Museo dell'Immaginario Folklorico

Archivio nazionale: Un frammento di storia isolana ... di Maria Antonietta Pinna
Argomento: Saggi
I. 2 Un frammento di storia isolana: “S’archibusada de mastr’Anghelu

 Nel paese di Thiesi1 è ancora diffusa un’espressione sulla cui origine val la pena di interrogarsi: “S’archibusada de mastr’Anghelu” per indicare un’azione compiuta molto alla svelta.
Gli anziani del paese raccontano come si è originato questo modo di dire mettendo in luce un leggendario frammento di storia sarda.
Al tempo dei moti rivoluzionari ispirati da Giovan Maria Angioy, Thiesi era ancora in aperta ribellione contro il governo. Cinque anni prima i thiesini avevano cacciato il feudatario duca Manca. Da allora il paese era stato sottoposto al rigido controllo del comandante di Sassari, il conte di Moriana, timoroso che da Thiesi potesse nascere un movimento rivoluzionario.
I thiesini si erano rifiutati di pagare il tributo, “laor di corte” che ogni anno dovevano versare al re tramite i suoi rappresentanti. Dopo un ripetuto rifiuto, il conte di Moriana per assoggettare il paese mandò da Sassari una spedizione comandata dal cavalier Grondona e composta da più di cinquecento uomini tra soldati e banditi, arruolati per l’occasione con la promessa di amnistie e prebende.
La battaglia durò parecchie ore. Poi i ribelli, in inferiorità numerica si rifugiarono parte in canonica e parte nella chiesa mentre nelle case, dove erano rimaste le donne, i bambini e gli invalidi, arrivava la notizia della ritirata.
Mastr’Angelo, uomo coraggioso che faceva il calzolaio per vivere, sentendo le notizie che arrivavano e non potendo fare niente per via della paralisi che lo costringeva su una sedia, soffriva le pene dell’inferno.
Ad un certo punto chiamò le sue due figlie che stavano a casa insieme a lui e chiese loro di portargli l’archibugio dal punto dell’abitazione dove si trovava appeso.
L’uomo in gioventù, prima che il male lo colpisse, andava a caccia e quindi sapeva sparare piuttosto bene.
Nonostante il lungo tempo trascorso dall’ultima volta che aveva usato il fucile, gli diede una controllata e lo caricò con abilità. Poi chiese alle figlie di condurlo nel punto dove il combattimento fosse più accanito.
A forza di braccia, così come si trovava, sedia e tutto, venne trasportato fino alla chiesa, sopra il campanile. Lì c’erano già dieci accaniti ribelli con le armi in pugno, che rispondevano al fuoco nemico appostati alle finestrelle.
Mastr’Angelo si fece condurre vicino ad una di quelle piccole finestre e senza pensarci troppo prese rapidamente la mira. Sparò e con un solo colpo buttò per terra due soldati.
Quando i nemici videro due dei loro compagni uccisi minacciarono di dar fuoco alla canonica e alla chiesa. Le porte allora furono aperte ed i thiesini si arresero. I dieci combattenti che si trovavano vicino al campanile furono arrestati e trascinati in catene fino alla città di Sassari. Zio2 mastr’Angelo non venne portato via perché era paralitico ma il processo gli venne fatto lo stesso. Fu condannato all’impiccagione.
Il giorno dell’esecuzione, fissata per il 27 febbraio del 1801, i soldati si sono recati a casa sua per arrestarlo e per trascinarlo al patibolo, ma non riuscirono a trovarlo: era sparito. E da quel giorno nessuno l’ha più visto né si è mai saputo che fine abbia fatto.
Da quest’episodio di storia sarda sono nate le sentenze popolari: “Ancu ti pissigat s’archibugiada de mastr’anghelu”, “Spero che ti insegua l’archibugiata di mastr’Angelo” che non è un augurio troppo affettuoso e “Mancu s’archibugiada de mastr’Anghelu”, “Neanche l’archibugiata di mastr’Angelo” che indica un’azione compiuta in modo velocissimo, più in fretta di un colpo di fucile.
Qualcuno narra che l’anima di zio mastr’Angelo sia sempre in giro per la Sardegna, armata e sempre in cerca di baroni tiranni ed oppressori e quando trova qualcuno di questi li toglie immediatamente di mezzo3.
I moti antifeudali dei primi anni del secolo XIX e la sollevazione di Santulussurgiu e di Thiesi, che rappresentano una realtà storica incontrovertibile, furono aggravati dalla fame causata da pestilenze e carestie. Nei centri rurali i poveri morivano per le strade4 mentre il governo, rapace, pretendeva da essi il pagamento dei tributi feudali.
Maria Antonietta Pinna
1 Thiesi è un paese del Logudoro-Mejlogu e sorge in una regione di grande civiltà attestata dalle numerose chiese di età romanica ed aragonese e dalla zona archeologica di notevole interesse. Vedi a tal proposito V. Mossa, L’uomo e il suo spazio, in La provincia di Sassari, ambiente, storia, civiltà, cit., p. 46.
2 In Sardegna il termine non indica necessariamente un grado di parentela, infatti si usa spesso chiamare le persone anziane zio e zia.
3 La leggenda di mastr’Angelo è stata riferita da un’anziano di Thiesi a Nino Fadda insegnante di lettere, tutta in lingua sarda. Ne ho sintetizzato e tradotto il significato. Vedi S’archibusada de mastr’Anghelu di Nino Fadda in Nostra Segnora de Seunis, sos oberaios de su 2002.
4 Vedi a tal proposito G. Doneddu, Il periodo sabaudo, la rivolta antifeudale, in La provincia di Sassari, ambiente, storia e civiltà, cit., p. 113.

Valutazione Articolo

Punteggio Medio: Eccellente (Eccellente) - Voti: 1

Argomenti Correlati

Saggi


_______________
 


Login





Non hai ancora un tuo account? Crealo Qui!. Come utente registrato potrai sfruttare appieno e personalizzare i servizi offerti.
Nodo: Museo immaginario Ultimo inserimento News; 19:07:09 14/08/2016
[ Privacy - Note Legali - Accessibilita' - Credits - Elenco Siti Tematici]

Museo Nazionale Immaginario Folklorico
Via Comunale 2 Piazza al Serchio (LU)
Cell:+393286366966
Responsabile Pubblicazione:Umberto Bertolini Email:info@museoimmaginario.net