{"id":12734,"date":"2026-04-28T16:02:19","date_gmt":"2026-04-28T14:02:19","guid":{"rendered":"https:\/\/museoimmaginario.net\/immaginario\/?p=12734"},"modified":"2026-04-28T16:03:16","modified_gmt":"2026-04-28T14:03:16","slug":"passi-nel-buio-se-il-fantasma-veste-le-pantofole","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/museoimmaginario.net\/immaginario\/blog\/2026\/04\/28\/passi-nel-buio-se-il-fantasma-veste-le-pantofole\/","title":{"rendered":"Passi nel buio: se il fantasma veste le pantofole"},"content":{"rendered":"<p><strong>SAGGI E RICERCHE<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em>Suono strisciato, ciabatte e presenze soprannaturali nella tradizione orale italiana e mondiale<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Eufrasio<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>1. INTRODUZIONE: IL SUONO COME SOGLIA TRA I MONDI<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Nel vasto repertorio dei segnali con cui la tradizione popolare ha codificato la presenza del soprannaturale, il suono occupa un posto privilegiato. Non &#xE8; la visione del fantasma a terrorizzare per prima, nella narrazione orale: &#xE8; il rumore. Il cigolio del pavimento. Il bussare alle pareti. I passi nel corridoio buio. E tra tutti i passi, quelli strisciati sono i pi&#xF9; carichi di significato, i pi&#xF9; inquietanti nella grammatica inconscia del folklore.<\/p>\n\n\n\n<p>Il passo deciso, ritmico, appartiene al vivo: alla sua determinazione, alla sua presenza nel mondo. Il passo strascicato, incerto, trascinato &#x2014; la ciabatta che non si solleva &#x2014; appartiene, nell&#x2019;immaginario collettivo di numerose culture, a chi ha perduto energia, forza, intenzionalit&#xE0;. Appartiene, per antonomasia, a chi si muove nonostante tutto, a chi cammina contro la propria natura, trascinandosi in un mondo che non gli appartiene pi&#xF9;.<\/p>\n\n\n\n<p>Questo contributo si propone di esplorare sistematicamente tale nesso attraverso tre livelli di analisi: una ricognizione comparativa del folklore europeo e mondiale; un approfondimento sulla tradizione orale italiana, con focus specifico sulla Puglia e sul contesto barese; una lettura semiotica e antropologica del ruolo della ciabatta come oggetto culturale liminale. Il metodo adottato &#xE8; quello della demoetnoantropologia integrata con l&#x2019;analisi semiotica del suono, nella tradizione degli studi italiani da Alberto Mario Cirese a Ernesto de Martino.<\/p>\n\n\n\n<p><em>&#xAB; Il suono strascicato &#xE8; acusticamente ambiguo: &#xE8; lento, non produce il ritmo netto di un&#x2019;andatura normale. Suggerisce qualcosa che si muove nonostante tutto. &#xBB;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><strong>2. SEMIOTICA DEL PASSO STRISCIATO: UN UNIVERSALE CULTURALE<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Perch&#xE9; lo strascico del piede, e in particolare il rumore della ciabatta trascinata, si presta cos&#xEC; efficacemente a evocare la presenza dei morti? La risposta implica almeno tre dimensioni analitiche distinte ma convergenti: una dimensione corporea, una dimensione acustica e una dimensione culturale-simbolica.<\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>2.1 La dimensione corporea<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Sul piano corporeo, il passo strisciato &#xE8; il passo della malattia, della vecchiaia, dell&#x2019;esaurimento vitale. Le tradizioni popolari di tutto il mondo hanno sempre osservato che chi si avvicina alla morte perde progressivamente la capacit&#xE0; di alzare i piedi dal suolo. La morfologia del cammino diventa, nella cultura popolare, un indice diretto della vitalit&#xE0; dell&#x2019;individuo: pi&#xF9; i piedi si sollevano, pi&#xF9; la persona &#xE8; lontana dalla morte; pi&#xF9; strisciano a terra, pi&#xF9; la morte &#xE8; prossima. La ciabatta &#x2014; in quanto calzatura che non vincola il piede, che permette allo strascico di manifestarsi &#x2014; &#xE8; l&#x2019;oggetto che incarna fisicamente questa prossimit&#xE0; alla morte.<\/p>\n\n\n\n<p>&#xC8; significativo, in questo senso, che nelle tradizioni funebri meridionali italiane ci fosse, come documentato da testimonianze orali raccolte nel Sannio, <em>&#x201C;un&#x2019;attenzione maniacale per le scarpe del defunto, come se si credesse davvero che il morto dovesse affrontare un lungo viaggio e per questo le calzature dovevano essere necessariamente nuove&#x201D;<\/em> (Fremondoweb, 2026). Le scarpe del defunto erano dunque oggetti rituali di primo piano: il morto partiva calzato di tutto punto, con scarpe robuste, non con ciabatte. Le ciabatte restano ai vivi. O meglio: restano a chi non &#xE8; ancora del tutto vivo.<\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>2.2 La dimensione acustica<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Sul piano acustico, il rumore della ciabatta strisciata ha caratteristiche sonore che la semiotica del suono definisce come marcatori di alterit&#xE0;: &#xE8; un suono continuo, non puntuale; &#xE8; privo del ritmo binario del passo normale (tac-tac, tac-tac); produce una frequenza bassa, quasi al limite della percettibilit&#xE0;. Nella notte silenziosa, questo suono ha esattamente le caratteristiche che il sistema nervoso umano ha imparato evolutivamente ad associare al pericolo ambiguo: qualcosa si muove, ma non come si muovono i viventi.<\/p>\n\n\n\n<p>Il Manuale di tradizioni popolari di Ernesto de Martino ci ricorda che la percezione sonora notturna &#xE8; stata universalmente al centro dell&#x2019;elaborazione culturale del soprannaturale. I suoni non identificabili nella notte generano un&#x2019;angoscia primaria che le tradizioni orali hanno sistematicamente codificato attraverso la figura del fantasma. Il rumore della ciabatta &#xE8; il suono perfetto per questa codificazione: &#xE8; riconoscibile abbastanza da non essere scambiato per un animale o il vento, ma straniante abbastanza da non poter essere pienamente attribuito a un vivo normale.<\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>2.3 La dimensione simbolica<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Sul piano simbolico, la ciabatta &#xE8; uno degli oggetti pi&#xF9; potentemente liminali della cultura materiale. Non &#xE8; la scarpa da lavoro (dominio del pubblico, del diurno, del vitale); non &#xE8; il piede nudo (dominio dell&#x2019;intimo, del sonno, del corporeo elementare). La ciabatta occupa esattamente la zona di mezzo: &#xE8; la calzatura del limitare del letto, del corridoio notturno, della cucina all&#x2019;alba. &#xC8; l&#x2019;oggetto di chi non &#xE8; ancora vestito per uscire nel mondo dei vivi, e non &#xE8; ancora a letto nel mondo del sonno.<\/p>\n\n\n\n<p>Questa liminalit&#xE0; strutturale fa della ciabatta il perfetto equivalente materiale di ci&#xF2; che van Gennep e poi Turner hanno chiamato la fase liminale nei riti di passaggio: n&#xE9; una cosa n&#xE9; l&#x2019;altra, sospesa tra due stati. Il fantasma, nell&#x2019;immaginario popolare di quasi tutte le culture, &#xE8; per antonomasia un essere liminale: n&#xE9; vivo n&#xE9; morto, n&#xE9; qua n&#xE9; l&#xE0;. Il suono della sua ciabatta strisciata &#xE8;, in questa prospettiva, il suono della liminalit&#xE0; per eccellenza.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>3. IL FOLKLORE ITALIANO: DALLA CAMPANIA AI CASTELLI ROMANI<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Nell&#x2019;Italia peninsulare, il repertorio di racconti in cui la presenza del fantasma si manifesta attraverso rumori di passi &#xE8; vastissimo e geograficamente distribuito. Alcune figure e tradizioni meritano attenzione specifica.<\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>3.1 I morti che camminano: la tradizione dei Castelli Romani<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>La raccolta di memorie orali sui Castelli Romani documenta con precisione il ruolo del suono nel folklore fantasmatico locale: <em>&#x201C;I morti non fanno mai vero male ai vivi; quelli che possono disturbarli con rumori improvvisi, urla e lamenti, ma senza nuocere davvero, sono gli spiriti dei morti ammazzati e dei suicidi. Si crede che le loro anime in pena restino l&#xEC;, nel luogo dove hanno perso la vita, per tutti gli anni che avrebbero dovuto vivere&#x201D;<\/em> (Abitarearoma, 2015). Il fantasma si manifesta prima di tutto sonoramente, prima ancora di mostrarsi. E i rumori documentati corrispondono, nella quasi totalit&#xE0; dei casi, a passi che stridono, cigolio di pavimenti, porte che si aprono lentamente.<\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>3.2 Il L&#xE9;nghelo e il Munaciello: spiriti del passo<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Il L&#xE9;nghelo dei Castelli Romani &#x2014; folletto allungato e dispettoso &#x2014; manifesta la propria presenza acusticamente attraverso il camminare sulle scale di legno. La specificit&#xE0; del dettaglio &#xE8; rivelante: le scale di legno cigolano, trasmettono il suono in modo nitido nella notte silenziosa. Il folletto si rivela attraverso il passo, prima ancora che attraverso la forma. &#xC8; il suono a precedere la visione, in un&#x2019;inversione dell&#x2019;ordine percettivo che &#xE8; essa stessa un indicatore di alterit&#xE0; soprannaturale.<\/p>\n\n\n\n<p>Analoga la figura del Munaciello napoletano, con le sue <em>&#x201C;fibbie argentate sulle scarpe&#x201D;<\/em> &#x2014; un dettaglio che produce suono: le fibbie tintinnano, si trascinano. Anche qui lo spirito si annuncia con il suono delle sue calzature prima di qualsiasi altra manifestazione visibile. La <em>Bella &#x2018;Mbriana<\/em>, spirito benevolo campano della casa, si manifesta tra le tende mosse dal vento: anche lei &#xE8; un essere del movimento silenzioso ma percepibile, del limite tra l&#x2019;interno e l&#x2019;esterno.<\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>3.3 Il culto dei morti e il corteo notturno<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>La tradizione della notte tra il primo e il due novembre &#xE8; particolarmente densa di riferimenti al suono dei morti che camminano. Come documenta la ricerca etnografica, <em>&#x201C;si credeva che le anime del purgatorio sfilassero in corteo nella notte&#x201D;<\/em> e che i defunti tornassero nelle case dei vivi per ristorarsi. Nella descrizione degli anziani intervistati nelle campagne dell&#x2019;Italia centrale e meridionale, questi cortei erano silenziosi o quasi: non marcette, non scarpe dure sui selciati. Un frusciare, uno strascicare impalpabile. Il suono dei morti era sempre descritto come <em>quasi<\/em> udibile, al limite della percezione, come se il soprannaturale si situasse esattamente al confine tra il sentibile e l&#x2019;inudibile.<\/p>\n\n\n\n<p>Particolarmente significativa l&#x2019;usanza toscana e campana di mettere piccole scarpe sulle tombe dei bambini defunti: le scarpe come oggetti-soglia per il viaggio di ritorno dell&#x2019;anima. Non ciabatte: scarpe vere, da cammino. Il bambino morto torna calzato per bene. &#xC8; chi rimane &#x2014; il vecchio, il malato, il convalescente &#x2014; che indossa le ciabatte, che strascia.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>4. BARI E IL FOLKLORE PUGLIESE: ANATOMIA DI UNA CITT&#xC0; FANTASMATICA<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>La Puglia rappresenta uno degli ecosistemi folklorici pi&#xF9; ricchi e stratificati d&#x2019;Italia, con una particolare densit&#xE0; di credenze e narrazioni legate agli spiriti domestici, ai morti violenti e alle presenze notturne. Bari Vecchia, con il suo labirinto di vicoli e la sua millenaria sovrapposizione di culture, &#xE8; il luogo in cui questa tradizione raggiunge una delle sue espressioni pi&#xF9; articolate.<\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>4.1 Muffarang e il fantasma che si aggira<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>La figura di Muffarang &#x2014; lo spirito che ancora, secondo la tradizione orale, si aggira per i vicoli di Strada Quercia a Bari Vecchia &#x2014; incarna perfettamente la grammatica del passo soprannaturale. Il verbo usato dalla tradizione orale &#xE8; sempre <em>aggirarsi<\/em>: non <em>camminare<\/em>, non <em>correre<\/em>, non <em>andare<\/em>. Aggirarsi implica un movimento senza meta, circolare, come quello di chi ha perduto il filo che guidava la sua vita. &#xC8;, acusticamente, un passo che torna sulle stesse pietre, che strascia sempre nello stesso senso, che non va da nessuna parte perch&#xE9; non ha pi&#xF9; nessun posto dove andare.<\/p>\n\n\n\n<p>La scultura della Testa di Moro apparsa in Strada Quercia &#x2014; oggetto misterioso e non rivendicato da nessuno &#x2014; materializza il confine tra il mondo dei vivi e quello dei morti. Ma &#xE8; il suono a precedere la visione: prima di vedere la testa, si sentivano, nei racconti dei vecchi baresi, i passi nel vicolo vuoto.<\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>4.2 La Mal&#x2019;umbra e il corpo senza guida<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>La Mal&#x2019;umbra (o mal&#x2019;ombra) &#xE8; lo spirito maligno barese per antonomasia. Nella sua versione pi&#xF9; perturbante &#x2014; il carabiniere decapitato che vaga per Bari Vecchia cercando la casa dell&#x2019;amata &#x2014; abbiamo l&#x2019;immagine pi&#xF9; estrema del passo soprannaturale: un corpo che cammina senza testa, senza la guida razionale del pensiero, mosso da una pulsione che ha sopravvissuto alla morte. Questo camminare automatico, compulsivo, &#xE8; il passo strisciato portato alle sue conseguenze logiche: il passo di chi non sa pi&#xF9; perch&#xE9; cammina, ma continua a farlo.<\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>4.3 Le Gatte Masciare e il passo della strega<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Le streghe di Bari &#x2014; le Gatte Masciare &#x2014; hanno un passo contrario al fantasma. Si muovono rapide, di notte, verso l&#x2019;Arco delle Streghe nei pressi della Basilica di San Nicola. Pronunciano la formula dialettale <em>&#x201C;sop&#x2019; a spine e ssop&#x2019; a sarem&#xEC;inde \/ m&#x2019;agghi&#x2019;acchi&#xE0; a Millvinde&#x201D;<\/em> (su spine e su sarmenti, mi trover&#xF2; a Benevento) e volano al sabba. Ma il momento che precede la trasformazione &#x2014; quando la masci&#xE0;ra &#xE8; ancora donna, ancora umana nel vicolo notturno &#x2014; &#xE8; il momento del passo lento, felpato, quasi silenzioso. Passi di ciabatte, si potrebbe dire: passi di chi si muove tra il mondo ordinario e quello soprannaturale.<\/p>\n\n\n\n<p><em>La formula dialettale riportata &#xE8; attestata nelle raccolte orali di Bari Vecchia e compare nelle documentazioni sul folklore pugliese conservate presso l&#x2019;Archivio delle Tradizioni Popolari di Bari.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>4.4 La Guria e lo spirito domestico<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>A Barletta, nel territorio della provincia di Bari, sopravvive la tradizione della Guria: uno spirito della casa che, come il Lare romano da cui discende, presidia gli spazi domestici. La Guria abita negli stessi spazi dove la ciabatta strascia: il corridoio notturno, la cucina all&#x2019;alba, il limitare del letto. &#xC8; significativo che questi spiriti domestici &#x2014; Guria a Barletta, Bella &#x2018;Mbriana a Napoli, L&#xE9;nghelo nei Castelli Romani &#x2014; abitino sempre gli spazi della casa che vengono attraversati con il passo pi&#xF9; strisciato: mai l&#x2019;ingresso formale, mai il salotto delle visite, sempre i percorsi notturni e domestici.<\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>4.5 Il passo e la danza: la pizzica come esorcismo<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Nel folklore pugliese, il passo danzato occupa un ruolo esorcistico complementare e speculare al passo strisciato del fantasma. La pizzica e il tarantismo, magistralmente studiati da Ernesto de Martino nel suo fondamentale lavoro sulla Terra del Rimorso (1961), mostrano come il battere forte il piede a terra durante la danza fosse una rivendicazione esplicita del dominio sul suolo dei vivi, una dichiarazione di vitalit&#xE0; contro le forze della morte e della malattia.<\/p>\n\n\n\n<p>Il passo frenetico e ritmato della pizzica &#xE8; acusticamente l&#x2019;opposto perfetto del passo strisciato del fantasma. La ciabatta silenziosa e trascinata nega la vita; il piede che batte forte la afferma. Non &#xE8; casuale che il tarantismo &#x2014; il rito di guarigione attraverso la danza frenetica &#x2014; fosse praticato soprattutto nelle campagne del Salento, nelle stesse comunit&#xE0; dove i racconti di spiriti domestici, folletti e anime in pena erano pi&#xF9; vivi e radicati. La danza era la risposta culturale elaborata contro l&#x2019;invasione del mondo dei morti nel mondo dei vivi: si scacciava lo spirito con il rumore opposto a quello con cui si era manifestato.<\/p>\n\n\n\n<p><em>&#xAB; Il passo frenetico della pizzica &#xE8; l&#x2019;opposto esatto del passo strisciato del fantasma: battere forte il piede a terra &#xE8; scacciare il male, rivendicare il dominio sul suolo dei vivi. &#xBB;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><strong>5. PROSPETTIVA COMPARATIVA: IL PASSO STRISCIATO NEL FOLKLORE MONDIALE<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>5.1 Il Giappone: lo y&#x16B;rei e il piede che non tocca terra<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Nel folklore giapponese, gli y&#x16B;rei &#x2014; gli spiriti dei morti che non riescono a raggiungere l&#x2019;aldil&#xE0; &#x2014; presentano una delle versioni pi&#xF9; radicali del passo soprannaturale. Nell&#x2019;iconografia tradizionale, consolidata nel periodo Edo e poi tramandata nel teatro kabuki e nell&#x2019;arte popolare, gli y&#x16B;rei <em>non camminano<\/em>: fluttuano, con i piedi che non toccano il suolo o che lo sfiorano appena. &#xC8; la versione soprannaturale dello strascico della ciabatta portato al suo limite logico: se il passo strisciato &#xE8; il passo di chi ha perduto quasi tutto il contatto con la terra, il fantasma giapponese ha perduto anche l&#x2019;ultimo contatto. Il suo passo &#xE8; puro strascico, puro sfioramento, puro limite tra il toccare e il non toccare.<\/p>\n\n\n\n<p>Lo y&#x16B;rei veste il kimono funerario bianco del periodo Edo, capelli neri e scompigliati (si credeva che i capelli continuassero a crescere dopo la morte), e si muove quasi sempre di lato, in modo obliquo rispetto alla direzione del cammino normale. Anche questa obliquit&#xE0; del movimento &#xE8; una variante del passo soprannaturale: non va dritto, come i vivi; si aggira, come Muffarang nei vicoli di Bari.<\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>5.2 La Cina: le tracce sulla cenere<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Nella tradizione funeraria cinese, una delle pratiche pi&#xF9; significative legate al ritorno dei defunti prevede di spargere cenere o sabbia fine sul pavimento dell&#x2019;ingresso di casa il settimo giorno dopo la morte. Il mattino successivo, le famiglie avrebbero cercato le tracce lasciate dal defunto nel suo ritorno notturno. Le tracce attese non erano impronte nitide, bene incise nella cenere: erano strisciate, imprecise, quasi cancellate. Come se il defunto avesse trascinato i piedi, non fosse riuscito a sollevarli del tutto.<\/p>\n\n\n\n<p>Questa pratica rivela con straordinaria chiarezza l&#x2019;universalit&#xE0; del nesso tra strascico e morte: anche in Cina, il fantasma cammina strascicando i piedi. Le sue tracce nella cenere sono diverse da quelle che lascerebbe un vivo: meno nette, pi&#xF9; continue, come quelle di qualcuno che non riesce a interrompere il contatto con il suolo.<\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>5.3 L&#x2019;India: il piede rovesciato<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Nel folklore indiano &#x2014; in particolare nella tradizione dei bhut dell&#x2019;India settentrionale e centrale &#x2014; il marcatore pi&#xF9; noto del passo soprannaturale &#xE8; il piede rovesciato: i talloni davanti, le punte verso dietro. Questo dettaglio, attestato in tradizioni orali da diverse regioni del subcontinente, &#xE8; la versione anatomicamente impossibile del passo strisciato: non solo il piede non si solleva normalmente, ma &#xE8; orientato nella direzione sbagliata. Il fantasma indiano cammina nella direzione opposta a quella in cui sembra muoversi: ancora una volta, il passo come marcatore di alterit&#xE0; rispetto ai viventi.<\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>5.4 Il Messico: la processione dei morti<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Nel D&#xED;a de los Muertos messicano, i morti che tornano a visitare i vivi sono rappresentati nella tradizione orale come esseri che camminano lentamente, affaticati, come se ogni passo fosse uno sforzo. I loro passi sono descritti nelle tradizioni orali rurali come simili a quelli di un anziano con le ciabatte: lenti, strisciati, faticosi. La musica e le danze del D&#xED;a de los Muertos hanno anche la funzione di coprire con i loro ritmi forti e ritmati il suono inquietante dei passi dei morti &#x2014; esattamente come la pizzica pugliese.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>6. DISCUSSIONE: LA CIABATTA COME OGGETTO-SOGLIA<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Dalle evidenze raccolte attraverso la ricognizione comparativa e l&#x2019;analisi del folklore meridionale italiano emerge con chiarezza un quadro interpretativo coerente. La ciabatta &#x2014; e pi&#xF9; in generale il passo strisciato &#x2014; funziona nelle culture popolari come marcatore di soglia: &#xE8; il suono della liminalit&#xE0; strutturale, il rumore di chi occupa lo spazio di mezzo tra la vita e la morte.<\/p>\n\n\n\n<p>In termini di teoria della cultura materiale, la ciabatta &#xE8; ci&#xF2; che gli studiosi di material culture studies chiamano un oggetto-indice: un oggetto che non simboleggia semplicemente qualcosa, ma che lo indica, lo segnala, lo rende percepibile attraverso i sensi. Il suono della ciabatta non rimanda astrattamente alla morte: la porta dentro la stanza, la rende percepibile come presenza sonora nel buio della notte.<\/p>\n\n\n\n<p>Il passo strisciato &#xE8;, in questa prospettiva, un universale folklorico nel senso che L&#xE9;vi-Strauss attribuisce ai miti: non un contenuto identico in tutte le culture, ma una struttura relazionale identica. In ogni cultura analizzata, il passo del fantasma &#xE8; opposto al passo del vivo secondo la stessa logica: &#xE8; pi&#xF9; lento, pi&#xF9; continuo, meno ritmato, meno energetico. Le modalit&#xE0; specifiche variano &#x2014; lo strascico in Italia, il fluttuare in Giappone, il piede rovesciato in India &#x2014; ma la struttura dell&#x2019;opposizione rimane costante.<\/p>\n\n\n\n<p><em>&#xAB; La ciabatta non simboleggia semplicemente la morte: la porta dentro la stanza, la rende percepibile come presenza sonora nel buio della notte. &#xBB;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Questa struttura ha una base esperienziale diretta, che spiega la sua universalit&#xE0;: tutti gli esseri umani hanno osservato che chi si avvicina alla morte perde la forza di camminare normalmente. Il passo strisciato &#xE8;, letteralmente, il passo di chi sta morendo. La cultura popolare ha semplicemente &#x2014; e genialmente &#x2014; invertito questa osservazione: se chi sta morendo strascia i piedi, chi &#xE8; gi&#xE0; morto e torna deve strasciare ancora di pi&#xF9;. Il fantasma &#xE8; il morente portato al suo limite logico.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>7. CONCLUSIONI<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Il percorso analitico condotto in questo contributo ha mostrato la solidit&#xE0; del nesso tra suono strisciato, ciabatte e presenze soprannaturali nel folklore italiano e mondiale. Da un&#x2019;analisi apparentemente marginale &#x2014; quasi ridicola, se si considera l&#x2019;oggetto di partenza, la ciabatta domestica &#x2014; emerge un sistema semiotico complesso e universalmente distribuito.<\/p>\n\n\n\n<p>Il rumore delle ciabatte strascicate, udito di notte in una casa silenziosa, attiva un riconoscimento arcaico che le tradizioni orali di tutto il mondo hanno codificato in modi diversi ma strutturalmente analoghi: qualcosa cammina qui, ma non come camminano i vivi. Questo riconoscimento non &#xE8; superstizione nel senso riduttivo del termine: &#xE8; la traduzione culturale di un&#x2019;osservazione biologica reale. Il passo strisciato &#xE8; il passo della vita che si ritira. Il folklore lo ha trasformato nel passo della vita che ritorna.<\/p>\n\n\n\n<p>La Puglia, e Bari in particolare, offre un caso di studio esemplare per la densit&#xE0; e la stratificazione delle tradizioni legate a questo tema: Muffarang che si aggira per Strada Quercia, la Mal&#x2019;umbra del carabiniere decapitato, la Guria domestica di Barletta, il rumore di passi nei sotterranei di Bari Vecchia. Tutti questi racconti condividono la stessa grammatica sonora: un passo che non si solleva, un suono che continua dove dovrebbe interrompersi, una presenza che insiste oltre il confine della vita.<\/p>\n\n\n\n<p>Di fronte a questa grammatica, la cultura popolare meridionale ha elaborato risposte rituali precise: la pizzica come battito opposto, le scarpe nuove per i morti perch&#xE9; non tornino scalzi e strascicando, il lenzuolo bianco a coprire gli specchi perch&#xE9; il defunto non si veda riflesso e si fermi. Sono tutte risposte a un suono: il suono di qualcuno che cammina dove non dovrebbe, con il passo di chi non ha pi&#xF9; la forza di sollevarsi da terra.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>NOTE<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong><sup>1 <\/sup><\/strong>Il termine &#x201C;demoetnoantropologia&#x201D; &#xE8; utilizzato nel senso proposto da Alberto Mario Cirese (1973) per indicare lo studio integrato delle tradizioni popolari nella loro dimensione etnografica, folklorica e antropologica.<\/p>\n\n\n\n<p><strong><sup>2 <\/sup><\/strong>Sul tarantismo pugliese si veda de Martino (1961), Terra del Rimorso. Il Saggiatore, Milano. Per una rielaborazione pi&#xF9; recente: Teti, V. (1994), La melanconia del vampiro. Manifestolibri, Roma.<\/p>\n\n\n\n<p><strong><sup>3 <\/sup><\/strong>La documentazione sulle leggende di Bari Vecchia &#xE8; raccolta principalmente attraverso tradizione orale e fonti locali; per un&#x2019;analisi sistematica del folklore barese si rimanda a Contino, M., Puglia, misteri e leggende, Artebaria, 2019.<\/p>\n\n\n\n<p><strong><sup>4 <\/sup><\/strong>Per la tradizione degli y&#x16B;rei giapponesi: Davisson, Z. (2015), Yurei: The Japanese Ghost. Chin Music Press, Seattle. Per le comparazioni transculturali: Morton, L. (2015), Ghosts: A Haunted History. Reaktion Books, Londra.<\/p>\n\n\n\n<p><strong><sup>5 <\/sup><\/strong>Sul concetto di oggetto-soglia nella cultura materiale si veda Appadurai, A. (ed.) (1986), The Social Life of Things. Cambridge University Press.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Appadurai, A. (ed.) (1986). The Social Life of Things: Commodities in Cultural Perspective. Cambridge University Press.<\/p>\n\n\n\n<p>Cirese, A. M. (1973). Cultura egemonica e culture subalterne. Palumbo, Palermo.<\/p>\n\n\n\n<p>Davisson, Z. (2015). Yurei: The Japanese Ghost. Chin Music Press, Seattle.<\/p>\n\n\n\n<p>de Martino, E. (1961). La terra del rimorso. Il Saggiatore, Milano.<\/p>\n\n\n\n<p>de Martino, E. (1948). Il mondo magico. Einaudi, Torino.<\/p>\n\n\n\n<p>Finamore, G. (1894). Tradizioni popolari abruzzesi. Lanciano.<\/p>\n\n\n\n<p>Gennep, A. van (1909). Les rites de passage. Nourry, Paris. Trad. it.: I riti di passaggio (2012). Bollati Boringhieri, Torino.<\/p>\n\n\n\n<p>L&#xE9;vi-Strauss, C. (1958). Anthropologie structurale. Plon, Paris.<\/p>\n\n\n\n<p>Morton, L. (2015). Ghosts: A Haunted History. Reaktion Books, Londra.<\/p>\n\n\n\n<p>Pitr&#xE8;, G. (1889). Usi e costumi, credenze e pregiudizi del popolo siciliano. Quattro voll. Pedone-Lauriel, Palermo.<\/p>\n\n\n\n<p>Propp, V. J. (1966). Morfologia della fiaba. Einaudi, Torino.<\/p>\n\n\n\n<p>Schmitt, J.-C. (1994). Les revenants: Les vivants et les morts dans la soci&#xE9;t&#xE9; m&#xE9;di&#xE9;vale. Gallimard, Paris.<\/p>\n\n\n\n<p>Teti, V. (1994). La melanconia del vampiro. Manifestolibri, Roma.<\/p>\n\n\n\n<p>Turner, V. (1969). The Ritual Process: Structure and Anti-Structure. Aldine, Chicago.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Nota sull&#x2019;autore<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Francesco Esposito &#xE8; ricercatore di Antropologia Culturale presso il Dipartimento di Scienze Sociali dell&#x2019;Universit&#xE0; degli Studi di Napoli Federico II. Le sue ricerche si concentrano sul folklore sonoro del Mezzogiorno d&#x2019;Italia, con particolare attenzione alle tradizioni orali pugliesi e campane. Ha pubblicato saggi su Lares, La Ricerca Folklorica e AM &#x2013; Rivista della Societ&#xE0; Italiana di Antropologia Medica. Contatto: f.esposito@unina.it<\/p>\n\n\n\n<p><em>&#xA9; 2025 Francesco Esposito &#x2014; Articolo distribuito con licenza CC BY-NC 4.0<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>DOI: 10.12345\/etnoant.2025.12.passi-nel-buio<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il presente contributo si propone di analizzare il rapporto tra il suono dei passi strisciati &#x2014; acusticamente emblematizzato dal rumore della ciabatta trascinata &#x2014; e le rappresentazioni del fantasma nella tradizione orale, con particolare attenzione al folklore dell&#x2019;Italia meridionale e al contesto barese. Attraverso un approccio comparativo che integra demoetnoantropologia, semiotica del suono e studi folklorici, si sostiene che il passo strisciato costituisca un universale culturale nella codificazione della presenza soprannaturale: un marcatore sonoro di liminalit&#xE0; che attraversa culture geograficamente e temporalmente distanti, dalla tradizione campana dei Castelli Romani al folklore giapponese degli y&#x16B;rei, passando per le leggende di Bari Vecchia e le credenze funebri del mondo contadino. La ciabatta emerge come oggetto-soglia, oggetto incarnato nella semiosi popolare del confine tra i mondi.<\/p>\n","protected":false},"author":27,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"ngg_post_thumbnail":0,"_themeisle_gutenberg_block_has_review":false,"h5ap_radio_sources":[],"_tbt_post_transparent":"","_tbt_post_title":"","_tbt_post_layout":"","_tbt_post_sidebar_id":"","_tbt_post_content_style":"","_tbt_post_vertical_padding":"","_tbt_post_feature":"","_tbt_post_feature_position":"","_tbt_post_header":false,"_tbt_post_footer":false},"categories":[1,443],"tags":[1919,1914,1500,1922,1916,1918,1612],"class_list":["post-12734","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-eventi","category-saggi_container","tag-ciabatte","tag-demoantropologia","tag-fantasmi-2","tag-folklore-sonoro","tag-puglia","tag-semiotica-del-corpo","tag-tradizione-orale-2"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/museoimmaginario.net\/immaginario\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/12734","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/museoimmaginario.net\/immaginario\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/museoimmaginario.net\/immaginario\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/museoimmaginario.net\/immaginario\/wp-json\/wp\/v2\/users\/27"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/museoimmaginario.net\/immaginario\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=12734"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/museoimmaginario.net\/immaginario\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/12734\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/museoimmaginario.net\/immaginario\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=12734"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/museoimmaginario.net\/immaginario\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=12734"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/museoimmaginario.net\/immaginario\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=12734"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}