{"id":12752,"date":"2026-05-28T11:59:49","date_gmt":"2026-05-28T09:59:49","guid":{"rendered":"https:\/\/museoimmaginario.net\/immaginario\/?p=12752"},"modified":"2026-05-28T11:59:50","modified_gmt":"2026-05-28T09:59:50","slug":"terra-pronessa-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/museoimmaginario.net\/immaginario\/archives\/12752","title":{"rendered":"Terra pronessa 2"},"content":{"rendered":"<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>&#xAB;Viva l&#x2019;America dove si mangia se si vanga&#xBB;: la Garfagnana e il lungo addio<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">C&#x2019;&#xE8; una frase che vale pi&#xF9; di qualunque statistica. La scrisse un emigrante garfagnino in una lettera alla famiglia rimasta in valle, qualcosa come: <em>viva l&#x2019;America dove si mangia se si vanga<\/em>. La raccolse Paolo Cresci, fotografo fiorentino che dagli anni Settanta in poi trasform&#xF2; la propria ossessione per la documentazione migratoria in quello che sarebbe diventato il pi&#xF9; grande archivio italiano sull&#x2019;emigrazione, oggi Museo Cresci nel Palazzo Ducale di Lucca. Quella frase &#x2014; ironica, disperata, forse orgogliosa &#x2014; sintetizza secoli di storia di una terra che ha sempre dovuto fare i conti con l&#x2019;eccesso di braccia e la penuria di terra coltivabile.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il 4 giugno al Museo Italiano dell&#x2019;Immaginario Folklorico di Piazza al Serchio verr&#xE0; presentato l&#x2019;ultimo volume di Oscar Guidi, <em>La Terra Promessa. La Garfagnana alle porte del Terzo Millennio<\/em>, quarto e conclusivo atto di una tetralogia che attraversa quasi un secolo di storia locale, dai gironi del fascismo fino alla soglia del Duemila. Guidi &#x2014; ricercatore sul territorio da oltre quarant&#x2019;anni, laureato in Storia, Scienze Politiche e Giurisprudenza &#x2014; chiude con questo volume un percorso iniziato nel 2004, quando usc&#xEC; <em>Dal fascismo alla Resistenza<\/em>. &#xC8; un&#x2019;occasione per tornare a guardare la Garfagnana come si guarda una persona cara che si conosce da sempre: con affetto, ma senza indulgenza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Una terra che parte prima degli altri<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L&#x2019;emigrazione dalla Garfagnana non nasce con la grande crisi agraria di fine Ottocento: &#xE8; pi&#xF9; antica, radicata nei ritmi stessi del territorio appenninico. Gi&#xE0; dai primi decenni dell&#x2019;Ottocento la Valle del Serchio &#x2014; insieme alla Lunigiana &#x2014; alimentava flussi stagionali di manodopera verso le pianure e le citt&#xE0;. Calzolai, sarti, mugnai: mestieri in movimento, persone che tornavano e ripartivano seguendo il calendario dei lavori. Edmondo De Amicis, nel suo <em>Sull&#x2019;Oceano<\/em> del 1889, li incontr&#xF2; a bordo dei piroscafi diretti in America.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quando la Grande Emigrazione esplose &#x2014; e la periodizzazione ufficiale la fa cominciare dal 1876, anno in cui l&#x2019;Italia inizi&#xF2; a raccogliere statistiche sistematiche sugli espatri &#x2014; la Garfagnana era gi&#xE0; pronta. Secondo i dati raccolti dagli studi sull&#x2019;emigrazione toscana, il circondario di Castelnuovo Garfagnana era, a fine Ottocento, il primo territorio del centro Italia per volume di emigranti diretti verso il Brasile. Non il Meridione, non le grandi pianure del Nord: questa striscia di montagna tra Lucca e l&#x2019;Appennino.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il prefetto di Lucca lo scrisse senza giri di parole in un rapporto al ministero dell&#x2019;Interno dell&#x2019;epoca: <em>&#xAB;l&#x2019;emigrazione in questa provincia &#xE8; una tradizione che risale ai pi&#xF9; remoti tempi, tanto &#xE8; vero che poche sono le famiglie che non abbiano o non abbiano avuto qualche suo membro all&#x2019;Estero. Cos&#xEC; il figlio ribatte la strada percorsa dal padre, il nipote quella del nonno, certi quasi sempre di trovare del lavoro, anzi di continuare quello iniziato dagli avi&#xBB;<\/em>. Una catena umana che si tramandava come si tramandava un mestiere o un campo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Quattordici milioni di partenze<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il quadro nazionale era, del resto, di proporzioni difficili da immaginare. Tra il 1876 e il 1914 lasciarono l&#x2019;Italia circa quattordici milioni di persone. In totale, tra il 1861 e il 1940, gli espatri superarono i venti milioni &#x2014; in un paese che nel 1901 contava trentatr&#xE9; milioni di abitanti. La prima ondata, tra il 1876 e il 1900, coinvolse prevalentemente il Nord Italia e si diresse verso l&#x2019;America Latina e l&#x2019;Europa. La seconda, nei primi anni del Novecento, incluse anche il Meridione e punt&#xF2; in massa verso gli Stati Uniti. La provincia di Lucca &#x2014; che all&#x2019;epoca non comprendeva ancora la Garfagnana, aggregata a Massa &#x2014; registr&#xF2; 3.357 partenze gi&#xE0; nel 1876, con punte di oltre diecimila espatri l&#x2019;anno nel 1906 e nel 1907.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il 2026 &#xE8;, non a caso, il centocinquantesimo anniversario dell&#x2019;avvio di quelle rilevazioni statistiche. La Fondazione Paolo Cresci ha costruito attorno a questa data un ricco calendario di iniziative, confermando il ruolo di Lucca come capitale italiana della memoria migratoria.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>La terra promessa e quella lasciata<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il titolo scelto da Oscar Guidi per la sua tetralogia non &#xE8; casuale. <em>La Terra Promessa<\/em> &#xE8; un&#x2019;espressione che appartiene tanto alla tradizione biblica quanto all&#x2019;immaginario dell&#x2019;emigrante: quella destinazione lontana e luminosa che giustifica il distacco, il freddo del porto, l&#x2019;umiliazione del controllo sanitario a Ellis Island o al porto di Santos. Ma nel contesto garfagnino il titolo funziona anche al rovescio: la terra promessa &#xE8; anche quella lasciata, il paesaggio che si porta con s&#xE9; e che si cerca di ricostruire ovunque si arrivi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il quarto volume di Guidi si occupa del periodo 1970-2000, quello pi&#xF9; difficile da storicizzare perch&#xE9; ancora troppo vicino. Sono gli anni in cui l&#x2019;emigrazione fisica verso l&#x2019;estero rallenta ma non si ferma, mentre cresce quella interna verso i poli industriali del Nord. Sono anche gli anni in cui la Garfagnana affronta il problema speculare: lo spopolamento. I paesi svuotati, le scuole chiuse, le strade che si fanno silenziose. Una terra promessa che fatica a mantenere le sue promesse.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Guidi non &#xE8; uno storico da cattedra: lavora sul campo da decenni, con le fonti primarie, con i documenti locali, con la cautela di chi sa che il passato recente brucia ancora. Ed &#xE8; forse questa prossimit&#xE0; al territorio &#x2014; lo stesso territorio in cui dirige l&#x2019;ISI Garfagnana, le scuole superiori di Castelnuovo &#x2014; a rendere il suo lavoro qualcosa di pi&#xF9; di una ricerca accademica. &#xC8; un atto di cura per una comunit&#xE0; che sta ancora cercando di capire cosa le &#xE8; successo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La presentazione del 4 giugno al Museo di Piazza al Serchio &#xA0;(con la possibilit&#xE0; di seguirla anche online) &#xA0;&#xE8; aperta a tutti. Come tutte le storie di partenza, appartiene a chiunque.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il pezzo prende spunto dalla presentazione del libro di Oscar Guidi (La Terra Promessa. La Garfagnana alle porte del Terzo Millennio, 4 giugno al Museo di Piazza al Serchio) per raccontare la lunga storia migratoria della Garfagnana. L&rsquo;emigrazione da questa valle non nasce con la grande crisi agraria di fine Ottocento ma &egrave; ben pi&ugrave; antica: gi&agrave; dai primi decenni del 1800 la zona alimentava flussi stagionali di lavoratori &mdash; calzolai, sarti, mugnai &mdash; che partivano e tornavano seguendo i ritmi dei lavori. Quando esplose la Grande Emigrazione (ufficialmente dal 1876), la Garfagnana era gi&agrave; la prima area del centro Italia per espatri verso il Brasile. Nel quadro nazionale, tra il 1876 e il 1914 lasciarono l&rsquo;Italia circa quattordici milioni di persone. Il volume di Guidi si occupa del periodo 1970-2000, quando l&rsquo;emigrazione all&rsquo;estero rallenta ma lo spopolamento interno accelera, lasciando paesi vuoti e scuole chiuse. L&rsquo;articolo si chiude riflettendo sul doppio significato del titolo della tetralogia: la &quot;terra promessa&quot; &egrave; quella lontana sognata dall&rsquo;emigrante, ma anche quella lasciata, che si porta dentro per sempre.<\/p>\n","protected":false},"author":10,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"ngg_post_thumbnail":0,"_themeisle_gutenberg_block_has_review":false,"h5ap_radio_sources":[],"_tbt_post_transparent":"","_tbt_post_title":"","_tbt_post_layout":"","_tbt_post_sidebar_id":"","_tbt_post_content_style":"","_tbt_post_vertical_padding":"","_tbt_post_feature":"","_tbt_post_feature_position":"","_tbt_post_header":false,"_tbt_post_footer":false},"categories":[1],"tags":[2055,2071,928,1142,2065,2073,627,671,1986,2063,2059,2057,1128,2069,2058,2067],"class_list":["post-12752","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-eventi","tag-emigrazione","tag-emigrazioneitaliana","tag-garfagnana","tag-identita","tag-laterrapromessa","tag-lucca","tag-memoriacollettiva","tag-museoimmaginariofolklorico","tag-novecento","tag-oscarguidi","tag-ottocento","tag-paolocresci","tag-spopolamento","tag-storia-locale-2","tag-storiaitaliana","tag-valledelserchio"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/museoimmaginario.net\/immaginario\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/12752","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/museoimmaginario.net\/immaginario\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/museoimmaginario.net\/immaginario\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/museoimmaginario.net\/immaginario\/wp-json\/wp\/v2\/users\/10"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/museoimmaginario.net\/immaginario\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=12752"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/museoimmaginario.net\/immaginario\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/12752\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/museoimmaginario.net\/immaginario\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=12752"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/museoimmaginario.net\/immaginario\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=12752"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/museoimmaginario.net\/immaginario\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=12752"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}