Museo dell'Immaginario Folklorico

Ricerche: L’importanza delle fonti orali per la tutela e la valorizzazione del patrimonio
Argomento: Saggi
di Silvana Vernazza - L'importanza delle fonti orali per la tutela e la valorizzazione del patrimonio etnoantropologico materiale e immateriale - Testo presentato al SEMINARIO DI FORMAZIONE E AGGIORNAMENTO FONTI ORALI : ESPERIENZE DI CONSERVAZIONE, INTEGRAZIONE, TRATTAMENTO Genova, 24-26 ottobre 2007 Sedi:Fondazione Ansaldo - Archivio di Stato di Genova - Organizzato da ANAI (Associazione Nazionale Archivistica Italiana) in collaborazione con Archivio di Stato Genova e Fondazione Ansaldo

L’interesse crescente per il patrimonio culturale trasmesso oralmente ha aperto un campo di ricerca vastissimo e articolato in molteplici filoni, è come se un intero mondo si aprisse davanti a noi e arrivasse a scompaginare categorie di pensiero e classificazioni tipiche della cultura occidentale, a cominciare dai concetti di “oggettività” e “soggettività, di “documento” e di “testimonianza”.
La fonte orale non è più un complemento, ma un elemento essenziale della ricerca storica e antropologica, di pari valore e dignità rispetto ad altre fonti..
Si può condividere quanto è comparso nella presentazione del Corso di Formazione dedicato a
Le fonti orali. Metodi, tecniche, esperienze , svoltosi a Bologna dal 28 aprile al 26 maggio di quest’anno e organizzato dalla Società di Mutuo Soccorso Ernesto De Martino.diVenezia, dall’ Associazione Italiana di Storia Orale, dall’Istituto storico Parri Emilia Romagna, dalla Scuola popolare di musica Ivan Illich. Bologna e da Zapruder - Storie in movimento:
la moltiplicazione e l’affinamento dei filoni di ricerca su fonti orali ha portato un contributo notevole alla riflessione storiografica, sociologica e antropologica, mettendone in discussione alcuni presupposti epistemologici, metodologici e interpretativi, nonché gli stessi confini disciplinari.
Sin dagli esordi, gli approcci basati su fonti orali hanno opposto ai paradigmi “unitari” delle grandi narrazioni la descrizione di realtà sociali concrete, con un’attenzione particolare per il complesso rapporto tra soggettività di chi fa ricerca e attori storici e sociali in carne ed ossa, per i loro percorsi personali quali venivano rappresentati attraverso la narrazione.

In questo complesso e articolato contesto culturale in profonda trasformazione è da collocarsi l’ampliamento del concetto di bene culturale come testimonianza di civiltà, essendo la cultura, secondo la definizione dell’UNESCO, l’insieme delle vite e degli stili di vita sociale di uomini e donne.
Di conseguenza i beni da tutelare si estendono, perché, come ci ricorda Gian Luigi Bravo il repertorio dei beni culturali nel loro complesso non può essere considerato come dato una volta per tutte. E’ evidente che si tratta di un insieme variabile, storicamente condizionato, la cui tendenza attualmente più evidente è ad una crescita diversificata ed articolata.”
La tutela e la valorizzazione si applicano anche a tutto il patrimonio etnoantropologico che testimonia le civiltà che ci hanno preceduto e che si colloca, per citare ancora Gian Luigi Bravo, in quello che “definiamo il territorio”, all’interno del quale sempre “più si arricchisce e si fa complesso il quadro degli ‘oggetti’ da prendere in esame, delle connessioni da indagare e delle domande da porsi.” (Gian Luigi Bravo – Presidente AISEA – Associazione Italiana di Studi Etno Antropologici).
Nell’ampliamento dei beni da tutelare e delle connessioni da indagare per poterli conoscere,comprendere e valorizzare pienamente, il ruolo delle fonti orali diventa sempre più rilevante, sia per i beni etnoantropologico materiali che per quelli immateriali.
Per il fatto di riferirsi ad una cultura, quale quella contadina, basata sull’oralità e ad oggetti di uso quotidiano, è assolutamente indispensabile l’utilizzo di fonti orali ai fini della catalogazione e quindi della migliore tutela di questi beni.
E’importante tener presente che anche quando ci si riferisce a fonti bibliografiche sull’argomento, repertori di oggetti, cataloghi museali, studi di cultura materiale, queste rimandano in sostanza ad altre ricerche fondate a loro volta su informazioni orali.
Inoltre, nella presente profonda evoluzione, prima ricordata, dei valori da identificare, tutelare e trasmettere, la tutela e la valorizzazione si allargano a quegli aspetti tangibili e non tangibili che formano l’intero contesto in cui l’oggetto si colloca e da cui assume significato.
In questo quadro la testimonianza orale che cita, memorizza e dà valore a quello stesso oggetto diventa elemento di primaria importanza, per quanto attiene al bene in se stesso e per quanto riguarda il contesto in cui si colloca.
Solo dalla corretta contestualizzazione del bene può scaturire una sua conoscenza approfondita e da questa, grazie all’indagine delle molteplici connessioni col territorio e con la comunità che lo abita e lo ha abitato, può realizzarsi una piena valorizzazione dei beni materiali e con essi dei luoghi in cui hanno avuto origine e in cui oggi si collocano.
Per i beni immateriali (letteratura orale, mitologia, eventi, feste, riti, ricette ecc.) le fonti orali costituiscono, in alcuni casi quali le varie espressioni della letteratura e delle tradizioni orali, l’elemento centrale del bene, che può esistere proprio in quanto nasce e si perpetua come racconto orale, in altri casi, analogamente a quanto avviene per i beni materiali rappresenta un indispensabile supporto per la comprensione di una rappresentazione, di una festa , di un canto, di una tecnica, di un gioco, che solo con gli apporti conoscitivi ed interpretativi desunti dalla testimonianza orale può essere collocato nel suo autentico contesto.
Le esperienze realizzate di catalogazione e di collaborazione con il Centro di Documentazione della Tradizione Orale di Piazza al Serchio (Lucca), col quale la Soprintendenza al Patrimonio Storico Artistico ed Etnoantropologico della Liguria, assieme alla Direzione Scolastica Regionale, ha stipulato una Convenzione, stanno facendo emergere un ruolo sempre più rilevante delle testimonianze orali ed un’urgenza di raccoglierle in tempo utile.
Da più parti ormai viene lanciato un vero S.O.S. per evitare la dispersione di un patrimonio immenso di lingua, di saperi e di miti, di riferimenti preziosi ad un complesso mondo culturale e sociale, perduto nel volgere di pochi decenni, ma che aveva costituito le fondamenta del vivere per molteplici generazioni.
Per fare solo un esempio, nelprogetto dell’Università di Trento, finanziato dalla Provincia, che prevede la creazione, a breve, di un Archivio lessicale dei dialetti trentini, una banca dati delle parlate vernacolari, viene evidenziato un problema di etnografia urgente, di fonti orali da intervistare, prima che su preziose testimonianze scenda il buio.
Questo patrimonio è sicuramente tra quelli che attualmente risultano più a rischio, perché non solo si vanno rapidamente disperdendo gli elementi linguistici con cui veniva trasmesso, ma perché cambiano a velocità forse ancora più accelerata i riferimenti culturali, i contenuti più profondi dei messaggi, divenuti completamente estranei al modello di società oggi dominante.
Questo spiega la creazione, in Italia e in Europa, ma non solo, di Archivi e di Centri per la raccolta e la catalogazione del patrimonio orale.
Tra questi si distingue per l’impegno nella ricerca capillare sul territorio e nell’analisi, nel confronto e nell’interpretazione dei contenuti, il già citato Centro di Documentazione della Tradizione Orale di Piazza al Serchio, diretto dal prof. Alberto Borghini, antropologo, semiologo e profondo conoscitore della mitologia classica, il cui scopo è quello di far riemergere, attraverso ricerche sull’immaginario e le tradizioni orali, quel substrato di elementi mitologici, legati alle fasi della vita e ai territori specifici in cui essa si svolge, che ha costituito l’humus culturale fondamentale in cui si sono susseguite le generazioni della civiltà contadina per millenni e che ha rapporti con la stessa mitologia classica, a cui attinge e con cui si intreccia.
Possono così tornare alla luce frammenti di storie mitiche, varianti di figure fondamentali, che messe a confronto ed interpretate potrebbero consentire di ricostruire elementi importanti di quella rete di mitologia popolare che ha caratterizzato la cultura contadina e non solo essa.
Questa conoscenza potrà ulteriormente consentire l’approfondimento di tutte le espressioni artistiche legate a quello stesso mondo e a quel lunghissimo periodo, allargando la possibilità di esplorarne significati e funzioni all’interno del ricostruito contatto con il loro immaginario di riferimento.
Gli obiettivi perseguiti dal Centro di Piazza al Serchio si inseriscono pienamente nella complessa trasformazione degli orizzonti e degli strumenti della conoscenza storica e antropologica cui ho accennato all’inizio e portano un rilevante contributo all’apertura di nuove prospettive, che per essere tali devono includere sempre più le molteplici dimensioni dell’intero agire e sentire umano.

Silvana Vernazza

Valutazione Articolo

Punteggio Medio: Sufficiente (Sufficiente) - Voti: 1

Argomenti Correlati



_______________
 


Login





Non hai ancora un tuo account? Crealo Qui!. Come utente registrato potrai sfruttare appieno e personalizzare i servizi offerti.
Nodo: Museo immaginario Ultimo inserimento News; 19:07:09 14/08/2016
[ Privacy - Note Legali - Accessibilita' - Credits - Elenco Siti Tematici]

Museo Nazionale Immaginario Folklorico
Via Comunale 2 Piazza al Serchio (LU)
Cell:+393286366966
Responsabile Pubblicazione:Umberto Bertolini Email:info@museoimmaginario.net