifica e aiuta a capire che cosa è un documento storico e l'importanza della sua fedeltà.


Umberto Bertolini
 

 

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