{"id":13099,"date":"2026-10-23T12:14:33","date_gmt":"2026-10-23T10:14:33","guid":{"rendered":"https:\/\/museoimmaginario.net\/immaginario\/?p=13099"},"modified":"2026-10-23T12:17:36","modified_gmt":"2026-10-23T10:17:36","slug":"il-cliente-che-non-ribatte-mai","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/museoimmaginario.net\/immaginario\/archives\/13099","title":{"rendered":"Il cliente che non ribatte mai"},"content":{"rendered":"<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel testo che Pitr&#xE8; d&#xE0; a stampa, la madre di Giuf&#xE0; &#xE8; povera e il figlio, per dirla col narratore, un &#xAB;babbeo, scansafatiche e imbroglione&#xBB;: tre qualit&#xE0; che non vanno nella stessa direzione e che bastano a far sospettare che lo sciocco non sia del tutto sciocco. La donna ha da parte un pezzo di stoffa e lo manda a venderlo in un paese lontano, &#xAB;a qualcuno che parla poco&#xBB;. Quello che accade dopo &#xE8; il pi&#xF9; celebre contratto concluso nel silenzio della novellistica italiana.<\/p>\n\n\n\n<h3 id=\"wp-block-themeisle-blocks-advanced-heading-662d1b0f\" class=\"wp-block-themeisle-blocks-advanced-heading wp-block-themeisle-blocks-advanced-heading-662d1b0f\">Il creditore con la zappa in prestito<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In piazza Giuf&#xE0; grida &#xAB;Chi vuole stoffa&#xBB; e la gente accorre e dice subito la sua: troppo pesante, troppo cara. Giuf&#xE0; conclude che parlano tutti assai e non vende a nessuno. Vaga finch&#xE9; non si infila in un cortile deserto, dove c&#x2019;&#xE8; soltanto una statua di gesso. &#xAB;Volete comprare questa stoffa?&#xBB; La statua tace. &#xAB;Voi s&#xEC; che parlate poco&#xBB;: le mette la stoffa addosso e rimanda il pagamento all&#x2019;indomani, come si fa con un cliente di fiducia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il giorno dopo la stoffa non c&#x2019;&#xE8; pi&#xF9; (il testo non dice chi l&#x2019;abbia presa, e non sembra importare). Giuf&#xE0; chiede il denaro, poi minaccia, &#xAB;ti faccio vedere chi sono io&#xBB;, e per farlo a regola d&#x2019;arte va a farsi prestare una zappa: il creditore che per riscuotere si indebita. Mazzate, la statua cade, e nella pancia c&#x2019;&#xE8; una brocca piena di monete. A casa il resoconto &#xE8; un piccolo capolavoro di comicit&#xE0; nera: ha venduto la stoffa a uno che non parlava, ieri sera non ha pagato, stamattina &#xAB;l&#x2019;ho ammazzato&#xBB; ed ecco i soldi. La madre, che il narratore definisce donna sveglia, non perde tempo a correggerlo: non dire niente a nessuno e spendiamoli poco alla volta.<\/p>\n\n\n\n<h3 id=\"wp-block-themeisle-blocks-advanced-heading-74c10fff\" class=\"wp-block-themeisle-blocks-advanced-heading wp-block-themeisle-blocks-advanced-heading-74c10fff\">Quando il silenzio &#xE8; un serpente<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La versione trascritta al numero 43 di un&#x2019;altra raccolta, e chiusa dalla nota &#xAB;raccontata dalla mia mamma&#xBB;, cambia il cliente e sposta il peso della morale. Qui la madre spiega perch&#xE9; bisogna vendere a chi parla poco: &#xAB;ch&#xE9; gli altri t&#x2019;imbrogliano&#xBB;. Il silenzio non &#xE8; pi&#xF9; una stranezza, &#xE8; una garanzia di onest&#xE0;. Giuf&#xE0; tira dritto davanti a tutte le donne che lo fermano per strada e si siede stanco fuori dal paese, dove vede uscire da un buco una serpe che non parla. Le lascia la stoffa, aspetta un poco e, non vedendo denari, torna a casa a mani vuote.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La madre lo prende a bastonate, con quella formula dialettale che significa picchiare alla cieca, e lo rimanda a riscuotere. Giuf&#xE0; batte sul muro nel punto in cui la serpe &#xE8; sparita, lo sfascia e trova una pentolina piena di monete d&#x2019;oro. Le versa in un sacco, lo copre di spine e se lo carica. Ai passanti che chiedono cosa porti risponde con una battuta che &#xE8; anche una verit&#xE0;: &#xAB;se non credi, tocca e vedi&#xBB;. Tutti toccano, si pungono e lo prendono in giro.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il bello viene dopo, ed &#xE8; la parte che nella versione siciliana manca. La madre, &#xAB;tanto prudente quanto il figlio era sciapo di sale&#xBB;, nasconde il tesoro in una cassa e mette in scena una pioggia di fichi, uva passa e uova sbattute gettate dal solaio sul figlio sdraiato. Quando Giuf&#xE0; va in piazza a vantarsi del sacco di denari e i carabinieri bussano alla porta, la donna fa la sua sceneggiata: ma come, dar retta a quello scimunito? Giuf&#xE0;, che ha sentito tutto, la smentisce davanti ai militari raccontando proprio la pioggia di fichi. &#xAB;Lo vedete com&#x2019;&#xE8; scemo?&#xBB; dice lei. I carabinieri ridono e se ne vanno. La favola, chiude il narratore, &#xE8; detta, e ci si toglie il berretto.<\/p>\n\n\n\n<h3 id=\"wp-block-themeisle-blocks-advanced-heading-8ab6da3d\" class=\"wp-block-themeisle-blocks-advanced-heading wp-block-themeisle-blocks-advanced-heading-8ab6da3d\">Giucca, che non era pazzo &#xAB;ma &#x2018;nzomma&#xBB;<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nella Toscana dell&#x2019;Amiata lo stesso personaggio ha un altro nome. Pitr&#xE8; stesso e Croce dopo di lui riconoscevano in Giucca il fratello di Giuf&#xE0;, e il *Giucca matto* raccolto a Santa Fiora dalla voce di Genoveffa Magnani (la scheda reca la data 23.2.77 e la classificazione AT 1538) lo conferma, a cominciare dalla definizione di chi racconta: figlio di una vedova, &#xAB;non era pazzo, ma &#x2018;nzomma&#xBB;.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Qui lo sciocco subisce l&#x2019;inganno invece di inconsapevolmente arricchirsi. Madre e figlio comprano un maialino che cresce oltre il quintale; sulla strada del mercato un frate gli propone una scommessa, perde la bestia sostenendo che quello &#xE8; un castrabecco, e Giucca resta senza maiale. La seconda met&#xE0; della fiaba &#xE8; la rivincita, e occupa quasi tutto il racconto: travestito da dottore manda dodici frati sulla montagna a cercare un&#x2019;erba miracolosa e intanto conciare per le feste il padre guardiano; poi, cambiati i panni con un bifolco, si fa picchiare dai frati che lo cercano; infine minaccia di bruciare il convento se non gli verranno mandati tre muli carichi di vettovaglie. I muli arrivano. Giucca ospita i frati, li purga con la minestra, li costringe a dormire tutti in un letto e li fa scappare nudi tra le &#xAB;marruche&#xBB; piantate sotto la finestra, lasciando muli e roba. Il luogo &#xE8; preciso, tra Castel del Piano e Arcidosso, e i frati sono Cappuccini.<\/p>\n\n\n\n<h3 id=\"wp-block-themeisle-blocks-advanced-heading-32d2159c\" class=\"wp-block-themeisle-blocks-advanced-heading wp-block-themeisle-blocks-advanced-heading-32d2159c\">Chi parla, chi tace, chi non &#xE8; creduto<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Messe una accanto all&#x2019;altra, queste tre storie raccontano tre economie della parola. Per il Giuf&#xE0; di Pitr&#xE8; il silenzio &#xE8; fiducia: chi non protesta &#xE8; un buon cliente, e il tesoro nasce da questo equivoco. Per la versione n. 43 il silenzio &#xE8; onest&#xE0;, una difesa contro chi ti truffa a parole, e la madre diventa regista di una messinscena. Per Giucca la parola &#xE8; l&#x2019;arma dell&#x2019;avversario: il frate vince con una scommessa ben parlata, e Giucca pu&#xF2; vendicarsi solo imparando a fingere con altrettanta faccia tosta. Anche le spine tornano come filo rosso: nel sacco di Giuf&#xE0;, che si punge chi vuole credere, e sotto la finestra dei frati, che si pungono invece di credere troppo tardi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non lontano da Giucca, nelle stesse pagine di Santa Fiora, una breve scena di ladri ripete la stessa lezione al contrario: due ladri in un podere sentono dire &#xAB;sette a letto, sette sotto il letto, sette siamo e sette andiamo&#xBB; e scappano pensando a un reggimento di soldati. Una frase mal intesa basta a sgombrare una casa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Resta il dettaglio pi&#xF9; bello, quello dei carabinieri. Il solo abitante del paese che dice la verit&#xE0;, e la dice con ostinazione, &#xE8; l&#x2019;unico che nessuno pu&#xF2; prendere sul serio. La madre lo sa e lo usa: la follia di Giuf&#xE0; &#xE8; la cassaforte in cui l&#x2019;oro dorme tranquillo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il cliente che non ribatte mai. Nella novella siciliana raccolta da Pitr&#xE8;, Giuf&#xE0; vende una stoffa a una statua di gesso perch&#xE9; &#xAB;parla poco&#xBB;, e riscuotendo a colpi di zappa trova un tesoro nascosto al suo interno. L&#x2019;articolo mette a confronto questa versione con quella del n. 43, dove al posto della statua c&#x2019;&#xE8; una serpe e la madre mette in scena una pioggia di fichi per far passare il figlio per scemo davanti ai carabinieri, e con Giucca matto, il cugino toscano raccolto a Santa Fiora, che si vendica dei frati truffatori. Tre storie, tre usi della parola: il silenzio come fiducia, come onest&#xE0;, e la parola come arma.<\/p>\n","protected":false},"author":27,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"ngg_post_thumbnail":0,"_themeisle_gutenberg_block_has_review":false,"h5ap_radio_sources":[],"_tbt_post_transparent":"","_tbt_post_title":"","_tbt_post_layout":"","_tbt_post_sidebar_id":"","_tbt_post_content_style":"","_tbt_post_vertical_padding":"","_tbt_post_feature":"","_tbt_post_feature_position":"","_tbt_post_header":false,"_tbt_post_footer":false,"_members_access_role":[],"_members_access_error":""},"categories":[1],"tags":[2487,2499,2493,2497,2485,2480,2303,2486,2495,2483,2491,2479,2475,2477,1612],"class_list":["post-13099","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-eventi","tag-amiata","tag-arcidosso","tag-calvino","tag-castel-del-piano","tag-fiabe-siciliane","tag-fiabe-toscane","tag-folklore-comparato","tag-giucca-matto","tag-giufa","tag-giufa-e-la-statua-di-gesso","tag-novellistica-popolare","tag-pitre","tag-santa-fiora","tag-sciocco-e-furbo","tag-tradizione-orale-2"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/museoimmaginario.net\/immaginario\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/13099","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/museoimmaginario.net\/immaginario\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/museoimmaginario.net\/immaginario\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/museoimmaginario.net\/immaginario\/wp-json\/wp\/v2\/users\/27"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/museoimmaginario.net\/immaginario\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=13099"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/museoimmaginario.net\/immaginario\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/13099\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/museoimmaginario.net\/immaginario\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=13099"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/museoimmaginario.net\/immaginario\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=13099"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/museoimmaginario.net\/immaginario\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=13099"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}