Museo dell'Immaginario Folklorico

Ricerche: Attività di ricerca e raccolta delle tradizioni
Argomento: Saggi
Alberto Borghini Segnala "Un saggio di Alberto Borghini, il direttore del Centro
cerca di rispondere alle domande di sempre: perché si fa ricerca, a cosa serve, qual è il senso della nostra attività, perché cerchiamo di diffonderla e di farla in modo capillare. Alcune risposte con esempi.

Attività di ricerca e raccolta delle tradizioni ...
Alberto Borghini - 2003
Attività di ricerca e raccolta delle tradizioni, come quelle di cui in questi anni si è fatto carico l’Istituto Comprensivo di Borgo a Mozzano (LU), andrebbero promosse estesamente (il più possibile estesamente), e coordinate fra loro. Le ‘scoperte’ degli uni servono a chiarire quelle degli altri, e viceversa: secondo un procedimento - e una logica di approfondimenti graduali - che ho chiamato del "racconto attraverso il racconto". (1)Tali approfondimenti ci svelano - sebbene parzialmente - il simbolico come struttura: come lingua, dotata di dinamismi, prendibile scientificamente attraverso l’emergere di una grammatica (nonché di una morfo-logica, in quanto logica delle forme semantiche, o lessicali che dir si voglia) e delle sue (loro) leggi di funzionamento ‘dall’interno’; leggi che Bogatyrev e Jakobson riassumevano col termine di nomogenesi.
Per far questo (o, più esattamente, per orientarci in tale direzione) c’é bisogno degli altri: imprescindibile bisogno delle tradizioni ‘locali’ degli altri, oltre che delle ‘proprie ritrovate anche da un’altra parte’.Le variazioni nell’ambito di una località (la cui definizione è d’altronde sempre arbitraria) e le variazioni provenienti dagli altri (dalle ‘località’ degli altri) consentono il (un) progressivo emergere del senso: quest’ultimo da intendersi come significazione (in fieri appunto), vale a dire come parziale per un verso e in crescendo per un altro verso.Estensione e capillarità sono i cardini procedurali di una ricerca che va pensata da un lato asintoticamente e dall’altro frattalmente: secondo, del resto, i modi dello strutturarsi della semantica. La capillarità (dell’indagine sul territorio) deriverà dalla constatazione che in effetti ogni ‘località semantica’ risulterà ‘globale’ (semanticamente globale): ogni fissazione ‘locale’ (semanticamente locale) si rifrange illimitatamente (‘globalità’ sull’ordine del frattale).In un’altra prospettiva ogni fissazione ‘locale’ si connette con altre fissazioni ‘locali’, qui o altrove, ed anche in questo caso illimitatamente (‘globalità’ asintotica, sempre in accezione semantica). (2)
A ben guardare, estensione e capillarità territoriali della ricerca derivano dalle medesime esigenze e da un medesimo principio metodologico. Poiché tanto il rifrangersi frattale quanto il procedere asintotico delle associazioni semantiche, a partire da una qualsivoglia unità di fissazione ‘locale’ (sempre semanticamente intesa), possono attuarsi sia nel quadro dell’area territoriale di indagine (località territoriale) che al di fuori di tale area (estensione territoriale). Insomma, il carattere frattale e insieme associativo (entrambi dalla durata asintotica), in quanto modalità di una globalità semantica che si svolge a partire dalle singole fissazioni locali (semanticamente intese), richiedono capillarità di ricerca e di analisi, sia "qui" (nella località territoriale pre-scelta) sia altrove (estensione territoriale della capillarità di ricerca).
Tali esigenze sono quelle che hanno suggerito al Centro di documentazione della tradizione orale di Piazza al Serchio (LU) e all’associazione culturale che lo gestisce e lo anima ("La Giubba") (3) di incoraggiare e - nei limiti del possibile - di programmare su una scala sufficientemente ampia ricerche il più possibile capillari. Le scuole, in part. elementari e medie, rappresentano uno strumento assai efficace di tale programma. Ovviamente, si tratta di un programma che prevede anche una sorta di censimento - in diverse aree territoriali - delle ricerche già svolte: sia di quelle condotte negli anni scorsi (più o meno lontani), sia di quelle che si vanno attuando.
In rapporto a tali ricerche e ai gruppi che le sostengono l’archivio di Piazza al Serchio cerca di offrire un modo e un punto di coordinamento. L’Istituto Comprensivo di Borgo a Mozzano - con la sua ben focalizzata ed intelligente attività, che già vanta una piccola ma significativa storia - corrisponde, per la verità del tutto autonomamente, alle prospettive che su un’altra lunghezza d’onda si è assegnato l’archivio di Piazza al Serchio. Non solo, ma il lavoro dell’Istituto Comprensivo di Borgo a Mozzano è in grado di proporsi quale ‘modello da imitare’ per le Scuole delle aree circonvicine: e - lo spero - anche per altre zone dell’Italia.
In questa direzione il Centro di Piazza al Serchio può offrire un qualche aiuto per l’allargamento e la conoscenza di attività ‘territoriali’ come sono quelle, appunto, dell’Istituto di Borgo a Mozzano e di altre Scuole. Alcuni fascicoli, raccolti in varie parti d’Italia, sono già presenti nell’archivio del Centro garfagnino.
***
Allo scopo di illustrare con qualche esempio quanto si è detto sopra, prendiamo brevemente in considerazione alcuni dati provenienti dalla presente ricerca.
Ristabilire i nessi con altre tradizioni e racconti del contesto folklorico, inteso secondo un’accezione più o meno allargata, permette di far emergere il senso: o, quantomeno un certo effetto di senso.
A proposito degli usi del periodo natalizio, una anziana informatrice di Borgo a Mozzano, vissuta fin da bambina a Diecimo, Adriana Micheli Lotti (4), riferisce:"Quando ero piccola, per Natale, c’era tanta miseria...tanta miseria e c’era tanta religione. Noi si andava alla Novena e chi non ci andava si diceva: "Chi non va alla novena di Natale corpo di lupo e anima di cane". La Novena era per nove sere...andavamo alla Chiesa e chi non ci andava era guardato male". (5)Il detto "Chi non va alla novena di Natale" etc. è inquadrabile nell’ambito di certe tradizioni relative alla ‘pericolosità’ della notte di Natale.
Fra le diverse attestazioni ne ricordo una, raccolta nella zona di Firenzuola, in provincia di Firenze: "Noi, a Montelafine, (...) ci s’ha quella della notte di Natale; dice che la notte di Natale viene fuori le streghe là al bivio". (6)
Più in particolare, però, ritengo che si debbano richiamere le tradizioni - assai diffuse in area meridionale - secondo cui chi nasce o viene concepito la notte di Natale diventa lupo mannaro (o strega). (7)
***
Accentriamo l’attenzione su un’altra testimonianza dovuta all’attività dei bambini-ricercatori di Borgo a Mozzano. Così l’informatore, Mariano Lotti (8):"A Gioviano, negli anni venti e trenta, mettevano (per S. Silvestro cioè?) un ceppo grossissimo nel focolare, che durava anche tanti giorni, e il tizzone che rimaneva lo mettevano fuori dalla finestra per tutto l’anno, oppure fuori dall’uscio, per tenere lontano gli spiriti maligni, per cacciar fuori il male. Ancora oggi qualcuno lo fa".
Il tizzone che, fuori dall’uscio o dalla finestra, espelle il male e/o tiene lontani gli spiriti maligni, parrebbe situarsi in una ‘posizione sintattica’ che apparirà diametralmente rovesciata rispetto ad altre credenze - a loro volta presenti in area apuana - relative appunto ai tizzoni.
Limitiamoci comunque alla Garfagnana. Se a Careggine si dice che gli streghi "facevano alle tizzonate" (9), in un racconto di Pieve Fosciana essi sembrano addirittura coincidere coi tizzoni infuocati che trascorrono attraverso l’aria:"Una donna di Filicaia si attardò un giorno nel fare il pane, e quando si ricordò che doveva ancora andare a governare le bestie era già scesa l’oscurità. Allora entrò in casa e chiamò la nipotina, dicendole: "Venite con me, bimba, andiamo nella stalla. E’ suonata l’ordinotte, non si può andare soli!".Così partirono, ma ad un tratto cominciarono a veder passare per aria dei tizzoni infuocati, che lasciavano lunghe scie. La donna e la bimba corsero nella stalla, ormai vicina, si rinchiusero dentro e si inginocchiarono a pregare. Contro la porta si sentivano battere i tizzoni.Dopo un tempo che parve interminabile, tutto finì, e poterono tornare a casa, dove tutti si fecero loro intorno chiedendo cosa fosse accaduto; ma solo la bambina potè raccontare, perchè la nonna aveva perduto la parola per lo spavento". (10)
***
Siamo, in sostanza, di fronte ad uno dei momenti di quella che ho chiamato analogia contrastiva(11): un medesimo elemento significante (in questo caso "tizzoni") è, da un lato, strumento nonché forma metamorfica degli esseri del negativo; dall’altro lato, risulta atto ad allontanare/tenere lontani gli spiriti maligni.
Meccanismi del genere ricorrono piuttosto frequentemente e - direi anzi - ‘normalmente’ nel sistema/struttura folklorici. Si tratta, del resto, di uno degli innumerevoli (asintoticamente proiettabili) tasselli nel quadro di strutturazioni assai articolate e complesse (anche diacronicamente complesse): è in esse che consistono i dinamismi del simbolico-immaginario come lingua (e come grammatica dell’/per l’esistere).
A questa lingua - che ha il fascino della mitologia - possiamo avvicinarci grazie a ricerche come quelle di Borgo a Mozzano, purché condotte su vasta scala e capillarmente : una mitologia che va altre ogni retorica, e che è ‘vera’; vale a dire aderente alla vita concreta, all’esistenza quotidiana delle generazioni che ci hanno lasciato o che ci stanno lasciando. (12)
Note
(1) Cfr. il mio Il racconto attraverso il racconto: intertestualità delle varianti, ‘fuga’ dei racconti e analogia , in Borghini, Semiosi nel folklore II. Prospettive tipologiche e analisi ‘locali’ , Piazza al Serchio (LU), Centro di documentazione della tradizione orale 2001, pp. III-XIV (introduzione).
(2) Su "locale" e "globale" rinvio altresì ad un mio intervento dal titolo Ipotesi sulla non-finibilità della struttura e sulla ‘costruzione’ infinitesimale dell’io , in "Linguistica e letteratura, XV, 1-2, 1990, pp. 221 sgg..
(3) Mi riferisco in part. ad alcuni suoi componenti: Umberto Bertolini e Ilaria Giannotti.
(4) Nata nel 1914. Cfr. nota successiva.
(5) Racconto dell’informatrice ai bambini della Scuola Materna di Gioviano; testo registrato e trascritto dalle insegnanti.
(6) Informatore Bruno Finni, 65 anni circa, originario di Piancaldoli, frazione di Firenzuola, intervistato durante il luglio 2003 da Giulia Polverosi, nell’ambito di un lavoro di tesi, da me progettato e diretto (Semiotica - Università di Pisa), sul folklore di alcune località della Toscana, con particolare riferimento alla provincia di Firenze.
(7) Cfr. per es. il mio ...ad stelas facere. Un passo di Petronio ed alcune tradizioni folkloriche , in Borghini, Semiosi nel folklore III. Prospettive tipologiche e analisi ‘locali’ , Piazza al Serchio (LU), Centro di documentazione della tradizione orale 2003, in part. nota 11.A sua volta il cane, che sembra qui costituire, col lupo, una sorta di unità simbolica (direi quasi una sorta di endiadi simbolica), non di rado vale - tradizionalmente - quale forma del negativo.
(8) Nato nel 1932, di Gioviano. Il testo - scritto dall’informatore stesso - è stato raccolto da Felicity Lucchesi, alunna della classe III della Scuola Elementare di Borgo a Mozzano (a. s. 2002-3).
(9) Cfr. O. Guidi, Gli Streghi, le Streghe. Antiche rappresentazioni nei racconti popolari della Garfagnana , Lucca, Pacini Fazzi 1990, p. 95.
(10) Cfr. Guidi, Gli Streghi, le Streghe... , cit., n. LVIII, Le tizzonate , pp. 94 sgg..Per una prospettiva analitico-interpretativa di ordine sintattico e narratologico (sullo sfondo del modello che ho definito analogico) si veda il mio A proposito dello scherzo garfagnino dei "pezzi di legna infocati". Una pratica veneta e una molisana , in Borghini, Semiosi nel folklore III... , cit.; anche Borghini, Zonodrakontis. Momenti di una mitologia , Roma, Meltemi 2003.
(11) Cfr. nota precedente.
(12) Per una analisi di alcuni fra i racconti contenuti nel primo volume di Storie mai scritte (Borgo a Mozzano, 2001) rinvio al mio Semiosi nel folklore III... , cit.; nonchè al mio intervento dal titolo Uno scherzo in Garfagnana e un racconto di masche , in "L G Argomenti. Rivista del centro studi di letteratura giovanile" (Biblioteca Internazionale per la Gioventù "E. De Amicis" di Genova), 4, XXXVIII, 2002, pp. 51 sgg..
Alberto Borghini Antropologia culturale - Politecnico di TorinoSemiotica - Univ. di Pisa Centro di documentazione della tradizione orale di Piazza al Serchio

"

Valutazione Articolo

Punteggio Medio: (Ancora Nessun Voto)


_______________
 


Login





Non hai ancora un tuo account? Crealo Qui!. Come utente registrato potrai sfruttare appieno e personalizzare i servizi offerti.
Nodo: Museo immaginario Ultimo inserimento News; 19:07:09 14/08/2016
[ Privacy - Note Legali - Accessibilita' - Credits - Elenco Siti Tematici]

Museo Nazionale Immaginario Folklorico
Via Comunale 2 Piazza al Serchio (LU)
Cell:+393286366966
Responsabile Pubblicazione:Umberto Bertolini Email:info@museoimmaginario.net